L’indifferenza sarà peggio dei pomodori? Azzurri senza gloria

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Senza pomodorata di rito, questo non è un degno rientro dai Mondiali. Le altre volte, dopo eliminazioni altrettanto brucianti, s’era assistito – causa lancio d’ortaggi, appunto – a fantozziane fughe via aereoportuali porticine secondarie. Invece ai deludenti reduci dal Brasile sia a Malpensa che a Fiumicino nessuno ha detto niente. La voluta noncuranza più assoluta, al loro rapido passaggio. Ma l’indifferenza dell’opinione pubblica può essere più disapprovante delle critiche, degl’insulti, perfino delle aggressioni.
Prandelli s’è dimesso, avendo preso atto del fallimento del suo progetto tecnico. Poi l’allenatore ha aggiunto che – una volta firmato nel maggio scorso il prolungamento del suo contratto da c.t. (a un milione e 700 mila euro annui) – la gente l’ha scambiato per un partito politico. Cioè Prandelli stesso sarebbe diventato il facile bersaglio di chi associa i lauti guadagni con corruzione ed evasione dalle tasse: “Io le tasse invece le ho sempre pagate”. Nessun dubbio, tuttavia quei soldi, oggi come oggi, sono troppi.
Ecco. Questa è la distanza – un milione e 700 mila euro, ma anche quanto prende Mazzarri, o, perhè no?, Colantuono – fra un mondo assolutamente sovrastimato come il calcio e la realtà quotidiana. Le persone non c’entrano, è chiaro. Sarà pur sempre stato un po’ così, ma la gente, in tempi di vacche magre, non è più disposta a far finta di niente. Il calcio non pretenda la moglie ubriaca e la botte piena. O si rinuncia, riducendoli, ad ingaggi eticamente fuori luogo, se è vero che quasi tutti gli altri sono chiamati a tirare la cinghia. Oppure le forche caudine delle accuse, pur gratuite, costituiscono un passaggio obbligato, da accettare senza vittimismi.
Non va colpevolizzato, intendiamoci, Prandelli. Che sicuramente non ha rubato nulla quando ha pattuito il suo compenso. E che anzi rinuncia al lauto stipendio, visto che se ne va, almeno lui, in un Paese in cui la dignità di fare un passo indietro viene scambiata per incapacità di stare al mondo. Ma i superemolumenti, nel calcio, sono per tutti. Non solo in Italia, per la verità. Milioni a gogò. E per far che cosa, poi? La casalinga di Voghera annota: il campionato comincia verso Ferragosto e finisce a maggio, dopodiché? Quest’anno i giocatori di serie A si stanno facendo una sessantina di giorni di vacanza.
Bisognerebbe sgonfiare il pallone. Cioè, per esempio, poter vedere una partita senza sentire il telecronista che ti fa passare un gol dal limite dell’area per una prodezza mentre magari dipende da una papera del portiere. Oppure che etichetta un 3-3 come spettacolare solo perché si sono segnate 6 reti. Rivalutare la normalità. Invece sono già all’opera i profeti del mercato dei calciatori, raccontando trattative da mille e una notte, valore del cartellino, ingaggi più bonus, tutto compreso. Lo vuole il business, che esagera ed enfatizza trovando terreno fertile nell’incertezza di un’opinione pubblica ansiosa, in mancanza di meglio, di lasciarsi trascinare. Sky e Mediaset continueranno a cacciare soldi a palate. Cifre che non si riescono più neanche a quantificare, nella loro irrealtà. Strapagare ciò che si vede (l’apparenza), questa è la regola e la parola d’ordine. Vincenti? Per pochi. Perdenti per i più, alla lunga.

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