Il segreto di un matrimonio felice? Prendersi cura delle relazioni

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«Il sociologo De Rita afferma che la nostra società post-moderna più che una società liquida è una società a coriandoli. Una società composta da mini realtà, cioè i singoli presi individualmente. Piccole cellule, i coriandoli, che s’illudono di bastare a se stesse, le quali quando si aggregano, lo fanno in formazioni provvisorie. L’aumento delle separazioni (i dati Istat su Separazioni e divorzi in Italia – Anno 2012 hanno rivelato che le separazioni hanno sfiorato quota 900mila), ci dicono che il fenomeno è congruo a una “società coriandoli”, cioè a una società che non conosce più il definitivo “per sempre”. Mi chiedo però, e questa è un’annotazione personale, di come queste separazioni avvengano da coppie veramente unite. Se la realtà di queste coppie in origine non aveva una spinta all’unità, alla comunione, la separazione non mi sorprende più. Si separa ciò che in fondo non era così profondamente unito». Maria Teresa Zattoni ha fatto parte come esperta della Consulta Nazionale della Famiglia della Cei con il marito, come lei consulente familiare, Gilberto Gillini. Zattoni e Gillini sono docenti presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, analizzano le dinamiche familiari e della coppia. Sposati da molti anni, formatori e pedagogisti, cinque figli, svelano il segreto per mantenere l’armonia coniugale e familiare:«Il vero segreto sta nella cura della relazione, ma anche in una pratica che è quanto mai nuova, sconvolgente per la nostra cultura. Si esprime nella formula “vieni prima tu”».

Famiglie composte da un solo genitore, da genitori omosessuali, da coppie di fatto e famiglie allargate. Dottor Gillini in questi nuovi paradigmi familiari nei quali i modelli tradizionali sono stati scardinati, la famiglia resta sempre la prima cellula di organizzazione sociale?
«Penso che questi termini confondano, per esempio una “famiglia composta da un solo genitore” potrebbe essere ad esempio composta da un vedovo e dai suoi figli! Tutte queste le chiamerei, più che famiglie, nuove forme di coabitazione e vanno, s’intende, protette dalla legge soprattutto perché i figli che vi nascono sono amati dal Signore. La famiglia che mi interessa però è la famiglia fondata sul matrimonio-sacramento e non una delle altre forme di convivenza».

“Mi ricordo quel giorno”. Il quotidiano britannico The Guardian ha lanciato un concorso tra i suoi lettori: “I tuoi genitori si sono divisi? Raccontaci il momento in cui ti è stato detto che si stavano separando in 250 parole. Ogni storia pubblicata sarà pagata 50 sterline”. Le risposte ottenute hanno accertato come una separazione o un divorzio siano sempre un trauma per i figli. Dottor Gillini, il “buon divorzio” è un mito?
«Sì, al massimo il divorzio gestito bene è il “meno peggio”. La Chiesa ammette la separazione, questo bisognerebbe dirlo, perché la Chiesa non pensa che due che si siano scelti “debbano” vivere assieme per sempre. Anche qui, però, pur con la benedizione della Chiesa, i bambini possono soffrire».

“Tutti i Governi che si sono succeduti in questi anni, compreso l’attuale, hanno mostrato scarsa attenzione alla famiglia. Le famiglie non devono chiedere l’elemosina allo Stato”, ha scritto don Antonio Sciortino su Famiglia Cristiana. Dottoressa Zattoni condivide la riflessione del direttore della rivista?
«Concordo con don Sciortino: la famiglia non può ricevere l’elemosina. Le politiche familiari non devono essere politiche di concessione, è ora di capire che la famiglia in quanto tale non ha bisogno di aiuto, ma ha diritto a un riconoscimento anche economico e politico. È una questione, ripeto, non di elemosina ma di diritto, perché la società che non riconosce i diritti delle famiglie, e in particolare dei genitori che fanno quest’opera grandiosa e altruistica di allevare i figli, è una società che implode in se stessa. È una società che muore. Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, affermava che se una società vuole bene ai propri bambini, deve occuparsi dei genitori, cioè della famiglia. Non come concessione, ma come riconoscimento dei diritti in essere del sistema familiare».

“I separati sono da accompagnare e non da condannare” ha precisato Papa Francesco. Dottor Gillini, anche questa frase è sintomatica della rivoluzione Bergoglio?
«Questa frase è molto bella, mi trovo sempre in grande consonanza con quello che questo Papa fa e dice. Direi però che questo la Chiesa l’ha sempre detto. Si veda da Giovanni XXIII la distinzione tra peccato e peccatore ma anche prima. Noi cristiani non l’abbiamo colta bene questa linea, i mass-media hanno semplificato sulla dicotomia, la Chiesa ha tentato molte strade di approccio ai separati e ai divorziati ma in maniera individuale con percorsi affidati al singolo prete e alle singole coppie».

