Don Nandino Capovilla: a Gaza i cristiani in gabbia. E’ un massacro, fermate la guerra

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«Il patriarca Michel Sabbah ci ha affidato un messaggio importante che dobbiamo assolutamente diffondere: vuoi aiutarci?»

Don Nandino Capovilla, ex direttore di Pax Christi, è da poco rientrato in Italia dopo essersi recato con una delegazione del movimento nei Territori Occupati, tra Palestina e Israele; un viaggio che si è svolto proprio durante le settimane che hanno visto lo scatenarsi dell’inferno per i cittadini di Gaza.

A tre settimane dall’inizio dell’operazione “Bordo Difensivo” dell’esercito israeliano, il numero dei morti e delle vittime è costantemente in aumento, in un vortice di violenza che don Nandino descrive attraverso un’unica parola: follia. “Gli Stati Uniti hanno dato il loro assenso: Israele ha il diritto di difendersi. Ma laggiù è un massacro.”

Durante il viaggio la delegazione di Pax Christi ha incontrato diverse persone in cerca di aiuto, con l’unico desiderio di non sentirsi soli; tra cui il patriarca Michel Sabbah e i responsabili di Kairos Palestina, la rete delle organizzazione cristiane in Palestine, che hanno affidato a Pax Christi un messaggio.

“Ciò che sta avvenendo in questi giorni a Gaza non è una guerra. Si tratta di un massacro di civili, uomini, donne e bambini. Più di 1.000 persone uccise e oltre 5000 feriti, in maggioranza civili; questo non può essere giustificato come un atto di autodifesa! Quello che sta avvenendo a Gaza è il male cieco che colpisce attraverso una visione sbagliata di sicurezza, di autodifesa e di pace.” Così si legge nel documento “Pressure for Gaza”, una lettera scritta da Kairos che Pax  Christi a breve diffonderà sulle sue piattaforme. Un documento che fa appello a “tutti coloro che hanno a cuore la dignità umana e la vita umana, perché agiscano subito, senza ulteriori ritardi.” Si invoca la saggezza e la compassione, l’equità verso le parti del conflitto.  Ma soprattutto si richiede l’attenzione della comunità internazionale, dei governi, delle chiese e della società civile perché si faccia pressione su Israele, affinché il diritto internazionale venga rispettato e termini l’assedio a Gaza e l’occupazione militare dei Territori Occupati. Il documento sarà possibile trovarlo presto sul sito di Pax Christi, www.paxchristi.it, per “poterlo stampare e distribuire domenica prossima davanti alle chiese”.

UNA PRIGIONE A CIELO APERTO

«Quando scoppiano queste situazioni, che inevitabilmente provocano l’alta attenzione mediatica, subito si pone l’accento sui cristiani in Palestina –puntualizza don Nandino. La verità invece sta nelle parole di padre Jorge Hernandez, parroco di Gaza: i cristiani stanno soffrendo la stessa sorte dei Palestinesi!».

Tutte le mattine, racconta sempre don Nandino, il cancelliere patriarcale è costretto a mandare le coordinate della canonica all’esercito israeliano supplicando di non bombardare. Però nessuno risponde, e ogni giorno la paura cresce sempre di più.

«Il parroco è costretto a rimanere in chiesa, con le suore di Madre Teresa di Calcutta e 27 bambini portatori di handicap; sono impauriti, spaventati e non sanno cosa aspettarsi. Ricevono tutti i giorni un SMS dall’esercito con l’ordine di evacuare immediatamente, ma non si muovono. Dove possono andare?»

Perché, come ha potuto vedere direttamente don Nandino nei suoi viaggi passati, Gaza è una prigione a cielo aperto. “E’ una gabbia. L’ho girata in mezz’ora. Immagino solo cosa voglia dire per cinquantamila persone muoversi lì in mezzo, tra le macerie e le bombe. Non vai da nessuna parte.”

In questi giorni i filmati di Gaza hanno mostrato le persone che, durante la brevissima tregua, hanno fatto ritorno alle loro case: non hanno trovato nulla. La loro casa non esiste più.

«Questo –conclude don Nandino-, dovrebbe far capire ai cristiani di cosa parliamo quando ci riferiamo a Gaza, non di Hamas e delle strutture dei tunnel. Di povera gente che cerca di sopravvivere in mezzo alla follia.»

 

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