Chi trova un amico spende un tesoro: se vuole “noleggiarlo”

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“Ci vorrebbe un amico” cantava Venditti. L’amico. Una persona legata a noi da un affetto reciproco, da una particolare empatia, da uno stato d’animo comune. Una persona che ti capisce al volo, sempre pronta a consigliarti, a rincuorarti, ad esserti vicino, ma anche capace di strigliarti e rimetterti sulla retta via. Un amico che magari conosci da una vita, con il quale sei cresciuto e diventato grande.

Ci vorrebbe un amico, eccome se ci vorrebbe. Ma se questi sono i tradizionali canoni dell’amicizia per come la intendiamo noi – gratuita ed incondizionata -, se questi sono i presupposti per un sincero e duraturo rapporto tra due persone, ebbene questi principi, non scritti e non regolamentati da alcun codice, stanno per essere accantonati dalla nuova usanza (ormai diffusa anche in Italia) di noleggiare un amico. Nata e sviluppatasi in Giappone, la pratica di affittare una persona ha avuto diversi risvolti: dalla fidanzata alla moglie fittizia, dal testimone di nozze all’inconsolabile parente di un defunto, dal finto datore di lavoro all’amico, appunto. Quest’ultimo ha avuto, fin da subito, un grande successo negli Stati Uniti, dove, nel 2009, è nato il sito RentAFriend.com che, ad oggi, offre un ventaglio di scelte con oltre 218.000 amici da noleggiare. Da qui si è estesa anche in Europa e dunque in Italia. Il compenso per la prestazione? Si aggira intorno ai 10 dollari all’ora, ma varia in base ai servizi offerti che – come tengono a sottolineare i responsabili dei vari siti online – non comprendono in alcun modo incontri sentimentali o prestazioni sessuali: “Si tratta di un sito esclusivamente di amicizia e di individui che mettono a disposizione la loro professionalità” si legge su AdottaUnAmico.com.

Ti senti solo? Hai semplicemente bisogno di uscire o di parlare con qualcuno ma non hai amici? La soluzione è qui, a portata di mano (o meglio, a portata di portafogli): noleggialo. Nulla di più semplice. Nulla di più falso: «La vera amicizia si fonda soprattutto sulla comunanza degli interessi e sull’affinità dei caratteri. L’adulatore osserva e si adegua, come materia inerte, a un aspetto e a un modello, imitando quelli che si trova di fronte quasi come una copia perfetta», scrisse Plutarco nel suo trattato sull’amicizia (I sec. d.C.). Possiamo dunque definirla amicizia? Verrebbe più facile indicarlo come un “business” vero e proprio, dove acquirente e venditore si accordano sul prezzo e sul tipo di merce-prestazione da elargire. La carica emotiva, il legame forte e incorruttibile, l’affetto, tutto viene mercificato, tutto diviene pretesto per fare soldi facili. Ed è curioso come questa singolare “moda” si sia sviluppata proprio nel periodo in cui un qualsiasi fruitore di social network può tranquillamente arrivare ad avere qualche centinaio di amici tra i suoi contatti. Anche qui: parliamo di amici reali o solo virtuali? Beh, di sicuro non sono a pagamento.

Famoso è il detto “chi trova un amico trova un tesoro”. In queste circostanze sarebbe più opportuno dire: “chi trova un amico spende un tesoro”.

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