L’auto? Può essere uno status symbol. Oppure si usa perché serve

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L’altra notte ho fatto un brutto sogno… ho sognato che andavo nel mio box, faccio per entrare in macchina e al posto di guida c’è un tizio che non conosco… dico: “Lei chi è?!” “Come stai? – mi fa lui – Ci svegliamo tardi alla mattina…” “Ci conosciamo?” “Certo! Tu sei Gioele e io Guido.” “Ecco vedi che non ci conosciamo: IO GUIDO! E tu scendi subito dalla MIA macchina” e lui mi fa: “Ma perché?! E il CAR-SHARING?!” “Il car che?” “il CAR-SHARING… hai accettato di condividere la tua automobile, così risparmiamo… in tanti…” “La MIA automobile?! Solo la MIA?!” “No vabbè, oggi la tua, domani la mia…” “Ecco allora incominciamo da domani…” “Eh ma che tipo che sei… siamo un sacco di gente!” Infatti nel sogno incominciano ad arrivare un sacco di altre persone, entrano dappertutto in macchina, anche dai finestrini… “Ciao, sono Allegra!”, “Ciao, sono Felice!”, “Ciao, sono Letizia!”, “Ciao! Sono Fortunato!”, “Piacere, sono Serena!”… Ma possibile che l’unico incazzato qui sia io?!?!

Così il geniale Gioele Dix, nei panni de «l’Automobilista Incazzato» (uno dei suoi personaggi più celebri), cercava di raccontare la traumaticità del car-sharing attraverso gli occhi di un purista dell’auto. Negli anni ’50 e ’60 avere la macchina era uno status symbol, l’emblema del benessere diffuso, il simbolo dell’Italia in pieno boom economico. L’auto è stata da sempre un oggetto di culto, soprattutto in Italia ove la tradizione automobilistica è tra le meglio apprezzate del mondo così come la rivista «QuattroRuote» è un’istituzione del panorama motoristico internazionale.
L’italiano ha sempre avuto il «pallino» per le auto, chi più e chi meno. Basti pensare che l’Italia vanta tra i più alti rapporti «macchina per persona» d’Europa (nel 2009, 606 autovetture ogni 1000 abitanti). Dagli anni ’50 in cui comprare l’auto era equiparato al raggiungimento dello zenith del benessere; oggi possedere l’automobile è quasi essenziale: basti pensare alla dimensione simile ad un rito d’iniziazione che ha assunto l’esame della patente, e  considerare che, tra i regali-premio dell’esame di maturità più gettonati, si annovera la macchina. Gioele Dix rappresenta questa dimensione passionale tra l’automobilista e la sua amata automobile, e il legame inscindibile tra la cosa e colui che la possiede gelosamente. Questa dimensione del possesso dell’auto viene inaspettatamente smontata dall’arrivo di nuovi approcci incentrati non sul «possesso» ma sulla «condivisione».
Ma coma si fa a rinunciare alla propria amata automobile? Non aver più quella sensazione di autonomia che la macchina ti può dare, non aver più una stiva in grado di stipare spese leggendarie del supermercato e carichi mastodontici dell’ikea, non avere più il pervadente odore dell’arbre-magique preferito, non poter più concedersi il piacere di andare a rilassarsi all’autolavaggio… che vita sarebbe senza una PROPRIA macchina? Condividere l’auto sembrerebbe impensabile per l’automobilista modello, eppure negli ultimi anni, il concetto di mobilità sostenibile all’interno delle grandi metropoli è cresciuto esponenzialmente con innumerevoli iniziative diventate poi redditizi business: il Car-Sharing e il Car-Pooling si basano sulla condivisione di mezzi di trasporto privati e rappresentano il nuovo orizzonte della mobilità 2.0. A Milano soprattutto il car-sharing sta conoscendo un discreto successo con diversi servizi vantaggiosi: parcheggiare gratuitamente (o almeno dovunque si riesca a trovare un posteggio a Milano), transito nelle Ztl (EqSharing, E-Vai, GuidaMi), utilizzo di autovetture elettriche (EqSharing, E-Vai), costi di iscrizione al servizio molto contenuti (se non gratuita come per Enjoy), e costi assolutamente vantaggiosi. Grazie alle efficienti applicazioni per smartphone per l’individuazione di una vettura disponibile, la comodità del servizio nella giungla urbana è comprovata e sono ormai molti quelli che decidono di abbandonare i cospicui costi di acquisto (e di mantenimento) di una macchina e preferiscono comunque spostarsi in autonomia scegliendo l’auto piuttosto che l’utilizzo dei mezzi pubblici. Da qualche mese anche a Bergamo c’è il car-sharing (E-Vai), ma attualmente il servizio non è largamente utilizzato da molti… Mentre il car-sharing è ideale per spostarsi in città, il car-pooling è la “nuova” dimensione per il viaggio a medio-lunga percorrenza sebbene assomigli ad una sorta di autostop 2.0: in pratica, un automobilista che si mette in viaggio e che dispone di posti vuoti in auto, può “vendere” su internet i posti liberi in modo tale da abbattere i costi del viaggio spartendoseli con altri viaggiatori che devono intreprendere il medesimo tragitto. Blablacar.it è ormai un sito celebre tra i giovani che per necessità utilizzano il car-pooling poiché si riesce a risparmiare non poco (ad esempio la tratta Milano-Roma verrebbe a costare 30€, costo molto inferiore rispetto al prezzo-medio dei treni ad alta velocità…). Di macchine sulle strade italiane ce ne sono troppe (a fronte soprattutto, mi duole dirlo, di un servizio pubblico su gomma e su rotaia molto carente), ma l’italiano-automobilista-medio sarà capace di rinunciare alla SUA macchina? O meglio, sarebbe capace di CONDIVIDERE (fare sharing) il proprio mezzo con altri?
Car-Sharing Milano: https://enjoy.eni.com/it/milano http://www.atm.it/it/guidami/Pagine/default.aspx http://twistcar.it/car-sharing.php https://www.car2go.com/it/milano/ https://www.e-vai.com/web/evai/home
Car-Pooling: http://www.blablacar.it

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