Nati per leggere: regalare una storia a un bambino è un gesto d’amore

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C’è in Italia una rete sempre più fitta di libri per bambini e di voci che quei libri leggono. È l’iniziativa “Nati per leggere” (Npl) che quest’anno compie 15 anni. In 1.200 comuni italiani, attraverso circa 500 progetti e migliaia di volontari, si sta radicando il principio per cui se i bambini, fin dalla nascita, oltre al cibo e alle cure, hanno anche una voce (meglio se affettuosa e tra le mura domestiche) che anima per loro tante storie, crescono più sani, sviluppano meglio linguaggio, intelligenza, capacità relazionali e quella che viene definita la “literacy”, cioè la familiarità con i testi scritti nei più ampi contesti. La «lettura condivisa, nell’intimità familiare – spiega al Sir Elisa Colombo, della Segreteria nazionale di Npl – fa bene ai bimbi, ma è anche «uno strumento utile, facile da usare ed efficace in mano ai genitori per entrare in relazione con il loro bimbo, condividere emozioni, comunicare».

“Diritti alle storie!”. Il progetto Npl è promosso dall’Associazione culturale pediatri (Acp), dall’Associazione italiana biblioteche (Aib) e dal Centro per la salute del bambino. La rete passa attraverso biblioteche, studi dei pediatri, consultori, asili nidi, singoli educatori, librerie, là dove passano le famiglie con bambini, e assume i contorni più diversi, a seconda delle realtà locali in cui si inserisce. Proprio in questi giorni (15-23 novembre) si è celebrata la seconda edizione della Settimana nazionale Nati per leggere, intitolata «Diritti alle storie!», in concomitanza con la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, «per esprimere con un messaggio deciso e universale che ogni bambino ha diritto a essere protetto anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo», afferma Colombo e le storie sono «uno strumento meraviglioso di crescita».
«James Heckman, Nobel per l’Economia nel 2000, ha persino dimostrato che gli investimenti nei primissimi anni di vita, sono quelli che garantiscono il più alto ritorno economico per gli individui e per la società». Npl vuol dire un sacco di cose. A Ravenna, ad esempio, c’è il progetto “Ti leggo una storia in ospedale”, una risorsa preziosa che «permette di migliorare la qualità di vita durante e dopo il ricovero sia per i piccoli pazienti che per le loro famiglie», spiegano i coordinatori del progetto in ospedale e che curano la “biblioteca della Farfalla”, affinché i pazienti abbiano sempre a disposizione «tanti e buoni libri, divertenti, illustrati». Oppure, racconta ancora Colombo, c’è un pediatra a Napoli che nella sala d’attesa del suo studio organizza momenti di lettura in cui le mamme si prestano a far vivere le pagine dei libri, aspettando il turno di visita.

In Friuli, Sardegna e Calabria… Tantissime sono le biblioteche che regolarmente organizzano incontri di lettura e corsi di formazione per spiegare a genitori ed educatori il segreto della lettura e aiutarli ad orientarsi nel panorama vastissimo delle offerte editoriali, come fanno i bibliotecari di Npl del Friuli Venezia Giulia che ogni anno stilano “gli irrinunciabili”, bibliografia con 20 titoli selezionati di libri per bambini. Npl della Lombardia cura invece il progetto “lettura e intercultura in età prescolare” che punta sulle fiabe come strumento per scoprire le diversità culturali e i personaggi “ponte” che invece appartengono alle storie di tutto il mondo. L’obiettivo è anche di far raccontare e leggere dai genitori stranieri libri di favole per scoprire modi di narrare diversi e far allestire nelle biblioteche e nelle librerie scaffali con libri dal mondo. In Calabria, come a Sassari, Npl è alle prime armi, e sta cominciando con incontri di sensibilizzazione per i genitori e laboratori di lettura per i bimbi nelle strutture per l’infanzia.

Il ruolo essenziale di famiglie e volontari. La rete cresce e diventa sempre più consistente grazie soprattutto all’apporto dei volontari: «Se non ci fossero i nostri volontari, non sarebbe possibile fare tutto quello che Npl realizza sul territorio» dice Elisa Colombo. Il futuro di Npl? Siccome ci sono sempre nuovi bimbi tra i 6 mesi e i 6 anni e nuove famiglie, «il lavoro di sensibilizzazione alla lettura non finisce mai», perché l’obiettivo finale di Npl «è che si legga in famiglia». Il futuro però impone alcune priorità: riuscire a intercettare in modo più sistematico «le famiglie con fragilità economiche, sociali e culturali», soprattutto attraverso il servizio dei pediatri e dei consultori, perché «stimoli offerti precocemente possono incidere in modo significativo e profondo sulla traiettoria di vita di un bambino che vive in situazioni di disagio», spiega Colombo. Ci sono poi le famiglie immigrate, su cui tante realtà locali stanno iniziando a lavorare, mentre a livello nazionale si è già reso disponibile parte del materiale in diverse lingue (sul sito natiperleggere.it).

Scuole dell’infanzia e Facebook. Un altro obiettivo di Npl è lavorare di più nelle scuole dell’infanzia e far nascere tanti “punti lettura” anche al di fuori delle biblioteche, per raggiungere sempre più bimbi e soprattutto i loro genitori. Una potenzialità nuova si sta rivelando Facebook, un luogo in cui i genitori che seguono Npl hanno cominciato a scambiarsi consigli e suggerimenti. «Stiamo iniziando a ragionare anche sulle nuove tecnologie come possibile strumento di condivisione e non di alienazione».

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