Fausto Bertinotti: una “conversione” fatua?

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DICHIARAZIONI CHOC

Le dichiarazioni rilasciate da Bertinotti al Todifestival il 29 agosto scorso, in un dibattito condotto da Alessio Falconio, direttore di Radio radicale, sono clamorose. Riassumendole: il comunismo è fallito. Se dovessi ricominciare un cammino di liberazione, partirei dalla cultura liberale e da quella cattolica – nell’interpretazione autentica che ne sta dando papa Francesco – perché solo queste due culture, di cui quella cattolica è bimillenaria, sono rimaste le sole a difendere i diritti della persona umana contro i poteri dell’economia e dello Stato. Dice Bertinotti: io appartengo a una generazione che, in nome della rivoluzione già fatta o a venire, è stata disponibile a mettere tra parentesi le libertà individuali. Chi è, allora, un autentico rivoluzionario? Papa Ratzinger, quando ha deciso di dimettersi da papa. Il sindacato? E’ diventato un pezzo dello Stato sociale; fanno incontri e non contratti, frequentano i tavoli del potere, non quelli delle mense operaie. Fin qui il Nostro.

LE REAZIONI A SINISTRA, TRA RECRIMINAZIONI E IRONIA

Le reazioni oscillano tra le recriminazioni e l’ironia, a sinistra soprattutto. La sinistra diffida delle conversioni, a meno che non “convergano” a… sinistra. Qualcuno, recriminando, ha osservato che l’avesse fatto all’epoca del governo Prodi questo passo, forse Prodi governerebbe ancora. Facendolo cadere nel 1998, ha aperto la strada alla successiva vittoria di Berlusconi. Altri alludono ad un’ultima disperata ricerca di palscoscenico da parte di un personaggio, già aduso a comparire a Porta a Porta, accompagnato dalla sua “erre” strascicata, e ora lasciato nelle quinte, dove non c’è luce. Altri, ancora, si fermano sulle sue caratteristiche, vere o attribuite, di leader vanesio e narcisistico… I sindacalisti, colpiti nel vivo, avendo sempre rimproverato a Bertinotti, fino dagli anni Ottanta, l’incapacità di firmare un contratto, sono irritati del fatto che lui ora rivolga a loro la stessa accusa.

QUELLO CHE DICE BERTINOTTI: IN RITARDO MA VERO

Che dire? La prima domanda da porsi è se le sue dichiarazioni siano vere o false, semplicemente, non se siano sincere o opportunistiche. Prima di correre ad analisi motivazionali, che tentino di scoprire “perché” ha fatto certe dichiarazioni, è più onesto intellettualmente paragonare le parole dette da Bertinotti agli eventi. Ora, se è vero che la presa d’atto del fallimento del comunismo arriva in notevole ritardo, non solo rispetto a quelli che ne denunciarono per tempo il fallimento, ma anche rispetto agli eventi, tuttavia l’adequatio dell’intellectus alla realtà è evidente: il comunismo è davvero fallito e il sistema degli stati comunisti, che ruotava attorno all’Unione sovietica, si è dissolto ufficialmente nel 1989. Bertinotti ne spiega le ragioni, che sono le stesse addotte da tempo da chi aveva visto fin dal principio nella gigantesca sperimentazione del comunismo la messa a rischio della libertà umane e della persona, sacrificate ad un progetto giacobino, di cui solo una ristretta avanguardia decideva i contenuti e la gestione concreta. Dunque, non più il progetto rivoluzionario come motore della storia, ma, biblicamente, “il cuore dell’uomo”. Si tratta di una “rottura epistemologica”.

LIBERALISMO ECONOMICO E LIBERALISMO POLITICO

A sinistra, l’aggettivo “liberale” spaventa di più che quello “cattolico”. Eppure, il liberalismo è il prodotto laico del primato cristiano della persona umana e di una visione della storia segnata dall’idea del peccato originale. Tra il Fato greco, che tiene in mano arbitrariamente i destini dell’uomo, e l’Uomo moderno, che da almeno cinquecento anni – passando attraverso l’Umanesimo, il Rinascimento, il Seicento scientifico, l’Illuminismo, il Marxismo, il Positivismo, le Biotecnologie – è convinto che la storia è un gigantesco esperimento di laboratorio, di cui solo avanguardie politico-intellettuali illuminate hanno le chiavi, il Cristianesimo esprime da sempre una visione di mezzo, consapevole della libertà umane e insieme della loro finitudine. Certo, la Chiesa e i cristiani hanno spesso deviato, nel loro cammino nella storia, da questa strada. Ma, al di là di ogni incoerenza o tradimento, hanno conservato e testimoniano nel presente quella visione. Si tratta di un approccio sobrio e realistico alla condizione umana. L’aggettivo “liberale” spaventa perché la sinistra confonde liberalismo e liberismo economico. Nella polemica Croce-Einaudi sul tema, Einaudi faceva notare a Benedetto Croce, sostenitore del solo liberalismo politico, che il liberismo economico è la condizione strutturale del liberalismo politico. In questi decenni di globalizzazione fianziaria, sono diventate più acute le tensioni tra il liberismo e il liberalismo. Il rischio è che un liberismo economico, senza il freni dei diritti e delle libertà, svuoti le democrazie dall’interno. Eppure c’è solo una strada: tenerli insieme. Giacchè, se si eliminano le libertà economiche, non necessariamente si finisce nel comunismo, ma di certo nello statalismo corporativo e assistenziale. E se si elimina il liberalismo politico, come in Cina, non perciò si scongiurano i rischi del liberismo selvaggio. Nelle critiche malevole della sinistra comunista o ex-/post- a Bertinotti stanno irrisolti i nodi del ‘900. Perché a Bertinotti è riuscito di scioglierli e a parecchia sinistra di Gramsci-Togliatti-Berlinguer non ancora? Perché, nonostante si sia infilato, dopo la fine del PCI, nel progetto della rifondazione comunista, Bertinotti non viene da quella tradizione, bensì da quella del massimalismo socialista della corrente di Riccardo Lombardi, parte della quale costituirà lo PSIUP nel 1964, che poi, sconfitto alle elezioni del 1972, confluirà nel PCI. Alla lunga, le storie riemergono là dove non te le aspetti.

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