Non ci si sposa più. La crisi del matrimonio secondo Chiara, monaca

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Cara Suor Chiara, è la stagione dei matrimoni, come sai. Nei giorni scorsi ho partecipato al matrimonio di un mio amico. Il parroco che ha benedetto il matrimonio mi diceva che nella sua parrocchia, 6.000 abitanti circa, il matrimonio del mio amico era il secondo quest’anno. Ce ne sarà ancora uno in settembre e poi basta. Fino a una ventina di anni fa, con un buon migliaio di abitanti in meno, quella parrocchia viaggiava sulla media di una ventina di matrimoni all’anno. A te che non ti sei sposata per motivi alti, nobili che cosa dice questa strana disaffezione al matrimonio di tanti giovani che non si sposano per motivi spesso né alti né nobili? Così almeno sembra a me, vecchio bacchettone cattolico, felicissimo di vedere il mio amico sposarsi in chiesa… Grazie. Gigi

LA PAURA DELLE SCELTE IRREVERSIBILI

Possiamo considerare la disaffezione verso il matrimonio, caro Gigi, come una spia che indica uno dei malesseri più gravi che caratterizza la nostra epoca. Ai nostri giorni, infatti, è profondo e radicato il disimpegno verso scelte esistenziali definitive e stabili. Tra le motivazione, che possono essere diverse, individuiamo innanzitutto la paura che una scelta definitiva, come il matrimonio, possa togliere la propria libertà e che un orientamento “irreversibile” alla vita impedisca di fare e di provare nuove opportunità. Così, in nome di una pseudo realizzazione che non porta ad assumere responsabilmente le conseguenze delle proprie scelte e a crescere in umanità, si preferisce rinunciare o dilazionare ogni orientamento esistenziale. Si teme che il sì definitivo abbia oneri troppo cari.

NON SOLTANTO LE NOSTRE FORZE

Una scelta decisiva, come quella del matrimonio, regala al cuore e alla vita uno spazio di libertà e di solidità interiore molto grandi, poiché aiuta ad orientare il cuore ad un ideale ben preciso che porta ad uscire dalla frammentarietà e dalla frantumazione. Quando una passione grande infiamma il cuore, lo dilata ad orizzonti sempre più grandi e liberanti, rendendolo capace di compromettersi per sempre nel dono della vita. Promettersi reciprocamente fedeltà per tutta la vita è realmente faticoso: colti da giuste vertigini, si avverte tutto il peso di una decisione! È necessario, allora, ricordare che una scelta di vita non può essere affidata solo alle nostre povere forze e non può essere frutto solo di una percezione emotiva o affettiva, ma deve poggiare sulla solida roccia della fedeltà di Dio che chiama e che affida un dono. Sulla solidità della Sua fedeltà si può rischiare e scommettere, fidandosi di una promessa molto grande.

ANCHE NOI MONACHE ABBIAMO SCELTO PER SEMPRE

In quanto donne consacrate, noi abbiamo rinunciato al matrimonio, ma non abbiamo abdicato alla serietà di compiere una scelta ben precisa! Come tutti, anche noi abbiamo sperimentato la gioia e la fatica di scegliere, e scegliere per tutta la vita, credendo ad un promessa grande, sulla quale rinnoviamo ogni giorno il nostro sì alla vocazione accolta in dono!

Non dimentichiamo che nella vocazione specifica alla quale tutti i battezzati sono chiamati viene offerta una promessa gravida di vita e di futuro: accogliamola, quindi, come il meglio per noi! La posta in gioco è alta, ma occorre saper rischiare e giocare il tutto per il tutto, sapendo che non siamo soli quando, nel nome del Signore, promettiamo un per sempre! Dio stesso è coinvolto in questo nostro donarci! A Lui, quindi, come a una fonte, occorre tornare ad attingere l’acqua fresca dell’Amore per superare le inevitabili prove della vita e dell’amore.

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