A passeggio con Davide Sapienza, montanaro con penna e poesia

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Solo camminando possiamo veramente vedere il mondo in cui viviamo e conoscere la Terra che ci ospita». Sono le parole di Davide Sapienza a commento del suo ultimo libro «Camminando», edito da Lubrina Editore e che sarà presentato sabato in anteprima a Bergamo. E come presentarlo se non, appunto, camminando? L’autore, grazie alla collaborazione del Cai di Bergamo, presenterà la sua ultima opera raggiungendo la sede dell’associazione, il Palamonti di via Monte Gleno, a piedi da Città Alta. L’iniziativa, tra storia e montagna, partirà alle 16 dall’imbocco della Strada Priula e il percorso si snoderà lungo la zona degli Spalti di Sant’Agostino, poggio dal quale è possibile osservare il Canto Alto e gli imbocchi delle Valli Brembana e Seriana, percorrerà le vie cittadine e raggiungerà il Palamonti, in attesa della seconda parte del programma (la presentazione, aperta a tutti, alle 21). Durante le soste saranno letti alcuni brani del nuovo libro.
Il 2014 è una data importante per l’autore: è il decennale de «I Diari di Rubha Hunish», con i quali Sapienza innovò la scrittura di viaggio. Da un cammino interiore, fisico e intellettuale, è nata la nuova opera Camminando, che arriva tre anni dopo «La Musica della Neve» ed è il suo sesto lavoro di narrativa.
La storia del libro è semplice e comincia dal ritorno di Sapienza a Rubha Hunish, a piedi e con la scrittura. La prima parte del libro presenta il viaggio geografico, con la forma narrativa caratteristica di Sapienza e già utilizzata nell’opera precedente, mentre nella parte centrale, intitolata “Camminare è un Canto Alto”, «ho camminato con due amici verso un luogo del cuore», sottolinea l’autore. In questa parte viene riportato uno dei reportage editi dal Corriere della Sera di Bergamo, per il quale l’autore scrive dal 2013, e raccoglie gli scritti più importanti sul tema del camminare. Sono articoli e saggi che hanno fatto di Sapienza uno degli scrittori più in vista tra chi racconta con profondità il rapporto tra uomo e Terra.
«Non volevo un libro univoco sul tema. Ho visto crescere la consapevolezza legata al camminare, una forma di silenziosa rivoluzione rispettosa e implacabile. Mi interessava narrare, ma anche recuperare il filo conduttore della filosofia che anima ciò che faccio. La mia scrittura non è diversa dalla mia vita. Scrivo e cammino in una prima linea profonda. E quando cammino sento un’ampiezza percettiva illimitata». E come dar torto a un montanaro sempre equipaggiato di penna e poesia? Camminate in libreria per credere.

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