Le folle affamate e la strabocchevole generosità di Gesù. Eucarestia e moltiplicazione dei pani

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In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati (Vedi Vangel0 di Matteo 14, 13-21. Per leggere i testi liturgici della diciottesima domenica del tempo ordinario clicca qui)

Gesù moltiplica i pani per sfamare una folle enorme. Si tratta di un miracolo grandioso che si trova però a una “svolta” decisiva della vicenda di Gesù: dopo la moltiplicazione dei pani, infatti, scoppia una “crisi” e molti dei suoi seguaci lo abbandonano.

LA COMPASSIONE DI GESÙ

Siamo ancora nella fase iniziale della attività pubblica di Gesù, il cosiddetto “ministero galilaico” perché ha luogo, prevalentemente, in Galilea. In questa fase molta gente segue Gesù. E’ la folla di fronte alla quale – dice il testo – egli prova compassione. È probabile che l’evangelista si ricordi del libro dell’Esodo dove Dio dice: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti». Non si tratta di semplice emozione, ma di apertura, di dedizione verso chi è nella miseria e nel bisogno. Per questo Gesù, come avverrà più volte, soprattutto nel vangelo di Marco, guarisce i malati. È come la premessa che vuole mostrare la sua grande condiscendenza verso le sofferenze umane. Il miracolo della moltiplicazione dei pani nasce dalla stessa apertura di cuore: Gesù che si commuove e che guarisce è colui che dà da mangiare a tutti, con regale abbondanza.

UN PASTO STRABOCCHEVOLE RICORDANDO L’EUCARESTIA

L’evento avviene “sul far della sera” esattamente coma all’ultima Cena. Il racconto della moltiplicazione dei pani è pieno di accenni eucaristici. E’ come se i discepoli, riprendendo in mano il racconto dei pani, lo vedessero attraverso il filtro della liturgia che essi celebravano a ricordo di quello che il loro Maestro aveva ordinato loro di fare. Gesù dà inizio al miracolo ordinando alla gente di sedersi sull’erba. Il verbo usato è lo stesso che viene impiegato per indicare il sedersi a tavola, durante l’ultima cena. E i gesti della moltiplicazione – «prese… alzati gli occhi… spezzò…» – sono gli stessi che descrivono l’istituzione dell’Eucarestia.
Tutto il racconto è all’insegna dello straordinariamente abbondante: migliaia di persone vengono sfamate e vengono riempite dodici ceste di pezzi avanzati. L’abbondanza è una delle caratteristiche degli ultimi tempi dei quali parlano i testi profetici. È come se il racconto volesse dire: ecco i tempi ultimi, definitivi sono arrivati. Sia la prima lettura che il vangelo parlano del cibo che Dio dona gratuitamente. Il cibo dato da Dio è comunque allusione a tutto ciò che Dio dona ai suoi, segno del suo amore senza limiti: di questo parla la seconda lettura, capitolo 8 della lettera ai Romani.

ABBONDANZA

Un tratto caratteristico di questo racconto è l’abbondanza, dunque. Pochi pani, pochi pesci sfamano migliaia di persone e dodici cesti di avanzi vengono portati via. In molti altri modi Gesù parla dell’abbondanza che caratterizza l’arrivo del Regno. Pochi grani gettati in terra producono, nonostante le difficoltà, chi il trenta, chi il sessanta, chi il cento per uno. Un piccolo granello di senapa fa nascere una pianta enorme. Un debitore si vede condonato un debito pari a 100 milioni di giornate lavorative (10.000 talenti); dei lavoratori che arrivano all’ultima ora si vedono ricompensati con la stessa generosità di coloro che hanno lavorato per tutta la giornata.
Anche nel racconto della moltiplicazione dei pani trionfa l’abbondanza. Intanto, tutto è segnato dalla festa che, da sempre, è il regno della gioia, dell’abbondanza. Tutti si devono adagiare, come si usava fare nei pasti importanti e solenni; non ci sono tappeti e cuscini come si faceva in quei pasti, ma l’erba abbondante li sostituisce; e poi gli apostoli devono portar via dodici canestri di avanzi, non certo perché la gente non ha gradito, ma perché il cibo era sovrabbondante, proprio come avviene nei pasti importanti e nelle grandi feste. La sovrabbondanza è la misura giusta del Regno. Chi ama esagera. Dio ama moltissimo: questa è la ragione del Regno. Quindi è strepitosamente generoso.

I NOSTRI CINQUE PANI

I bisogni del mondo sono immensi e noi abbiamo la sensazione di non essere all’altezza. Che cosa possiamo fare? Il miracolo di oggi ci ricorda che la nostra impotenza è vera. Ma che bisogna dar fiducia all’iniziativa di Dio. A noi Dio chiede di mettere a disposizione il poco che abbiamo: i pochi pani e i pochi pesci. Ci chiede però, che i nostri gesti di amore verso gli altri, piccoli che siano, abbiano uno stile che potremmo definire eucaristico, di servizio, di dedizione totale. In quel modo i nostri piccoli gesti diventano segni del grande gesto di amore di Dio verso di noi. Noi diamo qualcosa in perdita, perché Dio ha dato tutto.

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