La crisi colpisce il cibo: mangiamo meno, mangiamo peggio

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La foto dell’Istat sui consumi delle famiglie italiane nel 2013 è impietosa, e l’intoccabile non è più tale. L’Italia, il Paese con il culto del cibo, dell’arte culinaria griffata, dell’attenzione nutrizionale, sta perdendo colpi, qualcosa sta cambiando. La crisi erode anche questo baluardo culturale, forse il più resistente del nostro Paese, mutando progressivamente le abitudini delle famiglie.
I dati statistici parlano di una leggera diminuzione della spesa media alimentare per nucleo familiare, segnalando nel dettaglio una sensibile diminuzione del consumo di carne e la crescente messa in atto di strategie di risparmio, soprattutto il ricorso agli hard discount. Insomma, si riduce la quantità, ma anche la qualità del cibo che decidiamo di acquistare. Che cambiamento per la mentalità delle famiglie italiane! 
Non si tratta di registrare una semplice “stretta di cinghia” in tempi economicamente difficili per tanti, forse siamo di fronte ad un segnale più inquietante, al fatto che un’altra caratteristica di costume del Bel Paese si sta appannando, col rischio di snaturarsi. L’italiano medio costretto ad adattarsi a questi tempi critici, a diminuire la sua tradizionale (quasi sacra) attenzione a come si nutre, forse sarà un italiano più triste, più disorientato, meno fiducioso nel futuro. Un motivo in più perché l’Italia, “il Paese del cibo”, faccia di tutto per superare al più presto questa crisi.

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