L’unità della Chiesa e la paura del conflitto

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E’ finito il Sinodo. Non vorrei che si parlasse ancora dei problemi che il
Sinodo ha discusso, famiglia e problemi della famiglia. Ma vorrei chiederti
qualcosa sulla Chiesa e sulle divisioni della Chiesa. Quelle votazioni
finali mi creano qualche ansia. Il rischio di una spaccatura della Chiesa
esiste, secondo te? E che cosa potrebbe, eventualmente, arginarla? Antonio

Da che mondo è mondo, caro Antonio, le differenze accompagnano e arricchiscono l’intera collettività. Il Sinodo da poco celebrato ha mostrato, in modo molto concreto, che le diversità di pensiero, di cultura, di esperienze non intaccano l’unità del popolo di Dio, ma, al contrario e paradossalmente, la confermano nella comunione.

Infatti, si è colto in modo evidente che tutti i padri sinodali erano guidati dall’unico desiderio e dalla medesima la volontà di camminare insieme, impegnandosi a riflettere sulla situazione attuale delle nostre comunità, in particolare sulle molte luci ma anche sulle ombre della famiglia, e a trovare, mediante un confronto franco, umile e sincero, le risposte necessarie ad affrontare le sfide odierne. Sono emersi posizioni e pareri variegati che però non indicano una divisione in atto nella Chiesa, ma piuttosto che «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» allo scopo di edificare l’unico Corpo di Cristo.

UNITÀ NON UNIFORMITÀ

 

Quale vero e proprio evento spirituale, il Sinodo è stato un’esperienza forte di collegialità. La presenza del vescovo di Roma, papa Francesco, ha dato autorevolezza e garanzia a quanto si è condiviso; la sua parola ha confermato tutti i partecipanti nella fede e nell’unità. Integrare l’originalità di ciascuno con l’unità dell’intero gruppo, mettendo la prima a servizio della seconda è un compito arduo, ma necessario e possibile. Troppo spesso e con molta superficialità temiamo che la diversità di pensiero e di esperienza sia la nemica uno della comunione, ma non è così; ciò che veramente lede la concordia fraterna ed ecclesiale non sono le differenze, ma la chiusura del cuore, la non disponibilità a condividere quello che si ha, ciò che si pensa e ciò che orienta la nostra vita, la cecità interiore che impedisce di vedere e di riconoscere nei nostri fratelli l’azione silenziosa e creativa dello Spirito del Signore. Una Chiesa che vive nell’unità non è una Chiesa uniforme, omologata e tranquilla! Al contrario, è un corpo vivo e in continuo movimento, intento a far dialogare ciascuno dei suoi membri, le cui caratteristiche sono chiamate a porsi a servizio della crescita di tutti. Così è stato nei giorni scorsi e tutti ne siamo stati testimoni.

LA PAURA DEL CONFLITTO

Tuttavia, spesso la diversità e il conflitto incutono paura: temiamo chi non è come noi o chi non la pensa come noi, considerandolo un nemico da combattere, e ci dimentichiamo che, invece, può rivelarsi fonte di ricchezza, di scambio e di vitalità. Nella storia, le contrastanti posizioni nella Chiesa a volte si sono trasformate in vere e proprie disgregazioni e lacerazioni, provocando profonde ferite che hanno lasciato strascichi di sofferenza e di discordia non del tutto guariti. Facciamo tesoro di quanto il passato ci consegna e adoperiamoci, ciascuno per la sua parte, a creare comunione e unità nella piccola porzione di Chiesa che è la nostra famiglia e la nostra comunità parrocchiale e diocesana, consapevoli che, per la comunione dei santi, anche la più piccola divisione provoca gravi ripercussioni in tutto il Corpo ecclesiale. Non temiamo però il dialogo e il confronto con coloro che non condividono le nostre convinzioni e neppure il conflitto, è segno di vita e di passione che arde nel cuore.

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