Quel che bolle in pentola. La situazione politica dopo le regionali e in vista del Quirinale

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Sta per iniziare la partita del Quirinale, la madre di tutte le battaglie. Le indiscrezioni che danno per certa l’uscita di Napolitano all’inizio del prossimo anno hanno colto di sorpresa i partiti e arrivano nel momento più difficile dell’esperienza di Renzi a palazzo Chigi.

LA PARTITA PIÙ DIFFICILE: IL QUIRINALE

Più difficile, anche perché (ed è un paradosso solo in apparenza) il capo del governo e segretario del Pd non ha una vera opposizione in Parlamento, ma deve vedersela con l’opposizione sociale e con gli avversari che ha in casa dove volano gli stracci. Indicativa in tal senso la recente intervista al veleno di D’Alema al “Corriere”: il divorzio formale non c’è, eppure la scissione culturale, di pensiero, di idea di sinistra, è evidente. I partiti si stanno riposizionando in vista dello snodo decisivo e gli ultimi avvistamenti segnalano un Berlusconi tornato in piazza con l’elmetto. Il rischio, oggi più di ieri (ricordate i 101 del Pd che hanno impallinato Prodi?), è il Vietnam parlamentare, una guerriglia a bassa intensità. Le stesse reazioni al voto in Emilia-Romagna e in Calabria sono parse condizionate e appesantite da questo appuntamento, mentre la fibrillazione sociale in un Paese stremato dalla crisi e dalle punitive terapie tedesche comincia ad essere meno governabile rispetto soltanto a qualche mese fa.

RENZI IN DIFFICOLTÀ

Nel frattempo, in attesa dello sciopero generale della Cgil (più la Uil ma non la Cisl) del 12 dicembre, bisogna registrare l’ennesimo record della disoccupazione. Il governo, con l’occhio a Bruxelles, ha fretta di chiudere il rebus della riforma elettorale e di quella del Senato, cercando di scansare le imboscate sulla Legge di stabilità e sulla riforma del lavoro. Renzi e il governo reggono ancora sul piano del consenso. Tuttavia l’immagine del condottiero vincente esce un po’ scalfita e i principali problemi gli vengono dal fuoco amico: Cgil e sinistra del Pd. Un’opposizione interna che, tuttavia, a sua volta è divisa in tanti spezzatini e perde pezzi per strada: all’ultima votazione sul Jobs act solo 30 deputati si sono astenuti o hanno votato contro sui 100 riconducibili a quest’area. Particolare non trascurabile: tutto ciò che si muove alla sinistra del Pd ha ceduto in Emilia l’11% di consensi rispetto alle europee e il 13,6% sulle regionali del 2010.

ASTENSIONE ALLE ELEZIONI E PARTITI

Renzi, in ogni caso, con il consueto eccesso di disinvoltura ha sbagliato a liquidare l’astensione record. I motivi di questa diserzione dalle urne, in gran parte motivata e consumatasi nella terra simbolo del riformismo italo-comunista, li conosciamo ormai molto bene e non vanno presi sottogamba. Forse è il caso di aggiungere che, a nostra insaputa, siamo diventati tutti americani: l’affluenza è stata del 37,7% con una caduta di 30 punti, all’incirca la stessa quota delle recenti elezioni di mezzo termine negli States. In sostanza s’è eclissato un milione di votanti e, di questi, sono 600 mila quelli che mancano all’appello del Pd. Sappiamo anche che Grillo ha fatto un clamoroso flop ed è stato restituito allo status che gli è proprio, cioè di un comune mortale al comando di truppe improvvisate. Che Forza Italia è rovinata sulla soglia della sopravvivenza. E che la Lega di Salvini, il ragazzo con la felpa stazzonata che le spara grosse e che funziona solo quando è contro, gemellato in Europa con lo xenofobo Fronte nazionale di Marine Le Pen, può certo cantare vittoria. Questa Lega in via di rifondazione, tutta di lotta a buon mercato, spostata nell’enclave della destra aggressiva in chiave nazional-nazionalista, e tentata dal referendum sull’euro, si sta incamminando su una china preoccupante e andrà osservata senza sconti.

BERLUSCONI E LA DISSOLUZIONE DI FI

Il punto nevralgico riguarda comunque l’universo berlusconiano e in generale il centrodestra: la forchetta che era di 15 punti rispetto al centrosinistra s’è allargata a 20. Forza Italia si sta disgregando sull’onda anche della diaspora del blocco sociale fino a ieri fedelissimo: lavoratori autonomi, professionisti, partite Iva. Resistono nell’accampamento pensionati e casalinghe. L’ex premier galleggia nel vuoto pneumatico di un progetto alternativo ed è sotto assedio della rivolta domestica di Fitto. In sostanza: il dominus che fu non controlla più il partito, benché non si veda un’opposizione capace di esprimere un leader competitivo. Berlusconi cerca una centralità che ha perso e, se non è pretattica, dà l’idea di giocare in difesa, di subire l’offensiva leghista là dove ha incoronato in modo prematuro Salvini nel ruolo di goleador. Il tonfo in Emilia ha smontato il potere di coalizione esercitato per anni da Berlusconi, che non pare più in grado di garantire un sostegno sicuro in parlamento al piano di riforme. Tutto si lega e si torna al punto di partenza: quanto può reggere il patto del Nazareno con Renzi, specie dinanzi al bivio del dopo Napolitano, intesa che finora ha avvantaggiato il capo del governo che s’è pure preso alcuni storici cavalli di battaglia di Berlusconi, relegando l’ex Cavaliere al sostegno esterno al governo e restando orfano dei temi propagandistici?

OMBRE SUL GOVERNO

Ecco perché l’elezione pur parziale in Emilia getta un’ombra sul governo, che finora ha potuto contare sulla “seconda maggioranza”, quella berlusconiana delle riforme. In definitiva è in gioco la stabilità in un Paese che continua a soffrire. Resta da capire come lo psicodramma in Forza Italia, che dovrà iniziare un nuovo cammino senza ammortizzatori, si proietti sul negoziato per il futuro inquilino del Colle, dove con ogni probabilità l’ex premier (nel calcolo delle proprie convenienze: agibilità politica e questione Mediaset) chiederà un “nome di garanzia”. Il legame che s’è creato fra lo smottamento in Emilia e la successione a Napolitano è un passaggio molto stretto e sorvolato da nubi tossiche. Tanto più se non fossimo alle prese con la coda di un semplice caso regionale, ma con gli scricchiolii di una crisi di sistema. Come 20 anni fa. Franco Cattaneo

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