Lettera del parroco a nonni e nonne

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Cari nonni,

dovendo parlare della catechesi familiare, avevo pensato di scrivere questa lettera ai genitori dei bambini, ma poi, guardandomi in giro, mi sono reso conto che è molto meglio che la scriva a voi che con i bambini state assai più dei genitori. Infatti, perché la nostra repubblica possa continuare ad essere davvero fondata sul lavoro, voi, nonni, dovete sobbarcarvi di fare da colf, da baby-sitter, da fattorini e altro ancora.
Lasciamo pure stare il fatto assai rilevante che fate tutto questo “per Christum Dominum nostrum” cioè “gratis et amore Dei”. Voi siete altamente benemeriti non solo davanti alle famiglie che servite, e che per questo dovrebbero darvi la medaglia d’oro, ma anche al cospetto di tutta la società, che dovrebbe farvi un monumento come a Dante Alighieri, perché riceve da voi oltre che un vantaggio economico, anche un contributo culturale di prim’ordine. Voi siete delle memorie storiche viventi, delle biblioteche ambulanti.
Anche la Chiesa vi deve molto. Sia la Chiesa domestica (la famiglia), sia la Chiesa locale. È fuori di dubbio che voi siete spesso i protagonisti e molte volte i soli operatori di quella che viene chiamata la catechesi familiare; siete gli iniziatori dei bambini alla preghiera; siete i suggeritori dei loro primi gesti di carità. Il Signore, per questo, vi darà sicuramente, a suo tempo, (vi auguro fra cent’anni), una bella corona di gloria d’oro purissimo, a ventiquattro carati.
Anch’io, nel mio piccolo, per quello che può valere, plaudo già fin d’ora alla vostra immancabile decorazione celeste. E perché essa possa essere anche più ponderosa (pare infatti che di corone di gloria ci siano diversi tipi), oso darvi rispettosamente, come in una specie di decalogo, alcuni suggerimenti.

1. Non accettate mai di sostituire completamente i genitori nell’educazione religiosa dei figli. I primi responsabili nell’educazione nella fede son sempre loro e niente e nessuno li può dispensare da questo impegno. Essi invece si defilano volentieri. Aiutateli sì, ma non sostituiteli mai.

2. Nell’educazione religiosa curate tutti e tre gli aspetti: la catechesi (sia pure elementare), la preghiera e poi la vita vissuta nell’amore. Se manca uno di questi aspetti, l’educazione religiosa zoppica gravemente e finisce per non stare in piedi.

3. Trasmettere quello che credete voi e come lo credete voi. È difficile fare altrimenti. Ognuno dà quello che ha e lo dà come sa e come può. La fede però, se c’è, non si riesce a tenerla per sé. Neanche a volerlo.

4. Se potete, evitate di servirvi della religione per far star buoni i bambini. Una nonna un giorno mi invitò in casa. Io pensavo fosse per un caffè o per un consiglio. Invece quando fui nel tinello, lei chiamò una bimbetta che frignava di là e disse: «Guarda che se non la smetti, ti faccio portare via dal parroco». La bimba mi guardò spaventata e ammutolì. La nonna mi ringraziò e mi salutò, scusandosi del disturbo… Riuscite ad immaginare che idea si sarà fatta del parroco quella bimba?

5. Attenzione a non confondere la fede con la superstizione. I nonni a volte a questo proposito non sono molto prudenti.

6. Tenete conto del fatto che, piaccia o no, il mondo è cambiato dai vostri verdi anni. E, ovviamente, e cambiato qualche cosa anche nell’approccio alla fede. La catechesi, per esempio, annuncia sempre le stesse cose, ma nei metodi s’è adeguata alle caratteristiche culturali del nostro tempo.

7. Perciò, cercate sempre di “rendere ragione della speranza che è in voi” grazie alla vostra fede. «La fede non ragionata è nulla», diceva già S. Agostino. E quello vale sempre fin dall’infanzia. Gli indottrinamenti puri e semplici non saranno mai veramente digeriti. I famosi “perché” insistenti, a volte perfino asfissianti dei bambini saranno una buona occasione per spiegare, spiegare e ancora spiegare ciò che credete e perché ci credete. Batti e ribatti, i bambini entreranno nella convinzione che ci sono delle buonissime ragioni per essere credenti.

8. Nel parlare di Dio ai bambini usate il racconto. Proprio come faceva Gesù. Raccontate le “meraviglie” di Dio nella storia e nella nostra vita. Così aiuterete i bambini a capire che Dio è amore, è misericordia, è salvezza. Ma, attenzione: raccontate storie vere, non fiabe. Attingete soprattutto dalla Storia Sacra, dal Vangelo e dalle vite dei santi.

9. Per parlare di Dio prendete spunto da tutto: dalla vita, dalla natura, dalle immagini, dalle feste… Anche questo aiuterà i bambini a capire che fede e vita sono strettamente collegate.

10. Non limitatevi a parlare di religione, date esempi di preghiera vera e di amore concreto per il Signore e per il prossimo, non dimenticando di ripetere spesso che così ci ha insegnato Gesù, nostro fratello e salvatore.

Nel ricordo di mio nonno paterno dal quale ho ricevuto tantissimo per quanto riguarda la fede, vi saluto e vi auguro ogni bene. E… sempre allegri! Perché l’allegria è la prima cura di tutti i mali, anche di quelli dovuti all’età.

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