Belletti: non lasciamo la famiglia sola di fronte alle sue fragilità

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«Aver fissato due Sinodi sulla famiglia (il prossimo, straordinario, nel 2014, e quello generale del 2015) è certamente un’occasione provvidenziale per la Chiesa, per riscoprire la famiglia come Chiesa domestica, e per affrontare con forza rinnovata le sfide della contemporaneità. Se pensiamo che l’ultimo Sinodo sulla famiglia, nel 1980, ha generato la Familiaris consortio (1981), la Carta dei diritti della famiglia (1993), La Lettera alle famiglie (1994) e le Giornate Mondiali delle Famiglie, diventa chiaro che saranno grandi le opportunità che potranno essere generate da questa occasione di riflessione». Francesco Belletti, Presidente del Forum delle associazioni familiari commenta così l’arrivo del Sinodo straordinario sulla famiglia convocato dal Santo Padre per il prossimo ottobre, alla luce del recente Instrumentum Laboris predisposto dal Sinodo dei Vescovi. «La specifica attenzione al tema delle convivenze – precisa Belletti -, spesso “ad experimentum” (senza alcun matrimonio né canonico né civile e senza alcuna registrazione), implica anche una riscoperta della dimensione vocazionale del sacramento del matrimonio – sacramento che rende “eterno” l’amore tra l’uomo e la donna, nell’alleanza con Dio – e genera un compito missionario e di testimonianza per ogni famiglia cristiana. In altre parole, nel Terzo millennio, anche attraverso questi sinodi e il magistero di Papa Francesco, potrebbe innescarsi una nuova responsabilità missionaria laicale, per le famiglie cristiane, proprio in quanto famiglie».

Alla fine dello scorso maggio la Camera dei deputati ha approvato il “divorzio breve”, testo che accorcia i tempi di attesa per sciogliere il vincolo matrimoniale. Ora quel testo è stato da poco assegnato alla Commissione Giustizia del Senato. Monsignor Galantino ha sottolineato che questa legge non rappresenta “una conquista”. E’ d’accordo con la riflessione del Segretario Generale della Cei?
«Assolutamente d’accordo, perché di fronte alla separazione non si tratta di renderla più facile, ma prima di tutto si tratta di accompagnare la coppia con un sostegno socio-relazionale. Noi come Forum delle associazioni familiari più che discutere sui tempi abbiamo chiesto di riempire di contenuti questo tempo, con servizi di mediazione, con la costruzione di un “progetto educativo” condiviso tra i coniugi, scritto e condiviso. Insomma, ci interessa che si riscopra che il legame di coppia e la tenuta dei matrimoni è un bene e un valore per la società tutta, e che la coppia ha diritto, oltre che responsabilità, di essere sostenuta, sia nelle crisi, magari per non decidere la separazione, sia nella separazione, per renderla più rispettosa delle vite future dei coniugi e dei figli eventualmente coinvolti. Altro che velocità e facilità e semplificazione… quella è la logica del “modello Las Vegas”, dove la relazione di coppia è privatizzata al massimo. Insomma, ci interessa un sistema sociale che non lascia la coppia da sola davanti alle sue fragilità: sola, che non vuol dire più libera, ma vuol dire abbandonata a se stessa. Esistono del resto diverse esperienze, soprattutto in ambito pastorale, che dimostrano che lavorando su coppie in grave crisi, spesso già decise ala separazione, è possibile favorire la riconciliazione. Così è nei percorsi di Retrouvaille, così è nei progetti della Casa della Tenerezza di Perugia, dove la percentuale di coppie che evitano la separazione, quando accompagnate, è tra il 60 e il 70% dei casi trattati».

Sono stati diffusi i dati Istat su “Separazioni e divorzi in Italia – Anno 2012” nei quali risulta che le separazioni hanno sfiorato quota 90 mila. Che segnale offrono questi dati?
«Novantamila coppie che si separano in un anno (insieme a oltre 50.000 coppie che divorziano), rispetto ad un numero di matrimoni in costante calo (di poco superiori ai 200.000 l’anno scorso) confermano lo stato di fragilità delle relazioni di coppia. Ancora più drammatico è il dato per cui le separazioni avvengono non solo entro i primi dieci anni di vita del matrimonio, ma spesso si verificano entro vent’anni, e non marginalmente anche dopo i 25 anni di vita insieme, quando ragionevolmente si potrebbe ipotizzare che nella coppia “il più è fatto”. Questa perdurante fragilità del legame di coppia dovrebbe preoccupare molto di quanto non succeda oggi i servizi socio-sanitari, e esige, dal nostro punto di vista, maggior sostegno e interventi preventivi. Non basta aiutare le coppie a separarsi bene, occorre aiutarle a non separarsi, laddove possibile».

