La sharing economy tutti i giorni: una comunità di famiglie vive così

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Sharing economy in inglese, economia della condivisione in italiano. Una tendenza “di nicchia”, anche se piace e si diffonde rapidamente, in molte forme: dal car sharing (condivisione dei viaggi in auto) agli swap party (feste durante le quali ci si possono scambiare oggetti). E’ un argomento ricco. Dopo averlo introdotto nel dossier di settimana scorsa, stavolta proviamo a declinarlo nella vita quotidiana. A partire da quella di una comunità di famiglie.

La prima scelta di condivisione delle persone che vivono alla Cascina solidale Terra Buona di Nembro, già di per sé rivoluzionaria è quella di far parte di una comunità di famiglie. Tre nuclei (tutti numerosi) che appartengono a un’associazione, Comunità e famiglia, presente in tutta Italia con una ventina di realtà simili. A Bergamo ne è nata un’altra da circa un anno, in centro città, negli spazi un tempo occupati dai gesuiti. “Non facciamo cose eccezionali. Certo, condividere nelle piccole cose di tutti i giorni ci viene spontaneo” dice Stefania Ravasio, della Cascina di Nembro.
La scelta di fondo nasce dal desiderio di “vivere accanto agli altri in modo solidale”, in un contesto che rispetta l’identità e le decisioni di ogni persona. Come spiegano le linee guida dell’associazione “madre” Comunità e famiglia “Quelle in gioco sono famiglie, sono persone che ricercano uno stile di vita sobrio, essenziale nei consumi, ma anche nelle idee, non inseguono l’accumulo e lo sperpero dei beni, ma cercano di investire sulle relazioni con le persone nel rispetto dell’ambiente”. In questo caso l’ambiente è quello di una cascina ristrutturata nella quale sono stati ricavati diversi appartamenti. Alcuni sono occupati dai nuclei che aderiscono all’associazione, altri da famiglie che vengono accolte per qualche tempo, magari perché stanno attraversando un periodo di difficoltà. Le famiglie (otto in tutto tra quelle dell’associazione e quelle ospitate) sono vicine, ognuna vive per conto suo, ma può contare sulle altre, in un clima di aiuto e di fiducia reciproca. “Se devo uscire e la mia vicina è in casa – continua Stefania – è abbastanza frequente che accada di chiedere se posso affidarle uno dei miei figli, come succede nelle famiglie allargate o con gli amici, magari in contesti diversi è più difficile oggi che avvenga tra vicini. Tra noi accade spesso, per esempio al mattino prima di andare a scuola, per venire incontro a chi ha particolari orari di lavoro”. Questo si potrebbe chiamare “mum sharing” condivisione della mamma.
E poi c’è la spesa: “Ci sono beni che acquistiamo in grandi quantitativi con il gruppo di acquisto di Nembro: mele, arance, pasta, riso, farine, la carta per la cucina e il bagno, le passate, le marmellate. Li teniamo nella dispensa comune e ognuno prende quello che gli serve”. Anche con i giocattoli e i vestiti dei bambini lo scambio è facile e naturale: “Arrivano molte cose, soprattutto per i bambini più piccoli, e quando non le usiamo più all’interno della comunità le doniamo a qualcun altro a cui servono”. Per i piccoli lavori di casa si sfruttano, in base alle competenze, in prima battuta le risorse interne.
C’è anche un’auto condivisa dalle famiglie della cascina: “Ci dividiamo le spese – spiega Stefania – e la usiamo a turno. Ogni famiglia ha una macchina di proprietà, questa è la seconda e viene messa a disposizione a seconda delle esigenze”.
Anche gli stipendi di chi fa parte della comunità si mettono insieme su un unico conto. “Ogni famiglia della comunità – chiarisce Stefania – al primo del mese riceve un assegno da compilare secondo le necessità mensili, e quello che non si utilizza potrà servire alle altre famiglie della comunità. E’ un sistema che si basa sulla fiducia. I risparmi accantonati restano nella cassa e vengono usati per l’affitto. Alla fine dell’anno si valuta se c’è stato un disavanzo e si decide come impiegarlo, magari anche per sostenere altre esperienze e comunità”. Questa è una scelta davvero forte: mettere in comune anche il reddito, un money-sharing basato sulla fiducia, sulla sobrietà e sulla solidarietà. Non è un impegno da poco.
“E poi c’è la condivisione del tempo – conclude Stefania – che per noi è la più importante: la vita di comunità si basa sulle relazioni, e le relazioni sono fondate sull’ascolto, perciò è inevitabile avere del tempo a disposizione da trascorrere insieme. Ogni mercoledì ceniamo insieme. E poi ci sono tanti incontri informali, ogni volta che si può, dalla merenda al caffè”. Per sapere di più di questa esperienza e dell’associazione a cui fa capo: www.comunitaefamiglia.org.

 

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