Maria Pia Veladiano: «La parola anche oggi ci difende dall’ingiustizia e dal sopruso»

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Qual è la prima arma che ci difende dall’ingiustizia e dal sopruso? La Parola, che don Milani scriveva con la p maiuscola per sottolinearne il potere. Ce l’ha ricordato nei giorni scorsi la scrittrice Maria Pia Veladiano, ospite a Torre Boldone di un affollatissimo incontro, nell’ambito della rassegna Molte fedi sotto lo stesso cielo. «Don Lorenzo Milani. Una Parola che ci difende» era il tema assegnato alla Veladiano, che è anche docente e preside oltre che scrittrice. Questo fa sì che declinare la Parola accanto al tema dell’educazione sia per lei particolarmente agevole.
La Parola ha un potere buono, ha ricordato la Veladiano, che le viene dall’altissimo statuto conferitole dal Dio della Bibbia che con essa crea il mondo. Anche negli scritti del sacerdote fiorentino la Parola compare con la maiuscola: ogni parola è sostanzialmente una Parola buona, in grado di portare del bene, di riscattare le persone, di aprire al mondo. Conoscere le parole, la lingua, era per don Milani, dicevamo, lo strumento di difesa fondamentale che avrebbe difeso le classi meno abbienti e i montanari dall’ingiustizia e dal sopruso.
Il compito di tratteggiare la figura profetica del priore di Barbiana è stato affidato a degli spezzoni tratti dallo speciale che Alberto Melloni aveva curato per il Tg1 (17 giugno 2007). Il video ha permesso di tratteggiare in modo breve ed efficace la figura di don Milani, riecheggiandone la biografia e le idee attraverso i suoi scritti, le fotografie e la sua stessa voce.
L’attenzione alla Parola, come è emerso dalla presentazione della scrittrice, rimane una necessità attualissima: anche oggi è per esempio un’indispensabile strumento per creare integrazione. Se ieri poteva aiutare a superare la lotta di classe, oggi può assottigliare le differenze tra le minoranze (soprattutto gli immigrati), permettere ai giovani e a chi si affaccia sul mondo di esprimersi in pienezza. «Se so poche parole è più facile lo scontro che l’incontro. Se non conosco la lingua non dico quello che so, ma quello che posso. Se io ho poche parole a disposizione non dico quello che voglio, ma dico quello che posso dire costretto nell’angolo della mia impotenza ad esprimermi».
Il mondo della scuola è stato il protagonista dell’ultima parte dell’incontro e dei molti interventi giunti dalla platea: è la scuola, secondo lo stesso don Milani, l’unico luogo di resistenza, l’unica risposta contro la manipolazione delle parole da cui viene il sopruso. Dall’alto della sua lunga esperienza nell’istituzione scolastica, Maria Pia Veladiano ha insistito su questa convinzione per cui il priore di Barbiana spese tutte le sue energie. Rileggendo i suoi testi, torna insistentemente l’idea per cui occorra mettere da parte il sapere fine a se stesso per un sapere che porta vita e chiede una cura rivolta alla persona e non al pubblico generalizzato, come quello a cui si rivolge chi cerca il consenso.
Con un’espressione tratta da una lettera del sacerdote a una maestra, che è suonata a metà tra una riflessione e un’esortazione agli insegnanti ed educatori presenti in sala, la professoressa ha voluto raccogliere il suo pensiero sul valore della scuola: «Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio… Ti troverai credente senza nemmeno accorgertene».

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