Sì a matrimoni gay, ai sacramenti per i divorziati risposati e ai metodi contraccettivi. Sono le prime risposte al questionario sulla famiglia voluto da Papa Francesco arrivate in Vaticano da cattolici di Germania, Francia, Belgio, Austria, Svizzera e Giappone. Cosa ne pensa?
«Credo che questi “sì” siano da un lato semplificazioni giornalistiche, dall’altro l’espressione di un desiderio diffuso di poter parlare liberamente di temi così controversi. Non credo che contrapposizioni tra Chiese nazionali progressiste e Chiese nazionali conservatrici sia un codice interpretativo adeguato. Questo Sinodo, anche grazie al questionario preparatorio, sarà un grande momento di parresia, di libertà di parola, nella Chiesa, e di presa di consapevolezza delle grandi sfide dell’umano oggi. Ma da qui a dire che il matrimonio – e la sua qualità sacramentale – possa fare a meno della radicale differenza sessuale che è “immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina li creò…”, mi pare francamente poco credibile. Anche sul valore della vita, rispetto al nodo dei metodi contraccettivi, probabilmente nel Sinodo ci si dovrà confrontare molto di più con i rischi della clonazione, dell’eutanasia, del figlio ”costruito in laboratorio”, e magari eliminato perché “difettoso”».

“Non finire la giornata nella quale avete litigato senza fare la pace”, ha suggerito il Pontefice agli sposi durante l’udienza generale del venerdì dello scorso aprile, aggiungendo che “non è necessario chiamare le Nazioni Unite per questo. Basta una carezza, questa è la vita. Bisogna portarla avanti così, con coraggio. È una cosa bellissima la vita matrimoniale. E aiuta tanto ricordare le tre parole magiche che si devono dire sempre: permesso, grazie, scusa”. Ha ragione il Santo Padre?
«La vocazione coniugale e la vita familiare sono prima di tutto la santificazione della vita quotidiana, la valorizzazione di ogni istante, anche il più semplice e il più banale. Le parole di Papa Francesco ricordano a tutti che in famiglia si diventa santi apparecchiando la tavola, amando le notti insonni per i propri figli, sapendo accogliere l’altro nei suoi difetti, con le parole semplici e grandi della gratuità. Per questo è proprio vero che “permesso, grazie e scusa” sono decisive, per fare della famiglia una piccola Chiesa: cioè luogo dell’amore e del dono reciproco. Esperienza profondamente umana, per tutti, anche prima di una professione di fede».

La Tasi, la nuova tassa sulle abitazioni manca di qualsiasi forma di tutela verso le famiglie numerose al contrario dell’Imu che prevedeva una detrazione di 50 euro per ciascun figlio residente. Che cosa può fare al riguardo il Forum delle associazioni familiari?
«La vertenza fiscale sulla famiglia è ormai decisiva, in un Paese che maltratta chi investe sui figli. Questo è necessario a livello nazionale (fisco a misura di famiglia, detrazioni dei costi per i figli, ecc.) ma anche a livello regionale e locale si può e si deve fare di più. Tassare poi la casa – soprattutto la residenza delle famiglie – rischia di impoverire ulteriormente famiglie già duramente provate, economicamente, dalla crisi. Serve un colpo d’ala, da parte di sindaci, presidenti di regione, parlamentari nazionali e governo, per mettere il sostegno alla famiglia non tra le solite azioni assistenziali, ma tra le misure prioritarie di sviluppo e per la ripresa. Ripartire dalla famiglia, insomma, per far ripartire il Paese. Si può, si deve».

“Le comunità cristiane possono cogliere l’opportunità di essere presenti in rete “per favorire la cultura dell’incontro” ha dichiarato Don Sciortino durante il convegno Chiesa e Internet organizzato dal settimanale on line santalessandro.org. È quindi possibile evangelizzare attraverso il web?
«Don Sciortino – e Famiglia Cristiana – prosegue il carisma paolino, grande comunicatore ed evangelizzatore. Certamente oggi San Paolo starebbe su Twitter e su Facebook, e alcune delle sue lettere sarebbero state messe, con un breve video, anche su YouTube… la Chiesa non ha mai avuto paura dei mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi – il primo libro ad essere stampato è stata la Bibbia! – e quindi non c’è dubbio che evangelizzare esiga una presenza anche sul web. Certo, la relazione tra persone, lo sguardo faccia a faccia, l’abbraccio fisico, Papa Francesco direbbe ”sentire l’odore delle pecore” è assolutamente fondamentale e decisivo, per la relazione tra persone. Quindi nessuna paura, ma anche nessuna sottovalutazione dei rischi di sistemi comunicativi che possono anche essere un “diaframma”, più o meno intenzionale, a relazioni reali. Spesso poi la rete esaspera rischi delle “relazioni reali”: ad esempio, la chiusura di singoli gruppi o famiglie diventa ancora più grave su internet, dove ci si illude di parlare con tutti, e magari si è in contatto solo con chi “è d’accordo con me”. In positivo, invece, sentire e vedere su Skype mio figlio, all’estero per un Erasmus, ha un valore di relazione molto potente. Lo Spirito soffia dove vuole… anche su Internet!».

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