Noi, catechisti, non abbiamo paura di diventare cittadini digitali

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Vi proponiamo un nuovo approfondimento sul rapporto tra cristiani e ambiente digitale e sul modo in cui internet e social network cambiano il nostro approccio verso diversi aspetti della vita, compresa la malattia. Partiamo dall’esperienza di suor Maria Rosaria Attanasio, che sperimenta nuove forme di catechesi con i mezzi messi a disposizione dal web.

«Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo…». Le frasi di Papa Francesco sul nuovo modo di proporre il messaggio evangelico sono citate da Suor Maria Rosaria Attanasio, catecheta, direttrice della rivista Catechisti parrocchiali ed esperta di comunicazione. Nuovi territori e nuove forme di linguaggio delle quali è fondamentale tener conto, soprattutto per chi ha l’impegno quotidiano di predicare la Parola del Signore. Appartenente alla congregazione Pia Società Figlie di San Paolo e membro della Consulta dell’Ufficio catechistico nazionale, Suor Maria Rosaria è una suora Paolina: «Siamo donne consacrate a Dio, nella Chiesa, per l’evangelizzazione e la promozione umana con i mezzi della comunicazione sociale». 

Catechisti e comunicazione nel web. Quanto e com’è cambiato l’impegno quotidiano di evangelizzare?
“Non basta, oggi, comunicare Gesù solo attraverso la testimonianza e i mezzi tradizionali, quali libri, riviste, cinema, tv ecc., occorre raggiungere le persone nei luoghi e nei contesti nuovi in cui si ritrovano e comunicano. Diceva don Alberione che se gli uomini e le donne non vengono più in chiesa, occorre andare dove sono, utilizzando i mezzi che usano e assumendo la loro cultura, perché possano capire il messaggio di Gesù. Oggi si parla di inculturazione. Ecco, siamo in questa prospettiva. Lei immagini se sul web mancasse la presenza cristiana e la proposta del messaggio evangelico e dei valori importanti, cosa ne deriverebbe. Occorre, quindi, offrire messaggi significativi e non avere paura, afferma Papa Francesco, di abitare il web: non abbiate timore – dice – di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo… In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio (Frase tratta dal messaggio del Santo Padre per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 1/06/14)”.

Lei ha parlato di “apostolato come comunicazione sociale e promozione umana”. In che senso?
“La finalità della nostra missione – e come Paoline ci riferiamo a San Paolo Apostolo – è quella di portare a Dio tutta la persona nella sua integralità, perché trovi la sua piena armonia e realizzazione in Gesù. Della persona fanno parte non solo tutte le sue facoltà (mente, volontà e cuore, dice don Alberione), ma anche tutte le dimensioni della vita e tutte le scienze umane e cristiane. Quindi tutto ciò che riguarda la persona ci interpella, in quanto a tutto si può dare un orientamento cristiano, che non è coercitivo, anzi conduce alla vera libertà e pienezza di vita. Provare per credere!”

In una recente intervista ha dichiarato: “Oggi siamo in presenza di analfabeti religiosi”. Vuole chiarire la Sua riflessione?
“È una consapevolezza segnalata da alcuni catecheti già negli anni ’50 e di cui ha preso coscienza, poi, la Chiesa a livello europeo. Nel nostro contesto non esiste più il catecumenato sociale, cioè quella sensibilizzazione alla fede che si tramandava come fatto culturale e come trasmissione di un’eredità religiosa ricevuta. Dato il clima di secolarizzazione, le agenzie deputate a questa trasmissione, quali la famiglia, la scuola, gli organi istituzionali, sono venute meno a questo compito. Si richiede, quindi oggi, una vera iniziazione alla fede da parte della Chiesa e dei catechisti, che dovrebbe riguardare, prima di tutto, gli adulti, ma in effetti le famiglie nel loro complesso”.

Di che cosa si occupa la rivista “Catechisti parrocchiali” della quale è direttrice?
“Cerca di rispondere a tutte le urgenze di cui abbiamo appena parlato. Si rivolge soprattutto a parroci, catechisti, insegnanti di religione e anche ai genitori, e offre itinerari, approfondimenti, dinamiche per educare alla fede le persone di diverse fasce di età, a partire dai piccolissimi (raggiungendo i genitori), i fanciulli, i ragazzi, le famiglie. La particolarità è quelle di mediare l’annuncio della parola di Dio attraverso tutti i mezzi e i linguaggi. In tal senso è interessante la proposta per i ragazzi dai 12 ai 16 anni, cui è dedicato il Dossier interno “Ragazzi & dintorni”, che valorizza tutti i linguaggi, da quello di internet a quello cinematografico, a quello delle canzoni… Quest’anno (2014-15) tratta il tema delle Beatitudini”.

