Papa Francesco: la forza della Chiesa non è nelle strutture, ma nell’amore di Cristo

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«Io vorrei che tutti noi facciamo un saluto a questo popolo, coraggioso, lavoratore e che in pace cerca l‘unità». Con queste parole, pronunciate a braccio e rivolte alla piazza, il Papa Francesco ha concluso l’udienza generale di oggi, interamente dedicata al suo viaggio in Albania di domenica scorsa, di cui ha ripercorso idealmente le tappe di fronte agli oltre 30mila fedeli. «Ringrazio ancora una volta il Signore – le parole finali del Papa – perché, con questo viaggio, mi ha dato di incontrare un popolo coraggioso e forte, che non si è lasciato piegare dal dolore».
«Ai fratelli e sorelle dell’Albania – ha proseguito – rinnovo l’invito al coraggio del bene, per costruire il presente e il domani del loro Paese e dell’Europa». L’auspicio di Papa Francesco è che la Madonna del Buon Consiglio, venerata nell’omonimo Santuario di Scutari, «continui a guidare il cammino di questo popolo-martire». «La dura esperienza del passato – l’auspicio del Papa – lo radichi sempre più nell’apertura verso i fratelli, specialmente i più deboli, e lo renda protagonista di quel dinamismo della carità tanto necessario nell’odierno contesto socio culturale».
«La pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile». Lo ha detto il Papa, spiegando ai fedeli che il viaggio in Albania è nato «dal desiderio di recarmi in un Paese che, dopo essere stato a lungo oppresso da un regime ateo e disumano, sta vivendo un’esperienza di pacifica convivenza tra le sue diverse componenti religiose. Mi sembrava importante incoraggiarlo su questa strada, perché la prosegua con tenacia e ne approfondisca tutti i risvolti a vantaggio del bene comune». Al centro del viaggio, ha ricordato Francesco, «c’è stato un incontro interreligioso dove ho potuto constatare, con viva soddisfazione, che la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile».
«Si tratta di un dialogo autentico e fruttuoso che rifugge dal relativismo e tiene conto delle identità di ciascuno», ha puntualizzato il Papa, perché «ciò che accomuna le varie espressioni religiose è il cammino della vita, la buona volontà di fare del bene al prossimo, non rinnegando o sminuendo le rispettive identità».
«Anche oggi, come ieri, la forza della Chiesa non è data tanto dalle capacità organizzative o dalle strutture, che pure sono necessarie. La nostra forza è l’amore di Cristo». Ad esclamarlo è stato il Papa: «Una forza – ha proseguito durante l’udienza di oggi – che ci sostiene nei momenti di difficoltà e che ispira l’odierna azione apostolica per offrire a tutti bontà e perdono, testimoniando così la misericordia di Dio». Del viaggio in Albania, Francesco ha ricordato «l’incontro con i sacerdoti, le persone consacrate, i seminaristi e i movimenti laicali», occasione «per fare grata memoria, con accenti di particolare commozione, dei numerosi martiri della fede». «Grazie alla presenza di alcuni anziani, che hanno vissuto sulla loro carne le terribili persecuzioni – ha detto il Papa – è riecheggiata la fede di tanti eroici testimoni del passato, i quali hanno seguito Cristo fino alle estreme conseguenze». «È proprio dall’unione intima con Gesù, dal rapporto d’amore con Lui che è scaturita per questi martiri, come per ogni martire, la forza di affrontare gli avvenimenti dolorosi che li hanno condotti al martirio», ha sottolineato il Papa. 
«I martiri non sono degli sconfitti, ma dei vincitori: nella loro eroica testimonianza risplende l’onnipotenza di Dio che sempre consola il suo popolo, aprendo strade nuove e orizzonti di speranza».
Lo ha assicurato i Papa, che ha definito l’Albania «un esempio non solo di rinascita della Chiesa, ma anche di pacifica convivenza tra le religioni». «Percorrendo il viale principale di Tirana che dall’aeroporto porta alla grande piazza centrale – la testimonianza del Papa – ho potuto scorgere i ritratti dei quaranta sacerdoti assassinati durante la dittatura comunista e per i quali è stata avviata la causa di beatificazione. Questi si sommano alle centinaia di religiosi cristiani e musulmani assassinati, torturati, incarcerati e deportati solo perché credevano in Dio». «Sono stati anni bui -, ha detto Francesco, – durante i quali è stata rasa al suolo la libertà religiosa ed era proibito credere in Dio, migliaia di chiese e moschee furono distrutte, trasformate in magazzini e cinema che propagavano l’ideologia marxista, i libri religiosi furono bruciati e ai genitori si proibì di mettere ai figli i nomi religiosi degli antenati».
«Il ricordo di questi eventi drammatici è essenziale per il futuro di un popolo – ha detto il Papa -. La memoria dei martiri che hanno resistito nella fede è garanzia per il destino dell’Albania, perché il loro sangue non è stato versato invano».
Un appello contro la diffusione del virus Ebola e una preghiera insieme ai fedeli per le vittime di questa epidemia. A rivolgerlo – prima dei saluti in lingua italiana che come di consueto concludono l’udienza – è stato il Papa, che ha citato per la seconda volta in due giorni, dopo l’udienza concessa ai vescovi del Ghana in visita “ad limina”, il virus che sta flagellando il continente africano. «Il mio pensiero va ora a quei Paesi dell’Africa che stanno soffrendo a causa dell’epidemia di Ebola». «Sono vicino alle tante persone colpite da questa terribile malattia – ha assicurato il Papa -. Vi invito a pregare per loro e per quanti hanno perso così tragicamente la vita».
«Auspico che non venga meno il necessario aiuto della comunità internazionale per alleviare le sofferenze di questi nostri fratelli e sorelle». «Per questi nostri fratelli ammalati, preghiamo la Madonna», ha detto il Papa prima di recitare l’Ave Maria con i 30mila fedeli presenti in piazza. 

 

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