“Siamo anche noi segni di misericordia. Ogni giorno, in famiglia e fuori: vicini ai più fragili, capaci di perdono”

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“La misericordia non è teoria, ha a che fare con il volto di un uomo o di una donna. Impariamo da Sant’Alessandro ad essere segni di misericordia”. Ha lanciato un messaggio forte il vescovo Francesco Beschi nell’omelia della Messa per la festa del santo patrono di Bergamo Sant’Alessandro, che si è conclusa poco fa in Duomo. Proprio alla fine è arrivato anche l’annuncio che monsignor Maurizio Malvestiti è diventato il nuovo vescovo di Lodi. E monsignor Beschi, sorridendo, nell’esprimere la gioia della chiesa di Bergamo ha ricordato le parole dette domenica da Papa Francesco: “Siete bravi voi bergamaschi…”. Se il martirio, come quello di Sant’Alessandro che oggi ricordiamo, ha proseguito il vescovo “è un mistero”, la testimonianza, ha proseguito “è richiesta a tutti ed è una dimensione decisiva della comunicazione della fede. Le generazioni più giovani esigono da noi una testimonianza credibile, una verifica che ciascuno fa con se stesso relativamente allo spessore delle sue convinzioni e in particolare della sua fede. Questa è una verifica anche di natura morale, evoca coerenza, ma anche una chiarezza interiore della fede. Non è possibile una vera testimonianza se c’è confusione interiore, dubbio. Se dentro non c’è una luce, offuscata magari dalle nostre debolezze e contraddizioni, ma mai spenta e sempre ritrovabile”. Partendo dalle letture e dal Vangelo, il Vescovo Francesco ha sottolineato come Gesù chieda a ogni credente “di amare come lui ci ha amato. Una richiesta che ci provoca” Quell’amore deve diventare infatti “un segno che offre speranza anche a coloro che non credono più né nell’amore umano né in quello divino. La misericordia di Dio è continuamente evocata, Gesù la evoca con la sua vita. Come la narreremo se noi non crediamo nella misericordia di Dio o ci crediamo in modo superficiale, facendola diventare giustificazione per ogni nostro comportamento anche il più inaccettabile?”.

 

IL PRIMO ASPETTO DELLA MISERICORDIA: IL PERDONO

Il vescovo ha messo in luce poi tre aspetti della misericordia di Dio: “Il primo è il perdono. Diventiamo testimoni di perdono a partire da esperienze nelle quali abbiamo creduto al perdono di Dio. Dio non si stanca di perdonarci, siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. La misericordia è gesto di Dio che perdona il peccatore. Da questo possiamo imparare a perdonare chi ci sta facendo del male. Anche nelle relazioni quotidiane possiamo essere testimoni di misericordia con l’esercizio del perdono. Nelle relazioni familiari è importante trovare il gusto del perdono, non come soluzione facile a ogni problema, ma con la forza di un amore che è più grande del male”.

 

VERSO I POVERI E GLI IMMIGRATI

In quale altro modo si può esercitare la misericordia? Verso le persone più fragili. “E tra queste per esempio – ha sottolineato il vescovo – quelle che vivono la precarietà del lavoro e della disoccupazione. Continuiamo ad aver presente il dramma della nostra convivenza civile, fino a ieri marcata da un benessere che era frutto del nostro lavoro. Riserviamo un’attenzione costante alle persone segnate dalla povertà”. Monsignor Beschi ha poi indicato come speciale attenzione vada riservata anche alla povertà degli immigrati e in particolare dei profughi (ai quali la diocesi attraverso la Caritas offre alloggio a Botta di Sedrina, a San Paolo d’Argon e alla Battaina di Urgnano). Riferendosi anche a recenti polemiche, il vescovo ha detto con decisione: “Non possiamo alimentare una contrapposizione tra poveri, tra persone che vivono precarietà diverse. Dobbiamo insieme manifestare misericordia con attenzione agli uni e agli altri”. Poi ha ricordato i popoli che stanno vivendo il dramma della guerra: “Chi l’ha vista da vicino è consapevole che non esiste una tribolazione paragonabile a quella. Ma non dimentichiamo le guerre quotidiane dentro le famiglie, altrettanto drammatiche e non meno coinvolgenti”.

 

VERSO LE PERSONE PIU’ FRAGILI

Il vescovo ha ricordato l’importanza di essere segni di misericordia anche verso le persone che abbiamo accanto e che soffrono per una malattia, e riguardo a questo ha sottolineato anche “ci auguriamo che continuino a esistere sempre risposte adeguate, e le cure per chi ne ha bisogno”. Ha segnalato la sensibilità che deve essere riservata “a chi è più debole, si sente insignificante, emarginato, pensa di non contare nulla. Bisogna esercitare misericordia anche verso le persone più anziane che esercitano anche in maniera sofferta la loro debolezza. La misericordia non è teoria, ha sempre a che fare con un uomo o una donna, con il loro volto e la loro storia. Ricerchiamo sempre la giustizia, ma con nell’animo qualcosa di più grande, un animo aperto alla speranza che vada anche oltre i confini dell’esistenza”. Il vescovo ha concluso rievocando le figure di alcuni testimoni eccellenti di misericordia, come il vescovo Radini Tedeschi, morto il 22 agosto del 1914, “che ha segnato profondamente la vita della diocesi con il suo ministero, il suo coraggio, la sua misericordia, l’impegno sociale che tutti conosciamo. E’ stato il maestro di Papa Giovanni”. E proprio Papa Giovanni e Papa Wojtyla, appena canonizzati, sono stati gli altri due testimoni ricordati dal vescovo: “Hanno avuto il coraggio di toccare le ferite di Gesù non hanno avuto vergogna della carne di Cristo e di quelli piagati come Cristo e hanno dato testimonianza della bontà di Dio e della sua misericordia. Che Alessandro ci spinga sulla strada della misericordia, e possiamo anche noi diventarne segni nella storia dell’umanità”. La Messa, alla quale hanno partecipato anche le autorità cittadine e i giovani arrivati dalle missioni diocesane e reduci dal pellegrinaggio da Assisi a Roma, si è conclusa in un clima di festa, con l’annuncio della nomina a vescovo di monsignor Maurizio Malvestiti. La festa continua oggi pomeriggio e stasera: ricordiamo alle 17 i vespri in cattedrale, alle 18 Messa nella basilica di Sant’Alessandro in colonna. Questa sera alle 20 concerto bandistico in piazza Vecchia e poi alle 21,45 in piazza Duomo (e in caso di pioggia all’interno della cattedrale) performance sulla misericordia con Lucilla Giagnoni con le musiche di Paolo Pizzimenti e “visual mapping” di Massimo Violato. Per finire, sotto i portici del Palazzo della Ragione, torta e brindisi per tutti.

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