Un adulto molto bambino. A proposito di una stravagante impresa sul Monte Bianco

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Mentre ci si preoccupa per la popolazione che invecchia sempre più, non ci si dovrebbe dimenticare di chi invece non cresce mai. L’ultimo Peter Pan che le cronache ci consegnano è Patrick Sweeney, americano amante del rischio e di gesti estremi, che come obiettivo di vita si era proposto di battere il record del più giovane scalatore del Monte Bianco. Peccato che, in caso di successo, il vincitore non sarebbe stato lui stesso, ma il suo omonimo figlio di nove anni. Il successo comunque non c’è stato: Patrick Senior, il potenziale recordman e la sorella di undici anni si sono trovati a dover affrontare in vetta una pericolosa slavina, ben documentata dalla telecamera sul casco, che per fortuna li ha risparmiati. Ma i tre hanno davvero rischiato la pelle.

Non sorprende minimamente il fatto che un padre riversi sui figli ambizioni e vanità personali: in questo senso Mr. Sweeney è uno dei tanti, troppi genitori pronti a sacrificare l’età e le aspirazioni dei figli pur di appagare il proprio narcisismo, che peraltro non deve mancare all’americano, visto che, terminata l’odissea ad alta quota, si è prontamente messo in contatto con la tv americana ABC per interviste e servizi celebrativi dell’esperienza. Quello che di questa vicenda stupisce è come un padre possa addirittura mettere a rischio la vita dei figli, pur di inseguire smanie di protagonismo e di visibilità. Il mondo è pieno di persone che sognano di diventare musicisti, tennisti, calciatori e, divenute tutt’altro, cercano di coronare i propri sogni trasferendoli sui discendenti: poco importa a loro se questi vorrebbero invece diventare ingegneri, medici o poliziotti. Qui però non c’è solo il classico fanciullo mai cresciuto, che abita il mondo assecondando ogni capriccio e vive la vita come un’eterna competizione in cui primeggiare e mettersi in mostra, qui c’è qualcosa di più: l’irresponsabilità di chi non si rende conto del pericolo che fa correre a bambini così piccoli per tentare quello che non è un gioco, ma un rischio anche per gli scalatori più esperti.

È velleitario pensare che uno come Patrick Sweeney abbia compreso davvero ciò che ha fatto: non a caso in varie interviste a posteriori dichiara candidamente che rifarebbe tutto, che la scalata con frana è stata un’esperienza straordinaria. Chi invece ha ben realizzato che cosa sia successo è il sindaco di Saint Gervais les Bains, il quale, sdegnato, ha denunciato Sweeney per il pericolo corso nel territorio del borgo francese, ricordando, tra l’altro, che se fossero stati necessari i soccorsi questi sarebbero stati a carico dell’americano. Una persona responsabile a cui potrebbe ispirarsi Patrick Sweeney se, anche per lui, arriverà il momento di diventare grande.

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