Le avventure di Perla la Graziella: sguardo sulla città dal sellino della bici

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A volte basta un piccolo passo per cambiare le proprie abitudini, a me è bastato un salto in sella alla mia bicicletta, che ho chiamato Perla la Graziella. L’abbandono passivo ai passaggi in auto alla stazione da parte di mio padre e i viaggi sul treno per Milano per andare in università mi pesavano: stress, noia e la sensazione di bruciare il tempo guardando fuori dai finestrini. Quale miglior terapia di sostituire questi tempi morti con dei bei viaggetti su due ruote? Si dice che andare in bicicletta tenga lontano ansia e depressione, potenzi la capacità di concentrazione e la memoria. Mi sono detta: perché no? Su e giù in primavera, il sole e la brezza mi inebriavano di buon umore. Finiti gli esami della sessione estiva, mentre fuori impazzano i saldi e i temporali, ho deciso di salire ancora in sella e portarvi un po’ a spasso per la nostra città, fra le commissioni di una giornata estiva qualunque, a ritmo rilassato. Si pedala con un ritmo dolce, cercando di sventare l’ennesima doccia dovuta a qualche nuvola birichina (ce ne sono parecchie…), e come vedrete, nonostante inconvenienti e brutto tempo, in bici non si è mai soli… Un sorriso e due chiacchiere con un conoscente o un passante qualsiasi, magari anch’egli ciclista, sono sempre dietro l’angolo… Tutt’altra storia rispetto a individualistici ed estranianti viaggi in automobile. Non c’è dubbio: il mezzo a misura d’uomo e di cittadina, soprattutto di una cittadina quale è Bergamo, di piccole dimensioni, è la bicicletta, capace di offrirci un modo più sano ed economico di muoverci, di relazionarci con ciò che ci circonda e col nostro vivere quotidiano.

CICLOSTAZIONE

È martedì, devo fare delle commissioni e perciò ho stilato un percorso ad hoc per non perdermene nessuna. La partenza non è delle più edificanti: la mia bicicletta simil Graziella detta Perla ha bisogno di essere gonfiata e le salite mi fanno penare. Quindi prima tappa: la ciclostazione. Chissà come se la passano i ragazzi che se ne occupano, sempre pronti a smontare e cambiare pezzi alle nostre compagne di viaggio con abilità e rapidità. Alla vicina della mia bicicletta hanno tolto la ruota posteriore. La stazione è un microcosmo, si possono incontrare esemplari di bici giovani, altri longevi ma ancora arzilli, altri arrugginiti e pieni di acciacchi, e poi… Ci sono gli scheletri… I morti. Se ne trovano parecchi, in ogni dove, in qualsiasi posizione… E’ un vero e proprio cimitero all’aperto, che si nasconde fra i vivi, a volte abbracciati a coppie per infondersi coraggio. Le biciclette che restano intatte, sono le più furbe, se ne stanno alla ciclostazione solo di giorno per poi riparare a casa la notte.
Per le più sfortunate invece, che vengono abbandonate lì da sole, il destino ha spesso in serbo drammatiche mutilazioni. Ne ho contate sette nella zona. Mi guardo ancora attorno e trovo diversi angoli dove poter sistemare il proprio mezzo: attorno alla piazza e davanti all’entrata della stazione dei treni, ancora in ristrutturazione, ci sono degli ampi porta bici in acciaio.

VIA ANGELO MAJ

Percorro viale Papa Giovanni XXIII accanto a una stazione delle BiGi e svolto in via Angelo Maj, ai lati sfrecciano le scuole superiori “Vittorio Emanuele”, “Paolina Secco Suardo” e “Filippo Lussana”, ben servite dai porta bici singoli sul marciapiede alla mia destra. I ragazzi le possono lasciare qui. Ma saranno al sicuro? A me ne avevano rubata una proprio in questa zona. Più avanti lungo la via sulla sinistra c’è un’altra stazione delle BiGi, un ragazzino sale sopra a una e ci gioca, mentre lì accanto una signora sistema la propria bicicletta con seggiolino per andare a fare delle commissioni. La via è costellata da uffici e negozi, sulla destra la scuola d’arte “Andrea Fantoni”. Arrivata in piazza Sant’Anna scorgo finalmente la farmacia. Non ci sono porta bici e allora incateno la mia ad un palo. In piazza c’è anche un banchetto di frutta e verdura, proprio quello che ci voleva! Un giovane in bici cerca di evitare il mio scatto da paparazza.

