Cresce la povertà in Italia. Carlo De Benedetti: “Un Paese distratto”

1

Secondo i dati dell’Istat diffusi oggi, un italiano su dieci risulta essere “in povertà assoluta”. E tra questi italiani poveri un milione e mezzo sono minori. Il dato conferma quelli già diffusi dal rapporto della Caritas Italiana. Tra il 2012 e il 2013, l’incidenza della povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9%, e sono coinvolte circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente. Ce ne occuperemo con approfondimenti dedicati alla situazione bergamasca. Intanto vi presentiamo un’intervista “doppia” a Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale L’Espresso e della Fondazione Rodolfo DeBenedetti,  che ha presentato di recente uno studio sui “senza dimora”. A commentare nel merito i risultati è Michela Braga, docente alla Bocconi di Milano, che ha coordinato lo studio.

«L’Italia, come ho già detto, è distratta, nel senso che purtroppo nessuno si occupa di decine di migliaia di persone che sono allo stadio più drammatico della loro marginalizzazione dalla società. Più in generale ritengo che in Italia l’attenzione della politica e della società in genere verso coloro che si trovano in stato di estrema povertà dimostra un certo grado di inciviltà». È questa l’opinione di Carlo De Benedetti, presidente della Fondazione Rodolfo DeBenedetti che «si occupa a livello internazionale di tematiche che coinvolgono il lavoro, nelle sue varie accezioni» (www.frdb.org) e ha recentemente promosso uno studio riguardante i senza fissa dimora, coordinato da Michela Braga, docente dell’Università Bocconi di Milano.

Nell’Europa del Terzo Millennio i senzatetto sono diventati quasi due milioni (50mila solo nelle grandi città), in crescita del 45% rispetto agli anni precedenti la crisi economica. La situazione è allarmante ed è strettamente correlata all’emergenza abitativa, occorrerebbero provvedimenti urgenti considerato che in Italia nel 2012 risultavano 630 mila richieste di un’abitazione sociale da parte dei cittadini.
«Molti sono i provvedimenti che si potrebbero prendere – continua De Benedetti nell’intervista concessa al Santalessandro -. Uno è quello già adottato in Francia e in Germania, cioè il salario minimo di sussistenza. Altri, più a medio termine, riguardano ad esempio costruzioni massicce di case popolari; in genere occorre comunque cercare di ridurre il divario sempre più ampio nelle società occidentali tra chi ha e chi non ha».
Anche le nuove tecnologie e l’informazione possono avere un ruolo in questo processo. E quando abbiamo chiesto al presidente del gruppo editoriale L’Espresso se i mezzi d’informazione online con la loro rapidità di comunicazione, sono in grado di soppiantare la carta stampata, ci ha risposto: «Assolutamente no, le nuove tecnologie e i social network non soppianteranno affatto la carta stampata, basti pensare che il sito Repubblica.it è il primo sito di news italiano e i followers di Repubblica su Facebook sfiorano i due milioni, ma il giornale continua ad essere il più venduto». A Michela Braga abbiamo chiesto invece un commento ai dati dello studio della Fondazione De Benedetti.

 Quanti sono i “senza fissa dimora” in Italia? Ci indica alcuni dati salienti?
«Ad oggi non esistono statistiche ufficiali regolari che consentono di monitore l’evoluzione e la dinamica del fenomeno. Le stime effettuate nel 2011 dall’ufficio nazionale di statistica indicano che i senza dimora in Italia rappresentano circa lo 0.08% della popolazione residente con una forte variabilità geografica. Sulla base delle ricerche effettuate negli ultimi anni dalla Fondazione DeBenedetti in tre importanti città emerge che a Milano i senza dimora nel 2013 rappresentano lo 0.21% e hanno registrato un incremento significativo rispetto al 2008 quando rappresentavano lo 0.12%. A Roma a marzo 2014 l’incidenza era dello 0.11%, mentre a Torino nel 2008 era dello 0.08%. I dati sono in linea con le rilevazioni effettuate nelle principali città e capitali Europee».

 

Non è un paradosso che nel Paese nel quale vi sono più proprietari di case, i senzatetto siano in costante aumento?
«La crisi economica, il perdurare del peggioramento della congiuntura economica, legami familiari più deboli o assenti, eventi traumatici inattesi interagiscono mettendo in moto in alcuni un circolo vizioso che può portare all’assenza di dimora. È vero che oltre il 70% degli Italiani vive in una casa di proprietà ma negli ultimi anni l’accesso alla casa e il suo mantenimento sta diventando progressivamente più difficile. Da un lato il possesso della casa deve essere infatti associato a un reddito adeguato, dall’altro per accedere a soluzioni abitative adeguate è necessario che tutto un insieme di condizioni siano soddisfatte».

