Atalanta. Il Cola diventa fondamentale

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Stefano Colantuono, il Grande Burattinaio. All’Atalanta, mai come quest’anno la mano dell’allenatore risulterà determinante. Nella sua carriera, l’uomo d’Anzio, probabilmente, non ha mai avuto a disposizione un organico tanto completo e ben assortito. Quantità e qualità. La società ha attraversato le asperità dì un mercato sempre più insidioso azzeccandole quasi tutte. Potendo scegliere, si preferiva cedere, fra i cosiddetti big, Consigli. Mica per altro ma in quanto il sostituto, fra i pali, e cioè Sportiello, è giudicato già pronto. E così è stato. Il sacrificio di Bonaventura era nelle cose. Ma in cambio sono arrivati fior di giocatori. Da quelli di sicuro affidamento, come Biava, Bianchi, Gomez, a quelli di prospettiva, come Zappacosta, Drame’, D’Agostino, Boakye, Spinazzola, Molina. Inoltre sono rimasti Cigarini, Baselli, Carmona, Denis. Ecco perché il ruolo del tecnico assume tanta importanza.

Nelle aspettative, alzare l’asticella è logico. D’accordo che non porta bene proclamarlo. Ma non è detto che far meglio dell’anno scorso (undicesima piazza) significhi collezionare più punti. Paradossalmente si può arrivare dodicesimi ma progredire lo stesso. In che modo? Con un atteggiamento in campo più coraggioso, che non vuol dire inutilmente spregiudicato. Il pubblico vorrebbe vedere l’Atalanta prendere più spesso l’iniziativa, anziché manifestare la propensione ad attendere l’errore dell’avversario. Finora questa tattica ha pagato benissimo, intendiamoci.

Ora qual è la differenza? Colantuono s’è sempre dovuto destreggiare con un solo vero attaccante, Denis. I vari Ardemagni e Livaja, di contorno all’argentino, non si sono dimostrati, chi per un motivo chi per un altro, all’altezza. Lo stesso Gabbiadini, a suo tempo, non funzionava. Ma adesso la musica è cambiata: Bianchi, Boakye e Gomez sono punte, pur con diverse caratteristiche, che vedono la porta. La vedono, naturalmente, a patto di farli giocare. L’Atalanta possiede un suo equilibrio, è vero. Tuttavia qualcosa bisogna pur rischiare. Senza sbilanciarsi scriteriatamente. Questo è sottinteso. Tocca appunto all’allenatore individuare la soluzione giusta. Che sia il centrocampo a due o a tre, che sia il vecchio 4-4-2, oppure l’albero di Natale, o ancora il centravanti con tre che s’inseriscono.

Insomma il tecnico decida come meglio crede. Purché sfrutti il potenziale di cui dispone. Ci sono dubbi? No. Colantuono il suo valore l’ha già dimostrato. Magari gli si chiede d’adeguare una mentalità risultata vincente con la situazione leggermente mutata. In fondo un segnale l’ha già dato, domenica scorsa, cambiando Denis. Mai successo. I giocatori adesso sanno che, con tante alternative, nessuno potrà vivere di rendita. Per il gruppo questa è un’occasione da non perdere. Col panorama non proprio fiorito che offre il calcio italiano, ogni exploit (meno scudetto e Champions League) è possibile.

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