L’Avvento. Come viverlo. Piccole, semplici istruzioni per l’uso

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Cara suor Chiara, sta arrivando l’Avvento. Puoi fare mente locale, metterti nei panni di un parroco, come sono io, e provare a suggerire qualcosa – preghiera, gesti di solidarietà, altro… – perché l’Avvento sia davvero un tempo significativo per la mia gente? Ho l’impressione, infatti, che le nostre proposte siano sempre le stesse e che l’Avvento lo facciano di più le imprese di panettoni che le parrocchie… Don Angelo

CHE COSA È

Non è facile dare suggerimenti ad un parroco, che ben conosce i suoi parrocchiani, caro don Angelo! Chissà quante “strategie” ha già sperimentato per aiutare la sua gente a penetrare, un poco più in profondità, nel significato dell’Avvento! Spesso, infatti, ci sono distorsioni che impediscono di comprenderne la portata. Per alcune persone questo periodo liturgico è il tempo per buttarsi a capofitto nel preparare le diverse iniziative in cantiere per la notte di Natale; per qualcuno è il tempo di lasciarsi cullare dai ricordi dell’infanzia che ci facevano sognare a occhi aperti; per altri ancora è l’ora di organizzare le vacanze invernali, prenotare il pranzo di Natale, sfilare davanti ai negozi in cerca di regali originali da porre sotto l’albero; per tanti ancora è il momento di iniziare la costruzione di presepi, vere e proprie opere d’arte, da sfoggiare, con un pizzico di orgoglio, la notte santa ecc.

CHE COSA DOVREBBE ESSERE

Ma, cos’è veramente l’Avvento? È un tempo liturgico difficile da comprendere nel suo significato più vero, tanto arduo da “saltarlo a piè pari”, perché troppo protesi al Natale! Se l’Avvento è considerato e vissuto esclusivamente in funzione del Natale, si impoverisce, impedendoci di cogliere alcune ricchezze che potrebbero dare qualità alla nostra esistenza. Comprendo che per molti fratelli e molte sorelle può essere già molto, ma non basta! Non sminuisco il valore e la portata di tutte le iniziative in programma, ma, mi pare, corrano il rischio di divenire una sorta di “consumismo” religioso, povero, forse, di atteggiamenti credenti. Credo che, innanzitutto, sia necessario aiutare i nostri fedeli a conoscere la profondità di questo tempo liturgico, per esprimerlo con piccole scelte personali e comunitarie. Proviamo a domandarci, ad es., quale relazione esiste tra questo tempo liturgico e la nostra vita e se può veramente dare respiro al nostro presente, spesso faticoso e schiacciato, perché privo di grandi orizzonti. Cogliendo o riscoprendo alcuni atteggiamenti propri dell’Avvento, quali la vigilanza, l’attesa, la speranza, la gioia, l’ascolto, la prontezza, la conversione a Dio, nella certezza che Egli è nella nostra storia e lo sarà in pienezza alla fine del tempo quando ritornerà glorioso, possiamo veramente dare spessore alla nostra vita.

DUE SUGGERIMENTI

La nostra esistenza, infatti, caratterizzata dalla precarietà dell’essere, diventa consistente nella misura in cui riconosce il bisogno di essere salvata. I fratelli nella fede che le sono stati affidati nel ministero, sanno alzare lo sguardo oltre il contingente, per riconoscere i segni di vita e di speranza e accogliere la novità assoluta di Dio che viene in modo sempre imprevedibile e sorprendente? Sanno riconoscere il bisogno di essere salvatati? Credo che la mano sicura della liturgia possa aiutare ad entrare nella profondità del mistero celebrato e scoprivi tutta la ricchezza. Proviamo ad offrire ai nostri cristiani la possibilità di vivere insieme, oltre che l’Eucaristia, anche la liturgia delle ore, vera maestra di vita cristiana! Mi nasce spontaneo, allora, suggerirle due iniziative sperimentate con “successo” nella nostra fraternità: la prima è il Rito del lucernario. Nei primi vespri delle domeniche di Avvento, quando al calare della notte nelle case si accendono le luci, celebriamo Cristo vera luce, in grado di illuminare le tenebre di ogni notte interiore. La seconda iniziativa, invece, ce la suggerisce la colletta quotidiana della messa, che offre la possibilità di individuare piccoli atteggiamenti interiori da vivere nella giornata, personalmente o comunitariamente, magari scrivendoli sul un grande quaderno posto in presbiterio. E poi, quest’ultimo gesto può aiutare a dare “concretezza” anche alla sua omelia. Anche l’ambito caritativo può essere valorizzato: perché le nostre famiglie non possono unirsi e aprirsi nell’accogliere chi vive il disagio della povertà, della immigrazione o preparare un “piccolo “ dono da regalare alle famiglie in difficoltà? Piccoli gesti, magari già sperimentati, che possono aiutare ad interiorizzare e esprimere alcuni aspetti dell’Avvento, ormai vicino. Allora la preparazione prossima al Natale verrà da sé, come frutto che, maturato nella propria interiorità, viene alla luce proprio come il Figlio di Dio, che fecondato dall’attesa dei patriarchi, dei profeti, e dei poveri di Yahvè e cresciuto nel grembo della Vergine Figlia di Sion, viene alla luce per essere donato ad ogni fratello, in pura gratuità, sino alla fine dei tempi.

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