Festa di tutti i santi e giorno dei morti. Il nostro corpo tra inferno e paradiso

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Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. (Prima lettera di Giovanni 3, 1-3. Per leggere i testi liturgici della festa di Ognissanti, primo di novembre, clicca qui. Per leggere i testi liturgici della Commemorazione di tutti i defunti, clicca qui).

Anche in questi giorni continuiamo a vedere molti corpi maciullati e violentati. I terroristi dell’Isis hanno decapitato i loro ostaggi, Reyhaneh Jabbari, una ragazza iraniana che aveva ucciso l’uomo che voleva violentarla, è stata impiccata in Iran. Brittany, una giovane sposa americana, ammalata di tumore, ha deciso di porre fine ai suoi giorni, con l’attenzione pietosa e morbosa concentrata sui suoi ultimi istanti.

IL CORPO, COMUNICAZIONE E BARRIERA

In questi  stessi giorni la Chiesa celebra la festa dei santi e la festa dei morti. Due feste nelle quali il corpo è straordinario protagonista, addirittura oggetto di culto. Il corpo maciullato delle cronache e il corpo venerato dalle feste cristiane confliggono. Ma è una drammatica alternativa nella quale il corpo è spesso coinvolto.

Il corpo violentato può essere visto come segno eloquente di quello che noi chiamiamo inferno. In effetti, il corpo mi serve, normalmente, per comunicare: guardare, parlare, toccare, carezzare, comunicare, fare l’amore… Succede spesso, invece, che il corpo blocca i rapporti e diventa diaframma e impedimento. Quando sono malato, quando non parlo, quando faccio violenza agli altri: sono i miei piccoli, quotidiani inferni. Quando il corpo supera queste debolezze, la bibbia dice che diventa “spirito”: resta corpo, ma è capace solo di comunicare, di dare e ricevere, di amare senza nessuna forma di chiusura.

“L’ETERNITÀ CRESCE DENTRO DI NOI”

Quando l’uomo è liberato dal male di essere solo, allora è il paradiso. Il paradiso che godremo è la pienezza del paradiso attuale del dono e dell’amore. «La risurrezione dei corpi è il mistero dell’intimità reciproca divenuta possibile, nella donazione reciproca» (F.-X. Durwell). Il paradiso è l’esatto contrario dei corpi maciullati dai terroristi: non un luogo chiuso dove si muore, ma un luogo aperto dove si vive. È la situazione nella quale si troveranno di certo i santi è quella nella quale si spera che si troveranno i nostri morti.
Ma perché possiamo anche noi andare in paradiso per vedere i nostri cari dobbiamo già adesso vivere come se fossimo in paradiso, cioè comunicando e non tagliando le comunicazione, amando e non odiando. «L’istante presente si vuota e si riempie di avvenire fino al giorno in cui l’uomo sarà riempito per sempre. Le cose invisibile sono eterne (2 Cor 4, 18). L’eternità cresce dentro di noi»(F.-X. Durwell).

I santi sono i garanti di questa possibilità. Loro sono arrivati. I nostri morti e noi stessi possiamo arrivare dove sono loro.

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1 commento

  1. silvana messori on

    proverei ad esprimere ciò che nella mia vita ho cercato di capire, conoscere e quindi credere: mi sono sempre chiesta, come mai nel corpo noi sperimentiamo la sofferenza, la gioia, la capacità di dare senso al perché, su questa terra, noi siamo stati “messi”; bene… non a caso noi siamo(tutti) “pezzi” unici che devono e diventeranno “spiriti unici” nell’universalità del luogo e del tempo. è un cammino che dobbiamo compiere per divenire “Spirito nella pienezza di quel Dio Creatore” che solo per questo ci ha creati .Dunque.. c’è chi raggiunge una santità terrena, perché divenuto consapevole di ciò… comportandosi già sin da ora.. come se fosse “Spirito” e usando il “corpo” come mezzo .. e c’è chi invece usa il corpo, come mezzo per soddisfazioni effimere rifiutando il concetto di indivisibilità dell’uno con l’altro, comportandosi esibendo, distruggendo, tutto ciò che è maestoso segno Divino. concludo.. che la Santità è forse più di questa terra, che nelle nuvole del cielo… ma si stenta a capirlo…

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