Le attività del Meic. «Il lavoro di rete è fondamentale per le associazioni cattoliche»

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«Non basta avere la fede come comune denominatore. Bisogna affiancare al nostro credo un impegno culturale costante». A parlare è il neo-eletto presidente del Meic di Bergamo – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale – Bruno Saita.
Il Meic viene istituito nel 1980 e altro non è che il seguito del Movimento Laureati Cattolici, nato nel 1932 come espressione dell’impegno civile cattolico. Fondato con l’intento di allargare la partecipazione ad un bacino d’utenza non esclusivamente proveniente dal mondo universitario, il MEIC è presente in tutte le provincie italiane, proponendo incontri e convegni su svariati temi di attualità. Di rilevante importanza è il contributo, in termini di idee e personalità, che Bergamo ha offerto, già dai primi anni, al movimento, attraverso grandi nomi che ne hanno scritto la storia: monsignor Adriano Bernareggi (Vescovo di Bergamo) è stato il primo Assistente nazionale, mentre il bergamasco Giovanni Battista Scaglia è stato eletto Presidente Nazionale del movimento nel 1946, succedendo proprio ad Aldo Moro.
«Tra città e provincia il nostro Movimento conta 30-35 soci – racconta il presidente Saita -. Non è certo un gran numero ma non c’è da stupirsi: come noi sono in calo tante altre organizzazioni cattoliche. D’altra parte l’associazionismo in generale è in forte contrazione perché prevede un impegno di riflessione che non è facile da portare avanti». E allora, come fare? Come recuperare adesioni e numeri? «Oggi il cattolico deve essere in grado di esprimersi su svariati temi. La capacità di mediazione culturale sta proprio in questo: riuscire a conciliare tematiche differenti. Non a caso i nostri incontri sono improntati sulla fede per non più del 30%, ma piuttosto su temi come la famiglia e il rapporto tra le generazioni». E aggiunge «Un tempo c’erano le associazioni professionali che comunque facevano riferimento ai laureati cattolici. L’auspicio è quello di far risorgere questi movimenti in modo da poter offrire contributi specifici per materie».
Il pericolo è però quello della dispersione in troppe associazioni a sfondo cattolico: «Occorre una forte presa di coscienza da questo punto di vista: bisogna fare rete, lavorare in gruppo, come suggerisce il nostro vescovo. Bisogna relazionarsi con le altre realtà presenti sul territorio – con le quali già organizziamo incontri ed attività – come l’Azione Cattolica, l’Ugci (Unione Giuristi Cattolici Italiani) o l’Ucid (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti)».
Saita chiude con un suggerimento rivolto in special modo ai media locali: «La Cdal (Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali) è l’organismo che aggrega tutte le associazioni cattoliche. Sarebbe interessante creare un archivio dettagliato di queste realtà con un articolo per ogni associazione che ne fa parte».

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