VIA BORGO PALAZZO

Pedala che ti pedala purtroppo la situazione continua anche in tutta via Borgo Palazzo, non ci sono molti posti dove far sostare le nostre amiche, l’unica alternativa sono i pali ai lati della strada. Le prossime tappe sono: il fioraio del borgo, appena dopo la chiesa sulla sinistra, continuando sulla sinistra il supermercatino per il resto della spesa, l’equo solidale e la biblioteca per restituire il libro preso in prestito. Qui scorgo una bicicletta che si è rintanata all’interno per avere un po’ di compagnia. Anche loro hanno bisogno di affetto e di cura, a volte basta una spolveratina, altre un po’ di cif antiruggine, altre ancora bisogna portarle fuori all’aria aperta. Dopo il ponte sulla sinistra mi fermo alla Caffetteria del borgo, per una necessaria pausa ristoro. Anche qui c’è legata una bici. «A quel palo non manca mai una bicicletta» mi dice la barista Barbara. Più avanti mi attirano i saldi di un negozio di abbigliamento, mentre una ragazza in bicicletta passa con disinvoltura davanti al mio obiettivo.

 VIA TIRABOSCHI – PALEOCAPA – PAGLIA

Sbuco in via Tiraboschi quando un uomo brizzolato sulla sua Graziella nera scivola davanti a un ristorante giapponese, è quasi l’ora di pranzo e viene l’acquolina in bocca. Sulla sinistra più avanti scorgo il fornaio, eccomi. Mancano ancora poche tappe. Una ragazza con tacchi molto alti ha scelto di muoversi anche lei in bicicletta stamane. Le banche mi affiancano fino a Porta Nuova, dove ritrovo dei porta bici, accanto all’ufficio dell’Atb. Meno male dovevo proprio rinnovare il mio carnet di dieci corse per i pullman! Prendo poi per Via Papa Giovanni XXIII e svolto a destra per Via Paleocapa, il tabaccaio e più in là sulla sinistra, ho quasi terminato i soldi sul telefono e mi serve una ricarica, ma posti per la bici non ce ne sono neanche qui, e allora la legherò sotto i portici, al lato opposto della via. Ma dove sono le poste? Svolto ancora a destra per via Paglia, anche qui noto la scarsa disponibilità di porta bici, nemmeno quelli singoli a terra. Le ruote ben gonfie mi rendono più agevole e piacevole la lieve salita, delle signore a piedi mi lasciano passare: un, due, un, due.

 VIA ZAMBONATE – VIA SAN LAZZARO

Mi accorgo che davanti al Coin c’è un grande porta bici molto comodo in acciaio, passano a piedi degli uomini in giacca e cravatta, forse tornano al lavoro. Proseguo lungo via Zambonate, le poste sono sotto i portici del parcheggio a triangolo, sto per arrivareee! Ma… No: in via Lazzaro mi tocca smontare di sella perché ci sono i tornelli a terra, poco dopo dei porta bici appena sopra il canaletto molto pittoresco lungo il quale sembra esserci un’editoria per audiolibri. Bene, lascio passare una signora con l’ombrello, sono quasi giunta alla mia ultima tappa quando mi accorgo che l’unica via per raggiungere le poste sono le scale… Perla la Graziella si impenna come un puledro ed arriviamo, in tempo. Dopo le poste torniamo a casa, rigenerate dall’esperienza e in preda a un leggero solletico: ha cominciato a piovere.

 

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