Le comunità accolgono i nuovi parroci: una festa sempre uguale in una società diversa

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I riti di accoglienza dei nuovi parroci e curati delle comunità sono sempre gli stessi: suggestivi, festosi. C’è il corteo, la banda, ci sono i saluti delle autorità civili. I paesi si rivestono di fiocchi bianchi e gialli, di striscioni, di bandiere colorate. Le piazze si riempiono, c’è la folla delle grandi occasioni. In chiesa solo posti in piedi per la prima Messa. Bellissimo, come tutti gli inizi. Negli ultimi giorni sono tante le comunità bergamasche che hanno festeggiato così. Con le foto condivise in diretta sui social network.

Cogliamo questa occasione per notare come accanto a riti e tradizioni che resistono c’è però una realtà fluida, in continuo cambiamento, in cui anche il ruolo del prete, pur restando nei principi e nei fondamenti (ovviamente) lo stesso, si gioca in ambiti diversi, si misura con realtà e situazioni diverse. Lo dicono, del resto, da un’altra prospettiva, anche le discussioni in corso al Sinodo proprio in questi giorni.

Le vocazioni, intanto, sono (in generale) di meno che in passato. La nostra diocesi resta una terra ricca di sacerdoti, una realtà felice rispetto ad altre zone d’Italia, ma anche da noi sta comunque crescendo il numero delle parrocchie che rimangono senza un curato, senza il prete giovane che si occupa dell’oratorio. Alcune comunità vengono raggruppate in unità pastorali.
Le sfide proposte dall’amministrazione ordinaria delle parrocchie, intanto, si moltiplicano e non sono scontate: il tessuto sociale è più sfilacciato, la mobilità più forte. La gente è messa a dura prova dalla lunga crisi, le reti di solidarietà familiare tengono, ma in futuro chissà… Si sente forte la distanza tra ideali, principi, valori e la loro realizzazione quotidiana, anche fra i cristiani. Una pronunciata deriva individualistica ci ha resi tutti più soli. La politica non è vista come terreno di impegno o di dialogo ma spesso come attività (per usare un eufemismo) al limite del lecito.
La fede non può essere più considerata un dato acquisito, che riguarda una maggioranza indistinta di persone. I preti hanno a che fare con un terreno composito, con situazioni molto diverse. C’è una forte presenza di stranieri, quasi dappertutto: anche l’incontro e l’armonizzazione tra culture e fedi diverse è un’abilità richiesta ai moderni pastori. Oltre agli impegni naturali del ministero, insomma, che non vengono meno, ci sono una serie di nuovi orizzonti pastorali non di poco conto. E ai parrocchiani, alla gente cosa succede? I laici riescono a giocare il ruolo di corresponsabilità che gli viene da più parti richiesto e sollecitato (anche dalle ultime lettere pastorali del vescovo)? Riescono a sentire le comunità come case da condividere? Riescono a sostenere i propri preti, con la preghiera e con i fatti? Questo primo approfondimento è fatto di brevi racconti, le istantanee di festa scattate in due comunità, ad Azzano e a Locate, e un’intervista a don Giampaolo Tironi, referente per i giovani preti diocesani. Accompagniamo col pensiero i preti novelli che in questi giorni avviano il loro primo incarico, e apriamo una finestra sul ruolo dei preti (e dei laici) nelle nostre comunità. Presto ci occuperemo anche dei consacrati, sulla base degli elementi emersi nell’ultimo consiglio pastorale. To be continued.

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