Il credo di don Alberione, il fondatore delle Edizioni Paoline, era “parliamo di tutto cristianamente”. È un concetto valido ancora oggi?
“Per noi credenti, sì, ma anche per tutti, se si è persone di buona volontà, almeno “in ricerca”. Basti pensare all’impatto positivo di papa Francesco anche sui non credenti e sulle persone di altre religioni. Se davvero si cerca di vivere e comunicare Gesù, si dà una testimonianza e un messaggio pienamente umano che, per questo, è pienamente cristiano. Solo in Gesù troviamo la vera statura dell’uomo maturo e libero, capace di donarsi pienamente e di mettersi a servizio con amore”.

“Dobbiamo fare il bene attraverso tutti i mezzi e tutti i linguaggi”. Secondo Lei, cosa ne avrebbe pensato don Alberione del mare magnum di Internet e dintorni compresi i social network?
“Li avrebbe considerati un grande dono di Dio e una grande opportunità di evangelizzazione. Avrebbe subito attivato le migliori energie giovanili per dare risposte adeguate, raccomandando di rispettare il proprium di questo mezzo, senza voler piegare gli strumenti alle proprie smanie fondamentaliste o di proselitismo”.

Qual è il ruolo della donna nella Chiesa del Terzo Millennio?
“Se riprendiamo il pensiero di don Alberione su Maria e la donna, diciamo che certamente è fondamentale. Lei, generatrice di vita, è chiamata a continuare a generare vita e a favorire l’accoglienza e la crescita di Gesù in ogni persona. Indubbiamente deve evitare di scimmiottare l’uomo, ma è chiamata a sviluppare i suoi talenti “femminili” e il suo genio creativo, perché il mondo e la Chiesa possano godere della grande ricchezza di queste due anime, del maschile e del femminile, e tutto si armonizzi in una reciprocità feconda. Continuare, inoltre, nella lettura della Bibbia e nell’interpretazione dei temi teologici. al femminile, così da far entrare nel pensiero della Chiesa un modo nuovo di leggere la realtà, le relazioni, i ruoli, che valorizzi sempre più la presenza delle donne”.

Francesco, un Papa semplice, venuto dalla fine del mondo, ed è stato fin da subito impegnato a fianco degli ultimi. Un richiamo forte per tutti i cristiani e per il clero. È anche questo un segnale delle tante innovazioni che Bergoglio ha portato in Vaticano?
“Ritengo che papa Francesco sia un dono dello Spirito Santo alla Chiesa e al mondo. La mia meraviglia è cogliere come il Signore lo ha preparato, plasmato e, poi, l’ha offerto a noi come Papa. Tutto quello che fa e dice non è improvvisato, ma è frutto di un percorso profondo e trasformante, direi “sacrificale” che ha vissuto, fin da giovane gesuita, poi come arcivescovo e continua a vivere, ora, con una grazia maggiore e una marcia in più, come Pontefice. Il resto che fa a livello giuridico e istituzionale è una conseguenza!”

Suor Maria Rosaria, possiamo definire l’apostola paolina come “annunciatrice della Parola”?
“Certamente. Il Nostro Fondatore, il Beato Don Giacomo Alberione (1984-1971) ha avuto una felice ispirazione. Ha colto, fin dagli anni della sua giovinezza il ruolo fondamentale che ha avuto Maria nella storia della salvezza e come lei ha ricevuto da Dio Padre il grande dono non solo di generare il Figlio, Gesù, ma di darlo al mondo, unendosi alla sua missione salvifica. Per questo Don Alberione ce la fa onorare con il titolo di Regina degli Apostoli. Per cui ha capito che ogni donna – tanto più le consacrate – è chiamata a continuare l’opera di Maria, cioè il suo apostolato di dare Gesù al mondo, prima accogliendo e vivendo la parola di Dio, permettendo a Gesù di incarnarsi in noi, per donarlo con la propria vita e con tutti i linguaggi e i mezzi di comunicazione”.

 

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1 commento

  1. silvana messori on

    Bellissimo articolo! intervista che condivido e… per il contenuto: come ogni cosa(dono) ricevuto dall’umanità dall’Alto, deve esprimersi come “mezzo” e non come fine! … grazie…

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