Cristiani, musulmani, sikh, baha’i, buddisti, hare krishna: un incontro per combattere i pregiudizi

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Il dialogo interreligioso, la conoscenza di altre culture, l’incontro e l’ascolto del prossimo passa anche dal Patronato San Vincenzo. E’ stato così per circa 350 ragazzi di alcune scuole superiori di Bergamo e provincia che nei giorni scorsi hanno incontrato alcuni rappresentanti e alcuni coetanei di sei comunità religiose presenti anche nel territorio bergamasco: baha’i, buddisti, cristiani, hare krishna, musulmani, sikh. L’occasione è stata l’iniziativa «In cammino verso la pace – Costruire ponti nella città», giunta alla 3ª edizione, alla quale hanno collaborato la rassegna Molte fedi sotto lo stesso cielo, Acli Bergamo, Ufficio per il dialogo ecumenico e interreligioso, Comunità cristiana evangelica, Patronato San Vincenzo, Ufficio per la Pastorale dei Migranti, Comunità Ruah, Caritas, Azione Cattolica, Ufficio pastorale età evolutiva.

«Questi incontri risolvono dubbi e domande e aiutano a mettere da parte i pregiudizi» commentano Lara Moghames e Wiaam Ahmad, due rappresentanti dei Giovani musulmani d’Italia, sezione di Bergamo. Lara ha 23 anni, è nata in Italia e le sue origini sono palestinesi, Wiaam ha 20 anni, è nata in Siria e da tempo vive a Bergamo: hanno deciso di iniziare il loro incontro con le classi elencando gli stereotipi sull’islam, con l’intenzione di smascherarli e svelare cosa sia davvero la loro religione. Un momento di spiegazione, aperto alle domande. La stessa modalità è stata riscontrata negli incontri con le altre religioni. I sei rappresentanti sikh, cinque dei quali coetanei degli studenti partecipanti all’iniziativa, hanno raccontato le origini, la storia e le caratteristiche del Sikhismo e hanno risposto a varie domande: dal numero di sikh presenti in Italia (200 mila) al motivo del turbante nel quale raccolgono e proteggono i capelli. «È il terzo anno che partecipo – spiega il collaboratore di Kulwinder Singh – e penso che questi incontri siano un modo per conoscersi sia dal punto di vista religioso sia umano. Il dialogo tra le religioni è fondamentale perché permette convivenza e integrazione». Tra i rappresentanti sikh c’è anche Tajinder Kaur, 19 anni, da 8 in Italia: «È la prima volta che partecipo e penso sia un’occasione positiva di incontro e conoscenza – afferma -. Può capitare che a scuola si verifichino prese in giro tra compagni, ma apprendere e conoscere può cambiare le cose. A me non è mai successo, non ho mai avuto delle difficoltà: per esempio, la mia classe è multiculturale perché non sono l’unica di religione non cattolica e con gli insegnanti e gli altri compagni ne parliamo e penso sia un momento significativo».
«Questi incontri sono occasioni molto belle per confrontarsi, per conoscere realtà che magari i ragazzi non incontrano, ma di cui sentono parlare» afferma Winfrid Pfannkuche, pastore valdese della comunità cristiana evangelica di Bergamo, da un anno in città e per la prima volta a questa iniziativa. «Il dialogo interreligioso – continua – è fondamentale e prezioso e bisogna dargli grande importanza perché è fattore di pace».
«È la prima volta che siamo qui e in questa occasione introdurremo la nostra fede e ci confronteremo – spiega Kiana Hashemi, 27 anni, iraniana, studentessa al Politecnico di Milano – penso che questo tipo di incontro sia interessante anche per gli studenti: è positivo che possano conoscere le realtà che vivono attorno a loro. Da questa conoscenza possono intraprendere una propria ricerca personale». «Non siamo qui a fare proselitismo – afferma Matteo Pederzini, 36 anni di Milano, buddista – portiamo la visione del mondo e di noi stessi, ciò che abbiamo imparato. Questa iniziativa mostra il valore dell’incontro e anche del rispetto di ciò che non si conosce e permette un’apertura mentale. Proprio quello che succede con il dialogo interreligioso che ha un grande valore». «I ragazzi sono molto maturi, sanno colpire nel segno e comprendono i concetti essenziali – commenta Mohini Priya, nome per la comunità Hare Krishna – e trovo che questi incontri, basati sul dialogo e la conoscenza,  siano molto interessanti. La speranza è che, anche grazie a questa iniziativa, si crei una società aperta e disponibile verso il prossimo».

Leggi qui i pareri dei ragazzi che hanno partecipato all’incontro.

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