Spunti per un altro modo di fare liturgia

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Mercoledì 17 settembre, in mattinata, si è svolta l’assemblea del clero. È un appuntamento in calendario, sempre, a settembre. Inizia il nuovo “anno pastorale”, gli oratori riaprono, inizia la catechesi, le parrocchie ripartono con le loro attività. Prima il clero, mercoledì 17, appunto, poi i rappresentanti di tutte le comunità diocesane, venerdì 19, nella “assemblea diocesana”.

O SI CREDE INSIEME O NON SI CREDE

Per l’assemblea del clero di mercoledì mattina, vista con l’occhio disincantato di uno che osserva da fuori, che non ha riservato sorprese: programma rispettato. Ma in realtà una sorpresa, e di rilievo, c’è stata. Al centro della mattinata ha tenuto una relazione Giorgio Bonaccorso, monaco benedettino, specialista di liturgia. Di liturgia, infatti, si è parlato.

Sono quegli incontri che più che fornire contenuti nuovi, forniscono un contenitore nuovo, più che qualcosa da vedere, degli occhiali nuovi per vedere meglio.

Alcuni appunti.

La fede non è un’alternativa fra fede oggettiva (le “cose” da credere) o fede soggettiva (“io credo”), ma la fede è intersoggettiva. O si crede insieme o non si crede. L’altro è la condizione della mia fede. Quindi solo amando, intessendo relazioni con l’altro, posso vivere davvero la fede. Ancora: non scelgo, ma sono scelto, faccio l’esperienza prima di sapere che cosa è l’esperienza. Tutto un mondo mi mette al mondo prima che io possa fare qualcosa nel mondo. Altri mi hanno amato e accolto prima che io possa amare ed accogliere. La mia libertà dipende da quell’accoglienza che la precede.

Insomma, la relazione Buonaccorso ha scompaginato uno schema che tutti facilmente riteniamo scontato: ci sono io, penso, decido e faccio. Altri, invece, hanno deciso per me prima di me e hanno reso possibile la mia decisione.

O LA LITURGIA È CON IL CORPO O NON È

Con la stessa libertà di sguardo, anzi in stretta dipendenza da essa, è stata vista la liturgia. Un avvertimento, sopra tutti: la buona liturgia non è una buona idea di liturgia. La liturgia non è cosa da aula scolastica. La liturgia è un fare. La differenza fra il teatro e la assemblea liturgica è che nel teatro c’è un protagonista e degli spettatori. Nella liturgia non ci sono – non ci devono essere – spettatori perché tutti sono attori. Tutti fanno.

Ancora: proprio perché la liturgia è fare, il corpo è assoluto, necessario protagonista. Nella liturgia dominano voci, movimenti, colori, odori…

Insomma un insieme di punti di vista alla lettera sconvolgenti. Sconvolgono, infatti, rispetto a un modo concreto di celebrare che sembra andare all’opposto rispetto a questi spunti. Le nostre liturgie sono spesso ingessate, il corpo sembra una zavorra inutile. E si fatica a vedervi quella partecipazione corale e condivisa che è tipica di un’assemblea. Chissà se un’assemblea ampiamente prevedibile è stata capace di lasciarsi mettere in discussione da spunti così imprevedibili. Chissà.

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