I pendolari: “Passiamo un sacco di tempo sul treno, un mondo a parte”

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«In treno noi studenti pendolari passiamo un sacco del nostro tempo» mi dice ridendo Chiara, che da cinque anni viaggia quasi ogni giorno sulla linea Bergamo-Milano per raggiungere (dopo aver preso anche la metro e il tram) l’università Bocconi. Proprio per questo le storie di chi si sposta sulle rotaie sono simili tra loro: un misto di disagi e aneddoti divertenti, lamentele e solidarietà, insomma di bello e brutto che si mescolano come nella vita.

«Per me il treno è comodo e prendo l’auto solo quando faccio tardi: la stazione di Arcore è vicina a casa mia ed è collegata direttamente a Bergamo, da dove partono gli autobus per Città Alta» esordisce Valeria, che studia Lettere. «Però i disagi sono tanti e sempre gli stessi da quando, quattro anni e mezzo fa, ho cominciato a frequentare i corsi». E parte l’elenco, identico per tutti gli intervistati: le carrozze sono spesso vecchie – l’aria condizionata sparata al massimo in inverno e assente in estate è un classico – e non pulite, i ritardi sono quasi cronici (con conseguenti coincidenze che saltano) e gli scioperi frequenti.

In più, non va sottovalutato l’aspetto economico: i prezzi dei biglietti continuano ad aumentare, ma la qualità del servizio non fa altrettanto. «Ormai un viaggio sulla mia tratta costa 3.50 €, venendo in auto risparmierei molto» fa notare Valeria.

Conferma tutto anche Riccardo, che da Crema ha dovuto raggiungere per studio prima Bergamo e poi Milano. «I primi tempi dovevo cambiare treno a Treviglio e addirittura, qualche anno fa, il collegamento tra Treviglio e Treviglio Ovest era affidato a un bus navetta» Quando non arrivava «scattava la solidarietà: mi è capitato di dare passaggi ad altri ragazzi sulla mia stessa tratta». Il viaggio, infatti, è anche un momento di condivisione e, giorno dopo giorno, nascono anche conoscenze e amicizie, che a volte sfociano in vere e proprie “cene pendolari”: «Ci sono andato due o tre volte: è un modo per sentirci tutti compagni di viaggio».

Altre volte, ben più serie, la compagnia serve anche per difendersi da qualche incontro sgradevole, come confermano le ragazze, che preferiscono evitare le corse del tardo pomeriggio oppure sedersi vicino al capotreno per «sentirsi più protette».

I modi per far passare il tempo del viaggio sono tanti (dal ripasso last-minute per un esame al pisolino), ma forse il più divertente – e involontario – rimane quello di osservare le persone che capitano vicino e ascoltare “i fatti degli altri”. «Io non sopporto quelli che parlano ad alta voce al cellulare, si comportano in modo maleducato o vogliono fare conversazione a tutti i costi, ma a volte è inevitabile» chiarisce Chiara «e così le piccole disavventure o i look stravaganti sono anche un modo per stupirsi e magari sorridere un po’».

 

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