L’estate da incubo degli juventini. C’è poco da stare Allegri?

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Gli juventini – altrimenti detti “i gobbi” dai tifosi delle altre squadre – stanno vivendo un’estate d’incubo. Ma – i 102 punti del fresco record lì da contare – non erano, solo 50 giorni fa, i padroni del calcio italiano? Invece l’improvviso pur se non poi così sorprendente abbandono di mister Conte, insospettabile ideologo bianconero di professione, li ha lasciati precipitare in uno stato di cupa prostrazione. E mica è finita. Poveracci, loro comprano Morata – bomber del Real Madrid offuscato in patria dai vari Ronaldo e Benzema – e che succede? Che al primo scontro in allenamento il giovanotto di belle speranze si rompe. Insomma allo juventino doc date un pizzicotto: non è vero niente, però la prossima volta mangia e bevi poco, prima d’andare a dormire. Inutile, questa è la triste verità, altro che indigestione!

La mossa di Conte è stata logica. Tuttavia ancora più logica se compiuta con i baci e gli abbracci dello scudetto trionfalmente appena conquistato. Fatta ora, va approfondita. Per esempio, nel frattempo la Nazionale ha fatto flop. E il tecnico, in epoca non sospetta, disse: “Se devo andar via dalla Juve per fine percorso, mi piacerebbe un’altra squadra da ricostruire”.

La facciamo un po’ di dietrologia? Il calcio italiano può permettersi un’altra stagione come le ultime due o tre, con una formazione che vince sempre e dà 20 punti alla seconda? Ragazzi, che noia! Con i telecronisti del pagatore unico e insostituibile Sky che si lamentano perché troppe partite sono virtuali.

Sicché, se la Juve entra nell’ordine d’idee di far un passo indietro, i vari tasselli vanno al posto giusto. In luogo di Conte, ingaggiato Allegri e così il Milan, che l’aveva esonerato, risparmia un sacco di soldi. Non stupitevi, a quei livelli una mano lava l’altra. Iturbe, l’argentino esploso nel Verona che in maglia bianconera avrebbe forse chiuso la partita (Conte la pensava così), se l’aggiudica inaspettatamente la Roma. Proprio la Roma, cioè la rivale dichiarata. E avere e non avere un giocatore simile, soprattutto per le caratteristiche tecniche, può fare la differenza, perfino capovolgendo un rapporto di forze che era fuori discussione. Per chiudere il cerchio non ci resta che aspettare chi sarà il nuovo c.t. degli azzurri.

Se questo è un discorso da bar, lo dirà il campo. Comunque l’ipotetico scenario descritto si cala nel panorama spoglio di un calcio nostrano in evidenti crisi tecnica ed economica e senza presidente federale. Una soluzione ad un campionato sottoposto alla spietata concorrenza di Liga e Premier League, che rischia di perdere competitività e interesse, le grandi società devono pur trovarla. Così come è d’obbligo restituire alla Nazionale il prestigio di cui ha sempre goduto in campo internazionale.

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