Tania, bergamasca a Düsseldorf: anche qui trovare lavoro è una fatica

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Tania Magdalena Broletti, 33 anni, di Ponteranica, dall’agosto scorso abita a Düsseldorf :«Avevo visitato la città sei anni fa  – racconta -, ma all’epoca frequentavo l’Accademia di lingue di Aachen e avevo visto velocemente solo il centro. A luglio del 2013 ero stanca di cercare inutilmente lavoro tra Bergamo e Milano, i colloqui all’estero dicevano tutti che il mio tedesco era buono, ma con un accento italiano troppo marcato così ho deciso di partire».
Il primo mese alloggia presso un’artista bavarese tramite il progetto workaway, ossia lavoro in cambio di vitto e alloggio: «L’artista ha una fattoria biologica e vari progetti in corso – continua Maddalena – : per mandare avanti la proprietà ospita ragazzi di varie nazioni. In un mese ho vissuto con americani, spagnoli, russi, cechi, oltre a 20 pavoni, 2 ricci e un gatto. Una bellissima esperienza a contatto con la natura, ma avevo bisogno di una base per cercare lavoro». Maddalena si iscrive a un sito per ragazze alla pari e  trova una famiglia, che si presentata come inglese, a Düsseldorf. Ma la realtà è ben diversa: «Quando sono arrivata  ho trovato una situazione difficile: la famiglia era nigeriana, composta da una donna in carriera, una figlia di 6 anni problematica con accessi d’ira e un figlio 15enne molto tranquillo che subiva la situazione. Inutile dire che nonostante la legge richieda contratto e assicurazione sanitaria la madre dei ragazzi non aveva alcuna intenzione di adempiere a questi doveri e ha usato le scuse più assurde. Dopo due mesi e mezzo di lavoro senza orari e senza pause, ho iniziato ad avere problemi di salute e la madre dei ragazzi ha dichiarato di non aver più bisogno di me».
Maddalena si ritrova a dover cercare un nuovo lavoro e un alloggio nel giro di due settimane, cosa non facile visto che in famiglia la pagavano 350 euro al mese e l’accordo verbale era per minimo un anno di permanenza. L’ultima settimana di novembre finisce in ospedale per un’infezione al rene e dopo una settimana di ospedale Maddalena lascia la famiglia.

GLI AMICI TROVATI SU FACEBOOK

«Fortunatamente nei tre mesi precedenti avevo avuto il tempo di stringere amicizie tramite il gruppo di facebook “Italiani a Düsseldorf” – prosegue -, alcuni dei membri sono diventati dei miei buoni amici e mi hanno dato una mano mentre ero in ospedale. Ho trovato un monolocale e mi ci son trasferita senza nemmeno averlo visto. Il padrone di casa si è dimostrato subito gentile, mi ha permesso di pagare l’affitto subito ma la cauzione a rate, in genere in Germania devi depositare due mesi di cauzione e avere un lavoro perché ti affittino casa».
Maddalena a metà dicembre riesce a trovare lavoro come aiuto cucina – lavapiatti in un piccolo ristorante italiano per tre giorni a settimana, senza contratto, dove rimane fino a marzo. Inizia poi a lavorare in un ristorante di due imprenditori romani come addetta marketing e pubbliche relazioni: «Per i primi 40 giorni ho lavorato una media di 11 ore al giorno, 7 giorni su 7, per molto meno di mille euro al mese – racconta -, ovviamente anche qui niente contratto. Ho fatto delle ricerche e ho scoperto che la paga di legge per il mio lavoro era sui 2.300 euro con contratto e assicurazione sanitaria. Fino a giugno ho provato a spiegare ai datori di lavoro che in Germania sono obbligati ad assicurare i dipendenti ma non ne volevano sapere, né di pagarmi uno stipendio decente, né di fare contratto e assicurazione. Il pagamento del salario arrivava a spizzichi e bocconi e lavorando 70 ore settimanali era impossibile anche riposare».

CASSIERA IN UN SELF SERVICE

Poi, il colpo di fortuna: «Ho trovato un posto come cassiera in un self service asiatico nella via centrale di Düsseldorf, part time 30 ore, contratto regolare e finalmente assicurazione sanitaria. Non è il lavoro della mia vita, ma mi permette di mantenermi e di cercare un nuovo lavoro adatto a me con calma». Tutto sommato, nonostante gli imprevisti lavorativi iniziali, Maddalena è soddisfatta della sua decisione: «Ci sono dei momenti duri, tipo Natale e il mio compleanno, ma per il resto mi piace vivere qui. La città è sicura, la vita costa molto meno che da noi, qui l’Iva è al 19%, le tasse sullo stipendio per i single sono al 40%, i mezzi pubblici sono ottimi, non è necessaria la macchina, al massimo basta la bici».
Ora vorrebbe fare qualcosa per aiutare i giovani che, come lei, emigrano in Germania: «Vorrei creare qualcosa affinché i migranti italiani abbiano le informazioni che servono loro per lavorare sicuri e non sfruttati, cominciando a tradurre il contratto collettivo e il tariffario del settore gastronomico: il 90% degli italiani lavora lì. Qui esiste un sindacato italiano, ma è inutile: ti aiutano solo se sei iscritto, mentre vorrei creare qualcosa che aiuti le persone ad evitare i problemi, purtroppo molti non hanno scelta e accettano qualsiasi lavoro, ma che almeno lo facessero sapendo i rischi che corrono e i loro diritti». E conclude: «Direi che il mio trasferimento è definitivo, non so pero come andrà la mia vita, ma il livello di sicurezza e di libertà che c’è qui mi piace troppo per abbandonarlo».

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