Pane e noci: questo arresto non s’ha da fare…

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Dopo il torneo notturno ai videogame, don Biagio è a caccia di una rivincita. Ma è più dura del previsto…Continua il feuilleton Pane e noci di Alessio Mussinelli. L’illustrazione è di Matteo Gubellini.

 

Don Biagio aveva promesso a Santalessandro di scagionare il sindaco, ma l’idea di lasciare il Foresti a bollire dietro le sbarre lo spinse ad attendere qualche ora prima di recarsi in caserma. Voleva godersi lo spettacolo del clamore dell’arresto, annusare la tensione frenetica delle chiacchiere, osservare gli sguardi sbalorditi dei cittadini e, già che c’era, fare la parte della vittima e dell’eroe allo stesso tempo, simulando premura affinché quello spiacevole inconveniente venisse al più presto risolto.
Ben presto don Biagio capì che non avrebbe visto nulla. Pareva che la vicenda non avesse generato reazioni e l’aria di calma che aveva accompagnato le giornate semideserte durante i tornei notturni alla console permaneva sul paese, come la nebbia nelle campagne milanesi.
Insomma, nemmeno una rappresaglia, di quelle piccole, un fiore estirpato dai vasi della chiesa… nemmeno un foglietto di minaccia– twittò il reverendo all’amico telematico Santalessandro.
Beh, non siete contento? Evidentemente il sindaco ha imparato le #buonemaniere.
Suvvia, chi nasce #tondo non muore #quadrato.
Abbi #fiducia nel prossimo tuo
.
Di fiducia però era meglio non riporne, poiché il sindaco Foresti, che era nato tozzo come un plinto di cemento e non aveva cambiato forma, stava meditando una marachella in assoluta calma, perché lasciare il prete sulle spine gli piaceva da morire.
-Non c’è nemmeno un accenno, che ne so, un trafiletto, un titolo piccolo di quelli degli annunci di lavoro. Nemmeno un cenno?- chiese don Biagio a Angelo che sfogliava quotidianamente la stampa locale.
Angelo scosse la testa -Questo arresto non s’ha da fare- citò con la testa immersa nella sezione di critica manzoniana che aveva dovuto risistemare.
-Lo credo anche io, credo ci sia stato lo zampino di qualcuno- e così dicendo uscì.
L’unico che avrebbe potuto tiragli il brutto scherzo di spifferare il suo piano al sindaco era l’operaio del Parodi. Quello che si era sbucciato il ginocchio cadendo dalla bicicletta e che pur sembrando poco sveglio di natura, alla vista di don Biagio capì immediatamente d’essere finito nei guai.
-Don Biagio- salutò con le orecchie abbassate.
-Dall’espressione ho come l’idea tu voglia confessarti-
-E cosa mai dovrei confessare?-
-Che domande… Mica posso suggerirti io i peccati-
Don Biagio, che era uscito in maniche di camicia per il gran caldo, si sbottonò i polsini e arrotolò le maniche.
-Che state facendo?
-Ho caldo, non posso girare le maniche?
-Sì ma lo state facendo con aria minacciosa.
-Hai la coda di paglia?
L’uomo si passò un piede sull’altro com’avesse della polvere da spazzolare via dalla scarpa. Don Biagio in risposta incrociò le braccia, sgranchì le spalle e gonfiò il petto, assumendo la posa statuaria del duce affacciato alla balconata.
-Non ho detto niente a nessuno- si difese l’uomo.
-Cos’avresti dovuto dire?
-Riguardo quella faccenda dei videogiochi, non ho fatto parola a anima viva.
-Lo so benissimo. Ti avevo detto: guai a te se fai la spia, e non mi pare tu sia nei guai.
-Eppure non mi sembrate portatore di buone nuove- osservò l’operario.
I modi pacati del reverendo difatti non avrebbero ingannato nemmeno il bambino più ingenuo. Solo a guardarlo c’era da scommettere che di lì a poco avrebbe mollato un altro scappellotto da svenimento.
-Sono solo venuto a trovarti, ma se ti senti in colpa puoi parlarmene. Sono il tuo confessore, non hai nulla da temere, sono tenuto al segreto-.
L’operaio inarcò le sopracciglia.
-Sarà- sbuffò.
-Dev’essere molto che non vi confessate. Non credete sia giunta l’ora?.
L’uomo capì che non si sarebbe sbarazzato di don Biagio. Né con le buone, né con le cattive, e che a costo di strappargli le parole di bocca con una tenaglia, lo avrebbe fatto cantare.
-Va bene, l’ho confidato solo a mia moglie.
-Perché?
-Perché per colpa vostra ho sbragato i pantaloni e quella voleva sapere com’era successo. Voi una moglie non l’avete, ma vi assicuro che se non le dite la verità se ne accorge e partono le manfrine.
-Non vedo nulla di male. Il matrimonio è anche complicità.
-Sì, ma voi la moglie non l’avete. Vi assicuro che quelle non sono capaci a tener la bocca chiusa un solo istante.
– E a chi potrebbe averlo detto vostra moglie?-.
-Sicuramente l’ha saputo mia suocera, che è amica della zia del sindaco Foresti.
-Dunque?- lo imboccò il reverendo.
-Dunque l’ha saputo il sindaco che s’è messo d’accordo con i carabinieri.
-E…
-E hanno finto l’arresto. Quando ve ne siete andato si sono messi a guardare un film con il vostro nuovo televisore treddì.
Don Biagio soffiò dal naso.
-Bene, per penitenza dite due avemaria, un pater e due gloria
L’uomo annuì.
-… e dite anche le prossime mosse del Foresti.
L’operaio lasciò cadere le spalle. Si era infilato in un brutto bosco a fare la legna.
-Sentite, io di questa faccenda non ne voglio sapere.
-Avete fatto un favore al sindaco, non mi pare corretto negare un aiuto al vostro parroco.

Vuoi leggere le puntate precedenti? Eccole qua.

Primo episodio: L’inaugurazione
Secondo episodio: Cioccolato
Terzo episodio: Grigliata esplosiva
Quarto episodio: Chi la fa…
Quinto episodio:Una zuffa coi baffi
Sesto episodio: Quasi Beautiful
Settimo episodio: Misteri hi-tech
Ottavo episodio: Anonimo bergamasco
Nono episodio: Il mistero del paese deserto
Decimo episodio: Il torneo in notturna

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