Un bando che dice molto: in Italia gli artisti vivono d’aria

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In Italia gli artisti campano d’aria. O almeno, così pare pensarla in Ministero dei Beni Culturali, almeno stando al bando choc pubblicato sul sito ufficiale in occasione della manifestazione nazionale “Notti al Museo” e poi ritirato. Già, perché quando il ministro Franceschini qualche mese fa aveva dichiarato che in Italia “con la cultura si mangia”, molti  operatori culturali avevano sperato che dalla zuppa-di-niente degli anni precedenti si potesse passare alla zuppa-del-lavoro-culturale-retribuito. Illusi.

Ma andiamo per ordine. C’è una manifestazione culturale nazionale, “Notti al Museo”, che prevede momenti di intrattenimento artistico nei musei ogni venerdì del mese a partire dal 1 luglio 2014. Un’iniziativa ammirevole. Per l’intrattenimento quindi si cercano artisti, associazioni culturali o complessi che si rendano disponibili. E qui viene il bello: perché la disponibilità richiesta non è retribuita. Anzi, peggio: oltre a dover lavorare “a titolo gratuito in favore del Ministero”, nel bando si richiedeva che gli artisti fossero in possesso “di adeguata polizza assicurativa dir responsabilità civile per danni a persone o cose” e che si impegnassero a “osservare tutte le norme che disciplinano la realizzazione di eventi, attività culturali, spettacoli da svolgersi in luogo pubblico e/o aperto al pubblico”. Detto in altre parole: assicurazione e onerose spese Siae a carico dell’artista. Per semplificare ulteriormente: bisognava pagare per lavorare gratis.

Il passato è d’obbligo perché, a seguito delle proteste montate dai lavoratori in campo artistico grazie alla lettere amareggiata di un giovane violoncellista, il bando è stato tolto dal sito del Ministero. Se sia stato anche effettivamente annullato, non è dato di saperlo. Un’ammissione di colpa? Forse, ma certamente sia il bando sia la revoca rappresentano una figuraccia non da poco per il Ministero, che – almeno lui – la cultura dovrebbe tutelarla, non sfruttarla.

Che l’arte e la cultura in Italia siano sottovalutate, è ormai cosa risaputa. Le difficoltà in questi ambiti sono sotto gli occhi di tutti, perché il lavoro di “artista” non è considerato un lavoro vero e proprio e si fa sempre molta fatica a farsi pagare per le proprie prestazioni, al punto che qualche tempo fa era diventata virale la campagna #coglioneNo,  che partiva dalla domanda “Lo diresti al tuo idraulico/giardiniere/antennista?” per sensibilizzare sulla svalutazione delle professionalità culturali. Era un campanello d’allarme che, tuttavia, il Ministero pare non avere colto.

E dopo tanti proclami, il bando per “Notti al museo” ha tutto il sapore di un’ennesima, grande beffa. Il fatto che ad avvallare lo sfruttamento di queste professionalità – nel Paese che si fregia del titolo di paese dell’arte e della cultura – sia lo stesso Ministero dei Beni Culturali crea rabbia, frustrazione e delusione. “Con che coraggio?”, è la domanda amareggiata che ricorre in queste ore.

Anche perché proprio chi lavora in campo culturale sa che sarebbe bastato davvero poco: una campagna di fundraising per raccogliere fondi, la ricerca di sponsor da abbinare a ciascun artista, una richiesta di partecipazione attiva ai cittadini per sostenere insieme il patrimonio italiano più prezioso, l’arte e la creatività. O, ancora, guardare alle possibilità di finanziamento europeo in campo culturale. Le strade potevano essere molte, ma è stata scelta quella più comoda (per qualcuno) e più umiliante (per qualcun altro). E forse è questo che genera tanta rabbia.

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