E’ morto Giorgio Faletti. Dal “Signor tenente” ai thriller milionari

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Sono passati tanti anni da quando l’avevamo incontrato a Selvino, dopo uno dei suoi sempre affollati spettacoli di musica e cabaret. Giorgio Faletti gentile, alla mano, diretto, ci aveva concesso volentieri una chiacchierata. E ci aveva detto, già allora, che il teatro, il cabaret, la canzone non sarebbero stati per sempre la sua vita. Poco dopo, nel 2002, era uscito il suo primo romanzo “Io uccido”.

Quando questa mattina su Twitter è scoppiata sulla timeline la notizia della sua morte, a 63 anni, per una malattia che solo da qualche mese aveva scoperto di avere, molti hanno detto di lui “ha vissuto molte vite in una”, qualcun altro ha commentato “ha usato tutti i suoi talenti”. E ci sembra una definizione giusta.
Molti lo ricordano come il cabarettista di fama che divertiva il pubblico a “Drive in”, e poi a “Fantastico”. Ma lo appassionava la musica, e la sua canzone forte “Signor Tenente”, ispirata alla strage di Capaci e via d’Amelio, premio della critica a Sanremo nel 1994, è rimasta nel cuore e nelle orecchie di molte persone. Forse però è stata la sua anima di scrittore popolare a fare breccia più di tutto il resto, quando il suo primo thriller, “Io uccido”, ha venduto oltre 4 milioni di copie. Nel 2004 il secondo lavoro narrativo “Niente di vero tranne gli occhi”, che fino ad oggi ha già venduto tre milioni e mezzo. Non a caso, i suoi fan scrivono oggi di lui “ha avvicinato ai libri molti che prima non leggevano”. Gli piaceva incontrare i suoi lettori, parlare con loro. L’anno scorso era passato anche al Festival Presente Prossimo a Treviglio.  Sicuramente è con dolore che aveva scritto nei mesi scorsi sulla sua pagina ufficiale una sorta di messaggio di congedo: «Cari amici purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia. Ho dovuto a malincuore rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo. Mi piange davvero il cuore perché incontrare degli amici come voi è ogni volta un piccolo prodigio che si ripete e che ogni volta mi inorgoglisce e mi commuove. Un abbraccio di cuore. Giorgio». In passato ha scritto “Cerca di essere te stesso e non la tua ombra, altrimenti te ne andrai senza sapere che cos’è la vita”: lui ha tenuto fede a questo impegno, e così lo ricordiamo. Con la sua canzone.

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