“La posta del cuore” è il titolo della rubrica che curate all’interno di Famiglia Cristiana. Dottoressa Zattoni quali sono le domande più frequenti inviate dai lettori?
«Siamo lieti di tenere questa rubrica da circa tre anni, prima si chiamava “Innamoramento e amore”. Le domande che vengono rivolte dai lettori in genere sono di due tipi. Il primo riguarda la delusione di coppia. Le lettere riflettono questa distanza tra il sogno della coppia (come avrei voluto essere amato/a, come tu dovresti essere per farmi felice) e la realtà. Questo scarto in genere affligge molte coppie e la maggior parte delle domande punta proprio su questo argomento. Di solito, detto in termini tecnici, qui c’è dietro un “sogno fusionale”, cioè quel sogno di chi pensa che l’altro, il coniuge, sia “fatto per me”, che risponda ai miei bisogni, ai miei desideri, alle mie attese. Quindi in qualche modo è una sorta di uso e consumo dell’altro, soprattutto là, dove ci sono carenze e paure. Questo è un baratro nel quale le coppie spesso cadono. Il sogno è che l’altro mi guarisca, mi realizzi, mi faccia felice. Ma non c’è proprio nessun matrimonio che risponda a un “sogno fusionale”. Quest’ultimo cade al di là del perimetro della coppia sana. Il secondo tipo di domande arrivano dai nonni che hanno più che legittime preoccupazioni per i nipotini, perché hanno la percezione che i relativi figli, generi o nuore siano poco competenti. Questo è un grande atto d’amore da parte dei nonni che implica però il rischio di intrusione, del riconoscere, non solo gli errori, ma anche la buona volontà e le competenze dei nuovi genitori».

“Ritrovarsi”, “Retrouvaille” è un programma nato in Canada nel 1977 per sostenere le coppie sposate o conviventi con figli che sono in procinto di separarsi o già separate o divorziate, che intendono ricostruire la loro relazione d’amore lavorando per salvare il matrimonio in crisi. Dottor Gillini, che cosa ne pensa di questo tipo di supporto?
«Di “Ritrovarsi” penso bene; però nell’aiuto ai matrimoni vi sono vari tipi di supporti a vari livelli però nessuno di questi è magico. Penso che ogni tipo di consulente debba essere sempre pronto a dire alla coppia “io non riesco ad aiutarvi, cerchiamo qualcun altro” e non tradurre questa sua impotenza nel “adesso separatevi perché non c’è più niente da fare”».

“Come si diventa coppia” (Edizioni San Paolo 2013) è il titolo dell’ultimo libro scritto a quattro mani. Dottoressa Zattoni, al giorno d’oggi, le giovani coppie che sono in procinto di diventare famiglia sono consapevoli della sacramentalità del matrimonio e della sua valenza teologica?
«I libretti (finora quattro pubblicati e presto ne usciranno altri due) sono stati scritti a favore della famiglia e sono una sorta di quaderno per la coppia. Uno strumento di lavoro che contiene due scommesse. La prima è di avvicinare le coppie alla Parola di Dio, cioè portarle a capire che i fatti narrati nella Bibbia parlano di noi coppia e che la Bibbia ci conosce più di quanto conosciamo noi stessi. La seconda scommessa è l’operatività, ciascun libretto contiene otto tappe, quindi può servire come piccolo prontuario di lavoro per un gruppo di famiglie. Per quanto riguarda la consapevolezza del matrimonio-sacramento nelle giovani coppie che si affacciano al matrimonio oggi, credo che ci siano diversi gradi di consapevolezza, come in passato del resto!».

Al termine del nostro colloquio, possiamo domandarvi se esiste un segreto particolare per mantenere l’armonia coniugale e di conseguenza familiare?
«Il vero segreto sta nella cura della relazione, ma sta anche in una pratica che è quanto mai sconvolgente per la nostra cultura. Si esprime nella formula “vieni prima tu”. Se io uso l’altro per me, per stare bene, la relazione di coppia fallisce, non dura. Ma se io mi espongo a riconoscere il primato dell’altro, allora ciascuno può sentire il coniuge come un vero dono di Dio. Può sentirsi amato almeno un briciolo di quell’amore che viene da Dio. L’amore nella coppia, lo diceva La Gaudium et Spes, nasce, è portato avanti, e sostenuto da Dio. Dio è implicato nella coppia. Questo movimento del “vieni prima tu” che Gesù chiamava “sono venuto per servire” non per essere servito ha a che fare con l’Amore con la A maiuscola, conserva la coppia e dona gioia per le future generazioni».

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