“Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”. Tragedie umane e speranza cristiana

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Cara suor Chiara,
è iniziato un nuovo anno scolastico per tanti ragazzi, famiglie e insegnanti. Tanti gli auguri e le parole lette sui vari giornali.
Ci sono anche altre notizie che allargano gli orizzonti sulla situazione in Medio Oriente che portano sconforto e rigano di lacrime i nostri volti; un numero considerevole di bambini a Gaza che non riprenderanno la scuola e per tanti di loro resterà solo il ricordo di un nome posto su un banco che non verrà più occupato. Scuole da ricostruire, perché la guerra ha lasciato segni di distruzione. Eppure questi bambini, più di tutti, hanno bisogno di speranza, di futuro e di poter leggere, tra le righe della devastazione, la possibilità di ricominciare.
Chiedo a te, come possiamo ridare speranza e futuro a questi ragazzi segnati dalla guerra, ma anche a chi, sconcertato e vicino a noi, sta vivendo il dramma di un gesto che nasconde fragilità e interroga, senza voler porre giudizi, soprattutto il mondo di noi adulti. Grazie
Anna

Riaccendere la speranza nei cuori dei fratelli più deboli e maggiormente provati è il dono più bello e più difficile che possiamo regalare a questa nostra umanità, cara Anna! Non possediamo, però, ricette preconfezionate da offrire perché rinasca la speranza in tutti coloro che sono nella prova e nella sofferenza. Di fronte alla drammatica situazione dei bambini del Medio Oriente, privati, a causa della guerra, della possibilità della formazione scolastica e culturale, un senso di impotenza invade il nostro cuore e lo scoraggiamento tende a prendere il sopravvento.

UNA SPERANZA POSSIBILE

È possibile ancora sperare? Mentre il numero delle vittime di assurdi conflitti e di insensate tragedie familiari continua a crescere, possiamo ancora essere gli uni per gli altri segno di speranza? Ma è possibile ancora continuare a credere nella vita e in un futuro migliore quando lo sgomento, il dubbio, gli interrogativi, lo smarrimento abitano il nostro cuore? In quale modo? Come cristiani possiamo offrire all’umanità una preziosa certezza che ha il “colore e il sapore” della Pasqua e che invita tutti a guardare dentro ogni evento doloroso dell’esistenza per cogliervi la mano provvidente del Padre che non ci abbandona. La speranza cristiana non è un ansiolitico o un anestetico dinanzi alla nostra sofferenza e a quella di tanti fratelli, ma è quella spinta interiore che, illuminata dalla fede nella Pasqua del Signore Gesù, ci spinge a non demordere nel credere nella vita e che ci invita a rimboccarci le maniche perché possiamo imprimere segni positivi in questo nostro mondo. La speranza è innanzi tutto dono di Dio e il frutto buono di una esistenza che vive in comunione con Lui e con i fratelli. A questo dono, che supera di gran lunga le nostre attese, tutti siamo chiamati ad attingere per continuare il cammino quotidiano, portando con fede e compassione, la sofferenza e il dolore di tante tragedie, così da divenire capaci, nel nome del Signore, di spandere ovunque frammenti di amore e di gioia.

LA PREGHIERA DI SAN FRANCESCO

Ricordiamo a questo proposito la preghiera del nostro padre san Francesco, nella quale possiamo comprendere un poco cosa significhi concretamente divenire testimoni della speranza cristiana proprio là dove vi è disperazione e sofferenza: “Oh, Signore fa’ di me lo strumento della Tua pace; là, dove è l’odio che io porti l’amore. Là, dove è l’offesa che io porti il perdono. Là, dove è la discordia che io porti l’unione. Là, dove è il dubbio che io porti la fede. Là, dove è l’errore che io porti la verità. Là, dove è la disperazione che io porti la speranza. Là, dove è la tristezza, che io porti la gioia. Là, dove sono le tenebre che io porti la luce. Oh Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto d’essere consolato, ma di consolare. Di essere compreso, ma di comprendere. Di essere amato, ma di amare. Poiché: è donando che si riceve, è perdonando che si ottiene il perdono, ed è morendo, che si risuscita alla Vita eterna”.

 

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