Conto alla rovescia per il pellegrinaggio: 600 giovani con il vescovo Francesco

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Seicento giovani in cammino con il vescovo Francesco: ormai è iniziato il conto alla rovescia per il pellegrinaggio Assisi -Roma: si parte il 17 agosto. È una proposta impegnativa: una buona parte del cammino si farà a piedi, e le soste in alloggi «spartani». Eppure, l’adesione è stata molto alta: «I giovani hanno sentito l’autenticità della proposta, e la loro risposta dimostra che hanno bisogno di verità e di spiritualità» sottolinea don Emanuele Poletti, direttore dell’Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva (Upee) della diocesi di Bergamo che ha organizzato quest’ evento straordinario.

Quali aspettative ci sono per questo pellegrinaggio?
«Ci aspettiamo che sia un momento di chiesa e in particolare di chiesa giovane che è in Bergamo. La nostra chiesa fa molto per gli adolescenti e lo fa bene (tutta l’Italia guarda a noi e alla Lombardia in generale!) così come per i giovani. Salvo il fatto che la molteplicità di proposte per i giovani fatica ad emergere in modo bello e condiviso, ecclesiale appunto. Sarebbe bello che l’esperienza del pellegrinaggio diventasse un’occasione ovvero un passo significativo per un reale cammino insieme dei giovani bergamaschi».

 Perché compiere questo pellegrinaggio? Cha valore ha?
«Il pellegrinaggio è una pratica di pietà decisamente antica e, per di più, diffusa anche nelle altre religioni. Ha molti significati: incontrare Dio laddove Dio si è fatto presente (cfr. i re magi), per ringraziarlo di alcuni benefici ricevuti, per chiedergli grazie particolari come – per esempio – la conversione del cuore, per farsi perdonare alcuni peccati, per ricordare a se stessi la condizione di passaggio e di debito che questa vita comunque ha; è quindi un viaggio fisico ma che ha sempre un significato metafisico».

Cosa darà alla Chiesa di Bergamo questo pellegrinaggio?
«La percezione dell’esistenza di una chiesa giovane, e la diocesi ne ha bisogno. L’età media dei “praticanti” si sta alzando sempre di più; l’impressione che la chiesa di Bergamo sia una chiesa anziana si diffonde altrettanto sempre di più; una chiesa giovane che si vede unita e in cammino è un’iniezione di speranza che farà molto bene a tutti: giovani e anziani. La presenza così massiccia dei giovani deve aiutare la chiesa “istituzionale” a compiere un passaggio: guardare ai giovani bergamaschi non più soltanto come destinatari della propria azione pastorale ma come “protagonisti” ovvero soggetti di quest’ultima. La chiesa “istituzionale” non dovrebbe più chiedersi che cosa può fare per loro, ma che cosa questi giovani dicono e possono fare per la chiesa».

Vi aspettavate un’adesione così massiccia? Un’idea a riguardo?
«Non ce l’aspettavamo: la proposta è impegnativa sia per i chilometri percorsi (anche a piedi) sia per le condizioni di alloggio. Eppure l’adesione è stata alta! Diversi i motivi. Economico: in tempi di crisi, e per le famiglie e per i giovani, il prezzo contenuto fa sicuramente la differenza. E poi è un’esperienza vera: fare un pellegrinaggio non è riflettere in modo astratto e teorico sulle fatiche della vita ma è sperimentare praticamente queste fatiche. I giovani, quando sentono “odore” di verità nel senso di autenticità, accorrono numerosi. Perché loro per primi, vista la loro giovane età, portano ancora nel cuore una dose di verità e di autenticità: la possibilità di vivere per alcuni giorni in questo modo esercita su di loro un fascino a cui difficilmente si riesce a resistere. Ed è un’esperienza straordinaria: fare un pellegrinaggio insieme ad altri coetanei diventa un modo nuovo (e per i nostri giorni: originale) di essere chiesa. Un modo che ti fa uscire dalla routine della vita quotidiana e oratoriana. Viviamo in un mondo che è sempre alla ricerca della straordinario ma che – oggi come non mai – ha bisogno di momenti straordinari nei quali avere la possibilità di ridirsi il senso delle azioni quotidiane. È infine un’importante esperianza ecclesiale: c’è un vescovo che ha chiamato e proposto. Ci sono dei preti che hanno sostenuto questa chiamata (saranno più di 40). Quando i giovani vedono convergenza tra gli adulti che propongono, sono facilitati – come tutti del resto – ad accordare fiducia anche se ciò che si prospetta costa fatica».

La proposta da chi è partita?
«La proposta è partita dal vescovo Francesco che già nel 2010 presentò un progetto complessivo per i giovani bergamaschi: raggiungere a piedi con loro le tre principali mete di pellegrinaggio che la Tradizione cristiana conserva (Santiago, Roma, Gerusalemme). Nel 2010 c’è stato Santiago. Quest’anno c’è Roma (che tra l’altro vede la coincidenza con la canonizzazione di Papa Giovanni quindi diventa anche un’occasione di ringraziamento), in futuro ci sarà Gerusalemme».

Come vede gli adolescenti e i giovani di oggi? (pregi e difetti) Sono simili ai giovani delle precedenti generazioni? Di cosa hanno veramente bisogno?
«Gli adolescenti e i giovani di oggi sono certamente diversi da quelli delle precedenti generazioni. Sono diversi perché la società è diversa. Mi sembrano poveri: di prospettive perché oggi, a differenza di un tempo, si fa fatica ad avere prospettive: quale giovane o adolescente è sicuro di poter lavorare nel campo per cui ha studiato? Pochi, molto pochi! E questo crea smarrimento, povertà di prospettive appunto. Gli mancano anche i riferimenti: adulti coerenti e coesi. Non mancano adulti significativi, ma spesso sono isolati (e quindi poco visibili) nella migliore delle ipotesi, discordanti tra loro (e quindi contradditori) nella peggiore delle ipotesi. Un adolescente o un giovane che sta ancora crescendo, ha invece bisogno di vedere attorno a sé una comunità adulta significativa. Ovvero adulti significativi che – insieme –mostrano la bellezza della vita nella sua interezza. Oggi questo manca e per gli adolescenti/giovani è un’altra povertà. Diceva un famoso proverbio africano: “per crescere un bambino serve un intero villaggio”. Oggi c’è il villaggio?! E poi i giovani mi sembrano disponibili a vivere esperienze forti e che costano fatica se incontrano adulti capaci di motivarli in questa direzione: il pellegrinaggio ne è una dimostrazione. Disponibili a riconoscere i loro sbagli se un adulto è capace di farglieli notare. A differenza del passato, dove lo scontro generazionale era più marcato, oggi si è maggiormente disponibili a venirsi incontro e infine disponibili (per non dire più capaci degli adulti) a vivere nella società complessa e globalizzata quale è la nostra. Quante riflessioni a volte un po’ sterili degli adulti rispetto all’integrazione degli stranieri e quante belle amicizie/collaborazioni tra gli adolescenti di religioni/culture diverse? Non c’è paragone…».

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