La Strabergamo: che bella occasione per riscoprire la città e la gioia di camminare insieme

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Per la prima volta, nella mattinata di ieri, ho deciso di partecipare alla Strabergamo, a 30 anni suonati. E ho scelto di raccontarvela non da dietro le quinte, nello spazio riservato alla stampa, bensì direttamente dall’interno. Con me, però, non avevo i soliti strumenti del cronista: niente taccuino né tablet, niente macchina fotografica né telefono: solo una maglietta rossa, un paio di pantaloncini, e sneakers ai piedi.
Devo quindi raccontarvi questa straordinaria manifestazione (che, dopo averla vissuta in prima persona, raccomando calorosamente a tutti: bambini, giovani, adulti o anziani) basandomi esclusivamente su ricordi intrisi di sudore e sensazioni vissute fianco a fianco con i partecipanti. Il primo aspetto di questa maratona non competitiva, giunta alla sua 38a edizione, è il  suo carattere intergenerazionale: non capita tutti i giorni, e men che meno nella prima mattinata di un giorno festivo come domenica, di ritrovarsi immersi in un pubblico tanto diverso quanto unito: nessuno dei partecipanti, infatti, avverte la sensazione di sentirsi estraneo. Anzi. Una delle emozioni predominanti è la voglia di partire, di correre, di camminare. In poche parole di esserci e di partecipare. E le avvisaglie di questo sentimento collettivo iniziano prestissimo: sono da poco passare le 7 di mattina ed ecco che il centro cittadino sembra animarsi come per incanto: da tutte le vie del centro confluiscono gruppi di persone verso il Sentierone, tutte accomunate dall’abbigliamento sportivo e dalla voglia di stare insieme. Moltissimi i bambini e forse questo è uno degli aspetti più belli di eventi come questo: a loro viene data la possibilità di godersi e di scoprire la propria città, senza macchine, senza l’assillo della fretta quotidiana e persino senza l’agonismo a tutti i costi, con l’obbligo di primeggiare. In questo senso la StraBergamo va “in direzione ostinata e contraria”: percorrere a piedi le vie di Città Alta permette di scoprire angoli nascosti, percorsi mai intrapresi, bellezze mai ammirate. Ma veniamo alla cronaca più “live” dell’evento: dopo la celebrazione della S. Messa all’aperto, la Strabergamo è iniziata ufficialmente alle 9, con tre percorsi da 6, 12 e 16 chilometri: una volta tagliati i nastri di partenza il gruppo (composto da ben 8730 bergamaschi) ha percorso tutta via Roma per arrivare alle pendici di Città Alta: qui il percorso deviava, confluendo nella parte alta di via Sant’Alessandro. Ed ecco che, nella strada che si restringe a imbuto, alla tua destra cerca di farsi largo, per raggiungere la moglie che tiene in braccio una bambina di poco meno di un anno, un giovane papà armato di passeggino (e in una via Tre Armi colma di persone non è di certo impresa facile) puoi essere superato in un battibaleno da un velocista settantenne che ha deciso di sfruttare la fascia laterale per staccare il resto del gruppo. E tu rimani lì, indeciso se seguirlo o se prendertela comoda, stando al passo del serpentone rosso che sembra arrancare (pur muovendosi) proprio al di sotto delle Mura Venete. Una volta arrivati in Colle Aperto decido di cambiare marcia: niente più passo lento, ora si corre. Più facile a dirsi che a farsi: la Corsarola, infatti, a metà mattinata è popolata (complice la domenica di sole prima del ritorno in massa al lavoro e dell’inizio di tutte le scuole) come non mai e anche se il percorso, per un breve tratto, prosegue per via Salvecchio non c’è nulla da fare, occorre seguire l’andatura della fiumana, almeno fino a piazza Mercato delle Scarpe. Qui la discesa agevola la corsa e si arriva alla Fara in men che non si dica: scelgo di allungare il tragitto facendo di corsa anche tutto il parco di Sant’Agostino, per poi discendere dalla Porta omonima e proseguire lungo via Pignolo Alta e infine via Tasso. E qui la stanchezza inizia a farsi sentire, complice l’allenamento non proprio dei migliori: il traguardo del Sentierone assomiglia alla famosa oasi con tanto di miraggio, ma una volta arrivati alla Chiesa di San Bartolomeo vengo accolto dai ragazzi dell’organizzazione che distribuiscono un sacchetto con qualche bene di prima necessità: la tanto agognata bottiglietta d’acqua, ma anche una pesca, latte e (per i più arditi) una lattina di una bevanda energetica. Una volta arrivati al traguardo, la sensazione che si prova è dunque quella di stare in mezzo a una grande scampagnata in famiglia: capti i discorsi delle persone intorno a te, respirando l’aria di una comunità in movimento, che però si concede il meritato riposo. In fin dei conti non importa la meta finale, quello che contava davvero è stato il tragitto trascorso insieme: e questa importanza la noti nelle persone che non hanno partecipato alla manifestazione, nei passanti che guardano (quasi sbigottiti) il fiume “rosso” che gli passa accanto. E magari qualcuno di loro, l’anno prossimo, deciderà di farne parte.

 

 

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