È vero che fra gli homeless vi sono più giovani e donne?
«Tradizionalmente l’assenza di dimora è un fenomeno che ha colpito prevalentemente gli uomini nella fascia centrale della vita. Negli ultimi anni invece si rileva un numero sempre crescente di donne, giovani e immigrati. Il fenomeno colpisce quindi nuove fasce della popolazione e individui non considerati “ a rischio di”. Le nuove forme di marginalità e di esclusione sociale sono spesso il risultato di un peggioramento della condizione economica che interagisce con la mancanza di un’adeguata rete familiare, amicale, relazionale».

 Quali potrebbero essere le politiche di sostegno che il governo dovrebbe attuare in favore degli “invisibili”?
«Le politiche emergenziali così come attuate da tutte le realtà territoriali che sperimentano una crescente incidenza del fenomeno sono sicuramente necessarie. Questi sono tipicamente interventi tesi ad attenuare il fenomeno ma si tratta prevalentemente di interventi temporanei e di breve periodo. È importante investire molto negli interventi tesi a favorire l’inclusione sociale (interventi di supporto e di housing) e in quelli per evitare l’entrata nella condizione di povertà estrema ed emarginazione (interventi di prevenzione). Gli interventi di emergenza sono tipicamente di breve periodo e temporanei, quelli di inclusione e di prevenzione sono duraturi e producono i loro effetti nel lungo periodo. Al crescere del numero di individui a rischio, cresce il numero di potenziali homeless e quindi i costi per la società nel suo complesso. L’aspetto cruciale delle politiche di prevenzione è l’individuazione della popolazione obiettivo di quella parte della popolazione che, in assenza dell’intervento, diventerebbe homeless. Questo è essenziale per contenere i costi delle politiche di prevenzione, evitando di fornire assistenza a individui che non sono affatto a rischio di esclusione sociale. Sono proprio questi potenziali sprechi che spesso trattengono i policy makers dall’attuare politiche di prevenzione nonostante ci sia consenso diffuso circa la loro importanza e efficacia. È importante che si diffonda una vera cultura della valutazione degli interventi e delle politiche nell’ambito dell’assistenza alla grave emarginazione così come è necessario sistematizzare la raccolta di dati su questa popolazione e condividere i data base esistenti. Piccoli cambiamenti che possono essere un primo passo per rendere più efficienti ed efficaci gli interventi».

 Commentando i dati risultati dallo studio, Carlo De Benedetti ha parlato di una “Italia distratta”. Lei che ne pensa?
«Sicuramente i senza dimora sono spesso invisibili. Molti stereotipi sono ancora diffusi su questo gruppo di individui e nei loro confronti vi è effettivamente una sorta di distrazione generalizzata. Tuttavia non dobbiamo dimenticare il grande investimento, in termini sia di risorse umane sia di risorse economiche, che il privato sociale fa nei confronti di questi individui che vivono in una situazione di forte disagio. Le risorse del privato sociale sono sicuramente una ricchezza e un punto di partenza da cui partire. La loro grande esperienza maturata sul campo negli anni interagita con le competenze dei tecnici e dei policy maker può produrre risultati positivi. La loro “attenzione” può aiutare a ridurre la “distrazione” dei più e può dar voce agli invisibili».

 

Share.

1 commento

  1. silvana messori on

    tutto rispetto per Michela Braga…; mi sembra però, che lo studio e ciò che la Fondazione citata ha promosso, sia un po’ in ritardo.. nell’accorgersi che l’Italia è “distratta”… quando, coloro che oggi ne trovano i difetti, ne sono stati parti in causa nel fallimento.. non è certo il prodotto culturale di una persona che ha sempre cercato di portare il pane a casa ai suoi figli…onestamente che non si è accorta che la situazione oggi rilevata anche dall’Istat, non sia veritiera e degna di attenzione. Andiamo oltre.. ai fallimenti fin qui rilevati.. e magari con personaggi un po’ meno coinvolti… e politicamente, anche se è quasi impossibile, più freschi di idee rigeneratrici.

Lascia un commento