Comunità cristiana, continuità, appartenenza. Quello che insegna il “caso” di Bossico

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Sono, per qualche giorno, a Sovere. Ho assistito, diciamo così, in diretta a un evento che qui ha il sapore di una piccola rivoluzione e che può significato importante anche per il resto della Chiesa di Bergamo. Sovere è provincia e diocesi di Bergamo. Sopra Sovere, a sei chilometri, sullo splendido altopiano, si trova Bossico: provincia di Bergamo, ma diocesi di Brescia. La diocesi di Brescia riprende a Lovere, sei chilometri più giù rispetto a Sovere, sul lago d’Iseo.

IL PARROCO SE NE VA

Nei giorni scorsi il parroco di Bossico è stato trasferito e Bossico è rimasto senza parroco. La diocesi di Brescia – come quella di Bergamo – sta puntando, anche per necessità: i preti mancano pare più a Brescia che a Bergamo, sulle “unità pastorali“, cioè su gruppi di parrocchie servite da una equipe di preti che lavorano insieme. Per rispettare i confini della diocesi Bossico avrebbe dovuto essere unito a Lovere, dal quale però dista una buona dozzina di chilometri. Mentre dista appena sei chilometri da Sovere, al quale è già unito da altri legami, come le scuole medie per i ragazzi dei due comuni. Da qui la decisione: Bossico dovrebbe restare alla diocesi di Brescia, ma la pastorale della parrocchia sarà affidata ai preti della parrocchia di Sovere. Questione di buon senso, in fondo.

UN ANNOSO PROBLEMA: LE DIOCESI E I LORO CONFINI

Facile, però, che nascano alcuni problemi. Uno, che non nasce adesso ma che è sempre esistito da quando esiste l’Italia unita. Nel nostro paese ci sono 226 diocesi, più del doppio delle province, che sono 110. In passato si è ipotizzato più volte di far coincidere i confini delle diocesi con quelli delle province. Il progetto, però, non è mai stato realizzato. Adesso rischia di perdere quelle poche possibilità di essere ripreso anche per le riforme del governo Renzi.
Ma oltre al numero delle province esiste il problema dei confini anche quando le province coincidono sostanzialmente con la diocesi. È il caso di Bergamo. Molti centri abitati hanno la doppia appartenenza. Il caso più vistoso e è quello di Treviglio, provincia di Bergamo, diocesi di Milano. Ma diversi altri paesi si trovano in situazioni analoghe, come Lovere e Bossico. Che il caso sia complicato lo dimostra il fatto che il comunicato pubblicato in questi giorni dalle due diocesi annuncia che Bossico “dovrebbe” restare alla diocesi di Brescia, ma che la cura pastorale di Bossico verrà affidata (qui senza condizionale) ai preti di Sovere.

IL PRETE “BANDIERA” E IL DIFFICILE TRAPASSO

Un altro problema, più complicato e più difficile, si porrà anche qui, come si è posto altrove. Il paese che rimane senza prete accetta con fatica di essere semplicemente affidato alla cura dei preti che vivono abitualmente in un altro paese. La figura ecclesiastica è di fatto la bandiera di un piccolo centro che avverte il bisogno di figure di riferimento e che si sente meno paese quando ne viene privato. In altre parole, il problema è di cultura. E problemi così non si risolvono con dei cambiamenti di personale.

I LAICI E LA CONTINUITÀ

Di fronte a questi prevedibilissimi disagi nasce un rimpianto. Se le nostre parrocchie fossero un po’ più comunità, se ci fossero, ben presenti e ben coscienti dei loro doveri, dei laici che facessero da tramite, come questi cambiamenti sarebbero meno, molto meno traumatici! Perché ormai appare in maniera evidente una verità semplicissima. Non si deve dimenticare, infatti, che anche a Bergamo un parroco resta in carica nove anni, poi viene trasferito. Quindi la continuità – a Bossico, certamente, ma non solo – di una comunità cristiana non sarà più assicurata dai preti, ma dai laici. Perché i laici – molti di loro almeno – restano mentre i preti cambiano.

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