Il Superquiz della liturgia: la presentazione dei doni. Perché si miscela l’acqua con il vino?

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Terza puntata del Superquiz della commissione liturgia della parrocchia di Seriate. Questa settimana si parla della presentazione dei doni, l’offertorio. Una rubrica dedicata soprattutto ai più piccoli e ai genitori e nonni a caccia di risposte per soddisfare ogni curiosità. Sono molte le domande che i bambini pongono sulla Messa…qui trovate qualche primo suggerimento per rispondere. Per esempio: perché il prete miscela l’acqua con il vino? Scopriamolo insieme.

La liturgia eucaristica inizia con la PRESENTAZIONE DEI DONI, meglio conosciuta come offertorio. Noi offriamo IL PANE e IL VINO perché diventino il corpo e il sangue del Signore. Il sacerdote li riceve, li prende in mano come ha fatto Gesù nell’Ultima Cena. Per molti secoli i cristiani portavano direttamente all’altare il pane e il vino, insieme ad altri doni. Oggi sono i CHIERICHETTI o gli ACCOLITI a fare ciò, anche se in certe occasioni se ne occupano altre persone. Nell’offertorio si presentano all’altare anche le offerte raccolte per le necessità della Chiesa e soprattutto per i poveri. La presentazione dei doni è il SEGNO DELLA NOSTRA PARTECIPAZIONE AL SACRIFICIO DI GESÙ: Alla messa noi portiamo sempre qualcosa di nostro: il frutto del nostro impegno.
Questo è importante perché Gesù usa ciò che noi gli portiamo per darci in cambio sé stesso. Quello che avviene nella messa avviene anche nella vita di ogni giorno: con il nostro contributo e la nostra disponibilità Gesù può fare molto nella nostra vita! Il PANE si trova di solito su una patena; il VINO si trova nell’ampollina (a meno che non sia già nel calice) che viene portata insieme a quella dell’acqua. L’ampollina con l’acqua serve perché il prete ne metta una goccia nel calice. Anche questo gesto indica il legame
che unisce noi a Gesù ed è il sacerdote stesso che lo afferma dicendo: «L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana». Dopo che il Sacerdote ha presentato il pane e il vino si LAVA LE MANI. Nelle celebrazioni solenni si usa IL TURIBOLO per incensare l’altare
con le offerte che vi si trovano; viene incensato il prete e anche l’assemblea. Durante la presentazione dei doni, solitamente si svolge UN CANTO. Perché la particola del sacerdote è più grande? Il motivo è molto semplice: per renderla ben visibile a tutti, soprattutto nel momento in cui il sacerdote la spezza, proprio come Gesù ha spezzato
il pane nell’Ultima Cena. Perché il sacerdote si lava le mani? Perché sono sporche? No, le mani del sacerdote non sono sporche anche perché se le è lavate ancor prima di iniziare la celebrazione. Ma questo è un segno, un richiamo per tutti, anche per chi crede di essere a posto, di celebrare il sacrificio di Cristo con la massima purezza del cuore. Cosa è quel fumo bianco? Il fumo bianco che si solleva quando vengono «incensate» le offerte è appunto incenso. L’incenso si ricava da alcune piante tra cui la Boswellia sacra. Incidendone la corteccia si estrae una resina che a contatto con l’aria si solidifica e successivamente viene raccolta formando dei grani. Sono questi granelli di resina che, bruciando, sprigionano quel fumo bianco che riempie la chiesa di intenso profumo.

DOMANDE E RISPOSTE

Chi sono gli ACCOLITI?
Il termine accolito deriva dal greco. La forma verbale corrispondente significa: andare dietro, seguire, accompagnare. Nel linguaggio del Nuovo Testamento essa riveste il senso vasto e profondo di sequela di Gesù. L’accolito è istituito per aiutare il diacono e per fare da ministro al sacerdote. Gli accoliti, quindi, sono ministri laici (mentre i Sacerdoti sono ministri Ordinati) che svolgono un servizio all’altare durante la celebrazione Eucaristica e, come i Ministri straordinari dell’Eucarestia, possono comunicare il Signore Eucarestia, anche alle persone più bisognose nelle loro case o negli Ospedali.

Cos’è la PATENA?
La patena è un piccolo piatto metallico di forma circolare utilizzato dal celebrante, durante la messa, per posarvi l’ostia, prima e dopo la consacrazione, e per raccogliere eventuali particole. La patena si fa derivare, per tradizione, dal recipiente in cui venne spezzato il pane, durante l’Ultima Cena. La sua origine è, dunque, collegata, come per il calice, al vasellame domestico, come suggerito anche dall’etimologia del suo nome. Infatti, il termine patena deriva dal latino patina che significa “piatto, scodella”.

Perché si miscela l’acqua con il vino?
Il sacerdote, nel preparare i doni che verranno presentati al Signore nel Sacrificio della Messa, versa il vino nel calice e poi aggiunge alcune gocce d’acqua. Una spiegazione allegorico-mistica è perché si legge che l’uno e l’altra, cioè il sangue e l’acqua, sono sgorgati dal fianco di Cristo (Gv 19,34).

Perché si incensano le offerte?
L’incenso da sempre si usa per «salutare la divinità». Già presso i pagani veniva bruciato davanti alle immagini degli dei e davanti all’imperatore ad essi equiparato. Ne troviamo la presenza anche nell’Antico Testamento; Mosè, per esempio, riceve dal Signore l’ordine di costruire un altare speciale riservato all’incenso per il culto divino: “Farai un altare sul quale bruciare l’incenso: lo farai di legno di acacia (…). Anche nelle nostre celebrazioni viene usato l’incenso per esprimere riverenza e preghiera, sottolineando i luoghi dove si rende presente il Signore. «Questo incenso, che sale senza tregua al cielo, porta con sé l’aspirazione profonda del nostro cuore verso Dio che si esprime nell’anelito della preghiera. L’incenso accompagna dunque il levarsi delle nostre mani al cielo, per offrire a Dio la nostra sete di lui e, nello stesso tempo, per presentargli persone e cose, desideri e aspirazioni». (Giovanni Paolo II)

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