Il Papa si rivolge all’Europa. Uno stile e un’idea di Chiesa

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Il discorso del Papa a Strasburgo è stato molto commentato. E si capisce. Era da “oltre un quarto di secolo” che un Papa non visitava le istituzioni centrali europee. Ma non è solo per la dimensione “storica” della visita, ma anche per quello che il Papa ha detto e, soprattutto, per come lo ha detto.

PARLARE NELL’EUROPA E NON SOLO DELL’EUROPA

La tentazione degli uomini di Chiesa e anche dei Papi, infatti, quando parlano di Europa, è quello di sentirsi un po’ fuori e un po’ sopra l’Europa e di parlare dell’Europa, più che nell’Europa. Papa Francesco ha evitato, ci sembra, ambedue questi scogli.
Non ha parlato di ciò che gli uomini dovrebbero dire e pensare della Chiesa, ma di ciò che la Chiesa dice dell’uomo. Ha parlato di dignità trascendente della persona umana e ha riferito quelle due parole non tanto a quello che dice la Chiesa – lo avrebbe potuto fare, perché la Chiesa le usa e le ha usate – ma a quello che hanno detto i padri fondatori dell’Europa. Il Papa, quindi, non ha ricordato ciò che dice la Chiesa, ma lui, rappresentante della Chiesa, ha usato la sua memoria per ricordare all’Europa ciò che essa dice di se stessa. È stata, si potrebbe dire, una superiore forma di servizio.

LA CHIESA: LUNGA MEMORIA E SERVIZIO

Si potrebbe dire poi, come immediata conseguenza, che quel modo di porsi e di porgersi del Papa porta con sé anche, implicitamente, un’idea di Chiesa. È la Chiesa testimone di chi non ha testimoni, la Chiesa dalla lunga memoria, che si mette al servizio, appunto, che offre testimonianza più che chiedere privilegi. E ricorda, soprattutto, che bisogna prendersi cura di chi viene a trovarsi ai margini. È compito dei rappresentanti politici dell’Europa, ha detto il Papa, “prendervi cura della fragilità, della fragilità dei popoli e delle persone”.
Anche la vexata quaestio delle radici cristiane dell’Europa, il Papa la ripropone senza riproporla, come una tema che interessa l’Europa più che un diritto da riconoscere alla Chiesa. Lo fa citando la “Scuola di Atene” di Raffaello e ricordando che la tensione verso l’alto, l’apertura a Dio, è parte integrante della storia europea che non può essere disattesa, insieme con l’altra “anima” dell’Europa: la sua capacità di guardare alla terra e di risolvere i problemi concreti. Tutte cose che sappiamo, che sappiamo fare parte dell’universo spirituale di Papa Bergoglio, ma che, dette lì, in quell’ambito e in quella circostanza, hanno assunto una forza nuova.
Continua, quindi, Papa Francesco a dire molto anche quando dice poco, a dire anche e soprattutto con i gesti molto più e molto più efficacemente che con le parole.

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1 commento

  1. don Gianni Gualini on

    La presenza di papa Francesco al parlamento Europeo credo sia stato un appuntamento importante per dire a questo continente “stanco” di riprendere vigore e di rigenerarsi.
    E il papa non ha fatto altro che richiamarsi a quei princìpi che hanno ispirato l’Europa nel suo costituirsi. Semplicemente l’illustre ospite li ha ricordati a tutti i parlamentari europei, a tutti i cittadini dell’antico continente e non solo.
    Quasi volesse dire: “Europa riconosci te stessa, la tua identità e la tua vocazione” di culla della cultura, della scienza, del rispetto dei diritti della persona e portatrice di quei valori che in essa sono nati attraverso il pensiero filosofico, il diritto, l’umanesimo cristiano, un’economia solidale capace di sconfiggere la povertà…
    Papa Francesco quindi a Strasburgo c’è andato non da osservatore distaccato ma facendosi compagno di viaggio perché il cammino malfermo del vecchio continente riprendesse il suo ritmo e il suo vigore.
    E questo credo sia stata una testimonianza particolare per le nuove generazioni che dell’Europa sono chiamati ad esserne non solo i custodi ma i principali fruitori e beneficiari. Dai confini del mondo è giunto, ancora una volta, nella parole ed i gesti del papa, una brezza salutare e coraggiosa.

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