I bambini che piangono e muoiono. In margine alla guerra di Gaza

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Cara suor Chiara, il Papa, domenica scorsa ha citato i bambini vittime delle violenze in Medio Oriente. A lei donna e suora che cosa suggeriscono questi piccoli, immagine bella del discepolo del Regno, ma oggi così spesso così violentemente violentati? Grazie.

Adriana

 

Più volte, cara Adriana, Gesù addita i piccoli quali modelli ed esempio del discepolo che, nell’accogliere il Regno, è invitato ad assumerne le caratteristiche peculiari. Non che il bambino sia, in se stesso, il prototipo di docilità evangelica! Sappiamo bene tutti, per esperienza diretta, quanto i bimbi siano un “concentrato” di egocentrismo e di egoismo! Ciò che, al contrario, fa di un bimbo l’esempio di colui che accoglie il mistero del Regno è la sua innata e spontanea capacità di fidarsi e di affidarsi. Chi, infatti, meglio di un bambino bisognoso di tutto, sa consegnarsi fiducioso all’adulto? E chi, più di lui, può divenire vittima inerme di violenze, abusi di ogni genere a causa dell’egoismo degli adulti? In ogni parte del mondo sono molteplici, purtroppo, le forme di violenza subite dai piccoli: le assurde guerre dei grandi, la miseria, le povertà morali e relazionali, il consumismo, le fragilità delle famiglie, gli abusi, ecc.

GESÙ E I BAMBINI

Gesù restituisce dignità al bambino di ogni tempo e di ogni cultura e lo indica quale esempio di discepolato e di conversione evangelica: «Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo ai discepoli e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”» (Mt 18, 2-4). La figura del bambino è molto cara anche alla tradizione biblica: l’Antico Testamento, infatti, paragona il popolo di Israele a un bimbo sul quale Yahvè non esita a chinarsi per dargli da mangiare, innalzandolo poi sino alla sua guancia e tenendolo per mano per insegnandogli a camminare (cfr. Os 11, 1-4). L’immagine è colma di tenerezza e di sollecitudine materna. Anche il salmo 130 così prega: «Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia». Sostare a osservare un bimbo in braccio ai propri genitori può essere un momento di grazia per tutti poiché ci sollecita a recuperare la necessità di crescere nella confidenza e nell’abbandono nei confronti di Dio e dei nostri fratelli.

LE LACRIME DEI BAMBINI

In ogni bambino, oggi, Dio rivela la sua grandezza e la sua umiltà; grazie all’evento dell’Incarnazione, Egli continua ancora a divenire, per amore nostro, infinitamente piccolo e indifeso, proprio come un bimbo in balìa di sofferenze assurde e innocenti. Non temiamo, perciò, di guardare quelle lacrime che rigano il volto dei più piccoli! Non lasciamole scorrere invano! Il pianto innocente tocchi la nostra carne e laceri i nostri cuori, inquietandoci! Solo così diverremo, cara Adriana, un poco più umani, disponibili a portare nel cuore e nella preghiera le ferite dolorose di tutti gli innocenti e a rispettare ed amare, per amore di Dio, tutti coloro che, accanto a noi, sono piccoli, poveri e indifesi.

 

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