Il volo dalla finestra del ragazzo del Lussana. L’angoscia del non sapere

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Il ragazzo che vola, e che forse si è buttato dalla finestra al Lussana continua a far parlare, a far molto parlare. Il molto parlare non dice gran che. Più che altro dice che quel fatto gravissimo suscita enorme sgomento. Da quello che si è letto e da quello che si dice, infatti, non si riesce ancora a capire il perché di quel volo. Si fanno soltanto congetture. Sembra escluso l’incidente. Per lo meno, non lo si dà come la spiegazione più ragionevole. Se qualcuno lo cita, lo fa, più che altro, per avere una via d’uscita allo stato di angoscia in cui ci si trova quando ci si pensa. Ma appare una spiegazione che non spiega. È più probabile pensare che il ragazzo lo abbia deciso lui quel volo. Ma perché?

Quel dolore per non sapere può essere ricondotto a quella diffusa malattia moderna di voler cacciare il naso dappertutto, soprattutto là dove è proibito cacciarlo. Una specie di libidine della notizia proibita, il godimento del fattaccio segretissimo buttato in piazza. Può essere che ci sia di questo. Ma non è l’unica ragione. Non può essere l’unica.

Ci sono, probabilmente ci sono, delle motivazioni più alte. L’adolescente che sta crescendo non è più il bambino giocattolo che ci delizia, ma non è ancora l’adulto con cui trattare alla pari. L’adolescenza è il momento difficile del passaggio. Passare oltre l’adolescenza è come uscire dal grembo un’altra volta. Se l’adolescente inquieto e incerto esce bene, poi prende il volo e fa la sua vita. Quando la nuova nascita non avviene è come un parto finito male. È il dramma per chi si butta dalla finestra ma è un dramma ancora più grave per chi lo vede buttarsi: familiari, amici, tutti. Siamo qui per crescere e far crescere e non ce la facciamo. Il ragazzo che deve “nascere” alla vita sua, definitivamente scelta, decide di non entrarci e si butta.

Si capisce allora perché se ne parli tanto. In qualche modo è come se fossimo stati tutti lì sotto, quella mattina e avessimo visto quel ragazzo che, inaspettatamente, scavalcava il parapetto della finestra. Ma che cosa succede, ma perché lo fa? E non siamo riusciti a trovare allora la risposta e non ci riusciamo neppure oggi.

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1 commento

  1. Francesca Coltura on

    Io ho tre figli adolescenti e sto vivendo in famiglia la nuova nascita al sociale del dono più bello che il Signore mi ha dato, questi figli. E’ stato facile l’accudimento, entusiasmante la crescita con tutte le scelte tra quelle della cura materiale , della salute e della scuola ma questo è sicuramente il periodo più difficile, i miei figli stanno crescendo e chiedono libertà di scelta e di azione, chiedono di essere ascoltati, capiti e di essere amati per quello che sono. Io capisco che hanno bisogno di provare da soli e di trovare fuori dalla famiglia la risposta al senso della loro vita, noi genitori non bastiamo più. E allora ecco la mia speranza, che fuori dalla famiglia trovino relazioni buone, amicizia e amore vero. Penso che c’è un grande bisogno di guardare i nostri figli e quelli degli altri con lo sguardo del Padre Misericordioso che ama, abbraccia si fida e incoraggia e chiedo a Dio di porre accanto a ciascuno di loro un amico che quando sono scoraggiati dica “dai ce la facciamo insieme!”

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