Il cristiano, sentinella in attesa. Inizia l’Avvento

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 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare (Vedi Vangelo di Marco 13, 33-37. Per leggere i testi liturgici di domenica 30 novembre, prima di Avvento “B”, clicca qui).

È iniziato l’Avvento, tempo di attesa: attesa del Natale, anzitutto, ma anche attesa, semplicemente. Anzi la prima domenica propone non tanto l’attesa del Natale, ma l’attesa degli eventi risolutori del mondo, la “fine del mondo”.

“STATE ATTENTI”

Gesù, infatti, sta concludendo il discorso sugli ultimi avvenimenti. Ha usato immagini impressionanti per descrivere la fine di tutte le cose. Ora, dopo aver annunciato la fine, propone alcune “raccomandazioni” ai suoi che permettano loro di attendere bene quella fine. Marco mette sulla bocca di Gesù un’espressione tipica di questo vangelo: “state attenti”. Il mistero del Signore è più grande di ogni nostro disegno e quindi bisogna tenere l’animo desto per poterlo cogliere e accogliere. Si capisce, quindi che la parola “vegliare” sia la parola chiave di tutto il brano. “Fate attenzione, vegliate”, dice all’inizio. Poi ripete: “Vegliate dunque”; e conclude, alla fine: “Vegliate”.

Mentre il vangelo di Marco viene scritto nelle comunità cristiane è diffusa un’attesa intensa e febbrile del ritorno del Signore. Questa aiuta a ricordare la parola “vegliare” che Gesù aveva lasciato ai suoi e ad attribuire ad essa una forza straordinaria. I cristiani si sentono come una sentinella che veglia nella notte. La veglia iniziava alle sei di sera fino alle nove, poi un’altra sentinella montava la guardia dalle nove a mezzanotte, un’altra dalla mezzanotte alle tre, un’altra dalle tre alle sei. Così usavano i Romani. La vita del cristiano è un’instancabile turno di veglia. Non si fa altro che aspettare: così è la vita di tutti i cristiani e non solo quella dei pochi amici di Gesù, tutta la vita e non solo quella che viviamo adesso. Coloro che credono nel Signore, dunque, sono invitati ad essere delle sentinelle in attesa.

LA PRIMA E L’ULTIMA VENUTA

Arriva l’Avvento e siamo invitati a “vegliare”. Mentre si aspetta il Natale la liturgia ci ricorda che si aspetta il ritorno del Signore. La prima venuta è in rapporto con la seconda. Non avrebbe senso aspettare il Bambino se non si aspettasse il suo ritorno che dà senso a tutta la storia umana. Il Bambino resterebbe un bambino e nulla più. Ci commuoverebbe ma non ci salverebbe. Ci salva perché muore, risorge e quindi ritornerà alla fine. Parlare del ritorno del Signore, significa quindi parlare dell’ultima venuta che dà senso alla prima.

IL “DESERTO DEI TARTARI” E L’UOMO CHE ATTENDE

Ma che senso ha aspettare, oggi? Tra i tanti possibili riferimenti, viene in mente un grande capolavoro della letteratura italiana, Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati. In una sperduta fortezza volta al Nord, si aspetta l’invasione dei Tartari. I quali, però, non arrivano mai. Per cui il romanzo è quasi solo il racconto di una interminabile attesa. La quale è caratterizzata soprattutto da un particolare: la sovrestimazione degli indizi. Un cavallo che un giorno arriva sotto le muraglie della fortezza diventa segno di chissà quali orde di Tartari in arrivo. Ma i Tartari, ancora una volta, non arrivano.

L’uomo aspetta sempre qualcosa di più dell’uomo. In un certo senso, non siamo mai contenti né di quello che siamo né di quello che abbiamo. Si tratta soltanto di collocare bene la nostra scontentezza. Questo dovrebbe contribuire a dare uno stile particolare alla nostra attesa. Non si aspetta, non si dovrebbe aspettare spensieratamente. Al contrario: si dovrebbe aspettare con passione, soprattutto con una forte passione degli altri… Il vangelo parla di un padrone ha che lasciato la scena e chi è rimasto diventa protagonista e responsabile della casa che gli è stata affidata. Bisogna “darsi da fare”, dunque. Ma con una intensa, rasserenante convinzione: tutto quello che faremo sarà comunque superato dall’incontro con il Signore che deve tornare. Il Signore resta più grande di tutto quello che potremo fare. La nostra attesa è sempre l’attesa di una straordinaria sproporzione e l’incontro con il Signore, quello di ogni natale e quello che avremo con lui alla fine, sarà sempre una mirabile sorpresa.

 

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