Alfano, le Sentinelle, il Papa: quella tolleranza a senso unico

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Bisognerà prima o poi ribellarsi al dogma incontestabile per cui se sostieni a spada tratta le rivendicazioni degli omosessuali sei illuminato, moderno e progredito, mentre se ritieni che la famiglia rimanga comunque quella conosciuta sinora, allora sei ottuso, becero e retrogrado.

Eppure il comandamento manicheo si è imposto in tutta la sua prepotenza anche in questi giorni: per cominciare insulti e sberleffi ad Alfano, a cui non si perdona il peccato originale (essere ministro di destra in governo di sinistra), reo di aver fatto quello che era suo diritto – e forse suo dovere – fare come capo degli Interni, cioè ricordare che nel nostro Paese, fino a prova contraria, le unioni tra persone dello stesso sesso non sono riconosciute dalla legge, anche se sancite all’estero. Poi sono arrivate le uova e le aggressioni fisiche alle cosidette “sentinelle”, che in modo composto e silenzioso manifestavano nelle piazze la loro idea (condivisibile o meno) di famiglia. Per contrappasso, dai più accaniti anticlericali sono arrivate parole di lode per le aperture nei confronti di divorziati e omossessuali che sembrano provenire (al momento non c’è nulla di ufficiale) dal Sinodo voluto dal Papa.

Non voglio entrare nel merito delle questioni: personalmente, per inciso, mi sento più attratto dal cristianesimo dell’Uomo di Bergoglio che dal cattolicesimo dei Princìpi delle “sentinelle”. Ma non è questo il punto: il punto è che bisognerebbe accettare, una volta per tutte, che se stai dalla parte del cambiamento e del futuro (sempre incerto e sfuggente) non hai necessariamente ragione, così come se ti richiami alla tradizione e al passato non sei per forza nel torto. La storia è piena di cambiamenti, alcuni provvidenziali, altri falsi e gattopardeschi, altri palesemente dannosi per l’umana civiltà. Ma la Storia, come diceva Gramsci, è una maestra priva di alunni: molto più comodo allora continuare a ragionare per etichette.

C’è un’altra sommessa critica che vorrei muovere: è inutile dimostrarsi tanto tolleranti e liberali nei confronti di una categoria e poi rivelarsi irrispettosi nei confronti di altri. È il solito pessimo vizio da cui non riusciamo a liberarci, che si potrebbe estendere a tanti altri casi: è inutile promuovere il dialogo tra le religioni, se poi non rispetti chi vive la tua stessa religione magari in maniera un po’ diversa dalla tua; è inutile discettare di democrazia e diritti e poi ostracizzare dal pubblico dibattito chi ha idee diverse, magari più scomode. Anche perché, in questo caso, subentra il fastidioso sospetto che a ispirare certi personaggi non siano la tensione morale e un forte idealismo, ma la convenienza e l’opportunismo. È curioso che prediche di tolleranza e rispetto vengano da quanti sono in effetti molto tolleranti e rispettosi, ma a una piccola, marginale condizione: che le persone da rispettare la pensino come loro.

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