Studenti inglesi saltano la scuola per andare al funerale del nonno: multati

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La vicenda, paradossale, è di quelle che si commentano da sole.

Tre ragazzini – di cinque, otto e undici anni – si assentano alcuni giorni da scuola per partecipare al funerale del nonno negli Stati Uniti. Al ritorno nel loro Paese, l’Inghilterra, tra telegrammi di condoglianze e partecipazioni al lutto, la famiglia si vede recapitare una sgradita sorpresa: una multa di centoventi sterline – circa centocinquanta euro – per aver tenuto i figli lontani dai banchi. Inutile dire che la pena è perfettamente a norma di legge; la punizione è anzi coerente con i recenti provvedimenti assunti dal governo britannico per scoraggiare l’assenteismo scolastico.

Se un episodio del genere fosse successo in Italia, già si parlerebbe di teatro dell’assurdo, di terra del cavillo e di stravaganze legislative. Si dà invece il caso che sia accaduto nella civilissima Inghilterra, patria del diritto e della legge. O forse non è un caso: una così ottusa applicazione della legge, che non tiene conto di alcune banali differenze – come quella che passa tra un’assenza per un funerale e una per semplice menefreghismo –, è proprio frutto di una cultura che confonde il rigore con la rigidità, che fa del codice il fine anziché lo strumento, che applica le leggi senza preoccuparsi di distinguere, con sano buon senso, caso per caso.

È noto che dalle nostre parti succeda spesso l’opposto, altrettanto deprecabile: le garanzie diventano eccessive, la clemenza si trasforma in permissivismo, il cavillo impedisce di guardare alla sostanza. Ma l’eccesso di umanità rimane pur sempre preferibile al difetto di logica e razionalità, evidente nella vicenda dei tre ragazzini inglesi. Punirli senza pietà come se si fossero assentati per andare in discoteca, o per una scampagnata fuori porta, non rende onore a ciò che invece rimane un’azione meritoria, persino nobile: stare vicini per l’ultima volta al nonno lontano, anche se per farlo è necessario attraversare l’oceano e abbandonare per alcuni giorni il proprio mondo, dimostrando così una sensibilità che andrebbe riconosciuta, se non lodata. In fondo non è da escludere che, per quei ragazzini, il funerale del nonno sia stato un’occasione non solo di lutto, ma anche di riflessione, sui legami affettivi, sulla vita e sulla morte, cioè una vera lezione, in un mondo in cui lezioni su certi temi se ne fanno sempre meno.

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