San Giovanni XXIII: buon pastore e padre della Chiesa nuova

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Un buon pastore e padre della Chiesa nuova. È questa l’immagine che ha dato l’arcivescovo metropolita di Milano, il cardinale Angelo Scola, durante la messa di ringraziamento per il  grande dono che è stato concesso alla chiesa di Bergamo e in generale a tutta la Chiesa il 27 aprile scorso: la canonizzazione di papa Giovanni XXIII.

Sotto il Monte, «culla dell’Angelino», ieri, martedì 3 giugno, ha respirato ancora aria di santità nel giorno del 51° anniversario della morte di San Giovanni XXII, vedendo la presenza importante, oltre del cardinale Scola e del vescovo Francesco Beschi, anche del cardinale Dionigi Tettamanzi, di numerosi vescovi lombardi, dei vescovi originari di Bergamo e degli 8 preti novelli ordinati sabato 31 maggio.

Un grazie pronunciato insieme ad un gran numero di fedeli riuniti nella chiesa parrocchiale e nella cappella della Pace, dove per l’occasione è stato allestito un maxi schermo.

«Dio continua ad uscire in cerca dei suoi figli per prendersene cura in modo personale e stabile e lo fa insistentemente  suscitando nella Chiesa di Dio dei pastori: papa Roncalli ha fatto splendere per tutto il mondo l’immagine del buon pastore».  Ecco il cuore della canonizzazione di San Giovanni XXIII secondo le parole pronunziate durante l’omelia dal cardinale Scola: l’immedesimazione con Gesù Buon Pastore. Papa Roncalli è stato un punto di partenza e una guida per la Chiesa nuova, incarnando l’idea di pastoralità per cui alla Chiesa deve stare a cuore ogni singolo uomo, non solo quello genericamente inteso. «Se non portiamo il concetto di pastoralità fino a tale punto, si cade nel rischio di consumare questa parola e di non parlare più al cuore dell’uomo» precisa il Cardinale Scola. Papa Giovanni XXIII ha interpretato il suo compito intessendo una relazione tra il buon pastore e il padre, costruendo una rinnovata immagine di pontefice: un pastore del popolo della Chiesa ed un padre attento ai suoi figli, uomini moderni inseriti in contesti non facili, in situazioni di profondo malessere e caos.

Una Chiesa che deve prendere a cuore tutti, specialmente i giovani. «So che Bergamo è una terra di oratori e centri aggregativi – aggiunge il cardinale, ma dove sono questa sera i giovani? Non posso che domandarmelo, guardando chi è qui presente questa sera. È una questione su cui la chiesa deve riflettere».
Umiltà, mansuetudine e pazienza erano le qualità di San Giovanni XXIII: «nei suoi testi citava molto spesso il suo appellativo papa buono, specificando che non era sinonimo di buonismo». Queste sono le caratteristiche che la chiesa deve indossare, ha detto il cardinale, per far sì che diventi una casa aperta, con un Padre che abbraccia e guida i suoi figli.
«La Chiesa deve continuamente porsi nuovi interrogativi – conclude l’Arcivescovo metropolita di Milano -. Papa Roncalli era molto analitico, riflessivo, studioso. Oggi facciamo fatica a metterci in discussione, preferiamo fare molto e poco riflettere. Dovremmo invece chiederci sempre, dov’è Dio?»

Al termine della Messa i vescovi e i fedeli si sono recati al Giardino della Pace, dove è stata recitata una supplica a Papa Roncalli e depositata dai bambini un’intenzione, scritta su una targhetta magnetica. Un anno speciale questo per Sotto il Monte. Un anno speciale per la Chiesa.

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