Padre Antonio Spadaro: i social network chiamano i cristiani a essere testimoni

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Nelle omelie di Papa Francesco a Santa Marta le riflessioni sono poste come semi. Esse diventano “cartine di tornasole” di un ministero al quale il Papa dà una profonda impronta pastorale. Così le racconta padre Antonio Spadaro, gesuita, direttore di Civiltà Cattolica, nel volume “Jorge Mario Bergoglio – Papa Francesco. La verità è un incontro. Omelie da Santa Marta” (Rizzoli 2014, con la Prefazione di Padre Federico Lombardi).
«Queste omelie – racconta al nostro settimanale – rappresentano un momento in cui il pensiero di Papa Francesco e la sua visione della Chiesa vengono espressi in maniera, direi, sorgiva, a contatto con delle persone concrete all’interno di un contesto di preghiera. Per questo sono particolarmente significative: esprimono un pensiero che si sviluppa, un pensiero in uno stato sorgivo che viene vissuto all’interno di un contesto di preghiera, che è il contesto fondamentale all’interno del quale Papa Francesco elabora la sua visione delle cose, riflette sulla Chiesa, prende anche le sue decisioni». Il libro raccoglie le sintesi delle prime 186 omelie che Papa Francesco ha pronunciato ogni mattina alle 7 nella Cappella della Domus Sanctae Marthae durante la celebrazione della Messa di fronte a una cinquantina di persone. Antonio Spadaro messinese, classe 1966, una laurea in filosofia, scrittore e teologo, direttore della rivista Civiltà Cattolica dal 2011, firma anche l’introduzione. Il gesuita da sempre appassionato di letteratura, critica letteraria, arte contemporanea, cinema e nuove tecnologie della comunicazione con il loro impatto sul modo di vivere e ragionare, scrive che per Bergoglio l’omelia è “una cartina di tornasole” dal forte valore simbolico. Le omelie del mattino di Papa Francesco hanno contribuito a rendere ancora più innovativo il Pontificato del Papa “venuto dall’altra parte del mondo” che un anno e tre mesi fa ha cambiato l’immagine della Chiesa.
Nell’introduzione al volume da lei curato, tra le altre cose scrive che “a volte la preziosità di queste omelie supera quella di discorsi più compiuti e formali”. Cosa intende?
«Come dicevo prima chiaramente i discorsi formali, i discorsi compiuti hanno un’importanza specifica che tutti ben conosciamo, però nello stesso tempo tutti sappiamo che il pensiero non nasce già costruito. In ciascuno di noi il pensiero si evolve, si esprime in dialoghi, in conversazioni. Le omelie di Santa Marta nascono da una tensione pastorale, sono omelie, non sono discorsi, quindi contengono al loro interno delle “tensioni pastorali” che sono molto importanti. Papa Francesco ha una dimensione pastorale del suo ministero molto accentuata. Ritengo che queste omelie contengano delle riflessioni che sono come dei semi».
Ha sottolineato che le omelie del Santo Padre hanno un “carattere familiare” e che per Bergoglio l’omelia è “una cartina di tornasole” dal forte valore simbolico. In che senso?
«Hanno una dimensione familiare nel senso che il contesto in cui sono espresse è un contesto di relazioni di una comunità cristiana che prega composta di un numero limitato di persone, non da una grande assemblea. La dimensione della conversazione con questo popolo di Dio, secondo le indicazioni dello stesso Pontefice nell’Evangelii Gaudium, fa comprendere il valore profondo delle Sue parole. Spesso Bergoglio usa anche espressioni, immagini molto forti, molto creative che danno forza e vigore anche all’espressione del Suo pensiero. Il predicatore è una persona chiamata a comunicare la Parola di Dio, quindi naturalmente è un comunicatore. Un’altra immagine che il Papa usa con grande intensità è l’immagine materna: il predicatore è chiamato a creare un ambiente in cui è proprio Dio a parlare con il suo popolo».
Quali sono stati finora gli argomenti più trattati da Papa Francesco durante le sue omelie?
«L’approccio tematico non è uno di quelli che amo particolarmente. Ho scartato l’ipotesi di ordinare queste omelie per temi. Le omelie hanno una cadenza cronologica, seguono il flusso del pensiero del Papa alla luce delle letture di ogni giorno e alla luce del contatto diretto con la gente che Bergoglio ha di fronte. Chiaramente queste omelie contengono quei temi che sono da sempre cari al Papa in modo particolare, sviluppano una sua visione del rapporto tra Dio e il suo popolo, rapporto di misericordia e una visione della Chiesa, la quale, come disse durante l’intervista che mi concesse per Civiltà Cattolica, una Chiesa da intendersi come “ospedale da campo”, in cui la gente ha bisogno innanzitutto di essere salvata».
I social network hanno cambiato alla radice il modo di comunicare e lo stile delle relazioni interpersonali. Che cosa significa questo per il mondo cristiano, è più un rischio o un’opportunità, considerato che il Papa ha detto che “Internet è un dono di Dio”?
«Il Papa ha detto che Internet può contribuire a far crescere relazioni di maggiore solidarietà. Questa solidarietà è un dono di Dio. Se una volta la comunicazione era una pura trasmissione di un contenuto, oggi si comunica condividendo un messaggio. Nel momento in cui non siamo chiamati solo a trasmettere il Vangelo ma a condividerlo all’interno delle reti delle nostre relazioni, comprendiamo come la modalità di trasmissione del Vangelo oggi più adeguata è la testimonianza».
Aveva intervistato il Santo Padre lo scorso agosto, durante il colloquio Bergoglio aveva definito la Chiesa come un ospedale da campo. Quindi “Curare le ferite, curare le ferite… e bisogna cominciare dal basso”. Una frase simbolica e forse anche profetica. Allora erano passati pochi mesi dall’elezione al soglio di Pietro di un Pontefice dal forte impatto mediatico. Quante cose sono cambiate da allora, all’interno e all’esterno della Chiesa?
«Le cose all’interno e all’esterno della Chiesa cambiano in continuazione, perché la Storia è dinamica. Il Papa è una persona che vive all’interno di questi processi, ama aprire processi. È difficile fare l’elenco delle cose che sono cambiate. La cosa che mi sembra importante da dire è che in fondo il Papa con tutta la Chiesa vive il mistero della storia della Salvezza incarnata nell’oggi. Il Papa cerca di essere fedele a ciò che il Signore chiede per la sua Chiesa oggi».

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