Una virtù molto difficile e molto necessaria: la pazienza

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Ho un figlio adolescente. Ha quindici anni. Da un po’ di tempo è diventato ingestibile. Esce di casa quando vuole, rientra quando vuole, rivendica tutte le libertà possibili e, qualche volta, anche quelle immaginabili. L’unica certezza è che, quando ci si dive litigare, mio marito e io andiamo perfettamente d’accordo. Ci puoi dire qualcosa, cara suor Chiara, sulla virtù cristiana della pazienza? Come puoi ben immaginare, in una situazione simile, fatichiamo parecchio a osservarla. Grazie.

Carla

COME UN AGRICOLTORE

Nel cammino educativo la pazienza è “ingrediente” necessario, cara Carla! Chi lavora in tale ambito conosce, per esperienza diretta, la preziosità e la necessità di questa virtù. Essa, infatti, permette di accompagnare il giovane rispettando i suoi tempi di crescita e di continuare a credere in lui anche quando è più difficile. Come l’agricoltore cura con sollecitudine e amore la sua pianticella, tenendo presente i suoi ritmi di crescita, così l’educatore guida il giovane lungo il cammino della vita, senza cessare di credere in lui e nei doni che Dio ha deposto nella sua vita. Pazientare è, dunque, un profondo atto di fiducia che apre un varco anche nelle situazioni più contorte dell’esistenza.

PAZIENZA E SPERANZA

Per questo motivo la pazienza si coniuga perfettamente con la speranza, la quale richiede disponibilità e capacità di attendere. Esplicite, a questo proposito, sono le parole dell’apostolo Giacomo: «Fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Prendete, o fratelli, a modello di sopportazione e di pazienza i profeti che parlano nel nome del Signore» (Gc 5, 7-10).

ATTO DI FIDUCIA NELLA VITA

Attesa, speranza, fiducia, umiltà sono, dunque, alcune espressioni collegate alla pazienza. Scriveva san Giovanni XXIII: «Si lavora, si pianta e si vorrebbero vedere subito frutti rigogliosi. Purtroppo invece questi si fanno aspettare. Bisogna che sul terreno siano versate molte lacrime e che il solco venga sgombrato dai triboli e dalle spine che presto spuntano a contrastare la germinazione della Buona Semente. Ma a suo tempo i frutti arriveranno a maturità e si benedice il Signore che ha tutto disposto e permesso per i fini della sua gloria». Chiamata anche “virtù dei forti”, la pazienza permette di sostenere e supportare grandi pene e pesanti tribolazioni, dona la capacità di “rimanere”, con fede, speranza e carità, nella prova e nella contraddizione, assumendola con cristiana rassegnazione, fortifica nel continuare a compiere il bene, vincendo la tentazione di fuggire dalla complessità della realtà quotidiana. Questa virtù costituisce un profondo atto di fiducia nella vita e nella storia. San Paolo, nella lettera ai Romani, spiega che la tribolazione produce pazienza, virtù provata, che a sua volta genera la speranza (cfr. Rm 5, 3-4). Ingrediente necessario, prezioso, dunque, ma, …ahimè, difficile da vivere senza un cammino quotidiano di comunione con il Signore crocifisso, vero modello, esempio e fonte di pazienza e di ascesi! Dal Signore Gesù, infatti, impariamo ad affrontare, con umiltà e pazienza, le nostre sfide quotidiane accettando anche il fallimento e l’insuccesso. Cara Carla, sia questa certezza a rafforzare e sostenere il suo impegno educativo! Ciò che ha seminato nel cuore dei suoi figli non andrà perduto! A suo tempo germoglierà e tutto sarà per la gloria del Padre.

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